Capitolo I
Da guardie dei pellegrini a potenza internazionale
Dopo che la prima crociata ebbe conquistato Gerusalemme nel 1099, le strade percorse dai pellegrini cristiani restavano pericolose. Intorno al 1119 un cavaliere francese, Hugues de Payns, e una manciata di compagni fecero voto di proteggerli, vivendo secondo i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. Il re Baldovino II di Gerusalemme assegnò loro un alloggio nella moschea di al-Aqsa sul Monte del Tempio, che i crociati ritenevano fosse il Tempio di Salomone, e da qui l’ordine prese il nome.
L’idea di monaci combattenti era nuova e controversa. Bernardo di Chiaravalle, l’uomo di Chiesa più influente dell’epoca, la difese nel suo trattato Elogio della nuova cavalleria, e il concilio di Troyes approvò una regola per l’ordine nel 1129. Donazioni di terre, denaro e reclute affluirono da tutta Europa. Alla fine del XII secolo i Templari possedevano tenute dall’Inghilterra a Cipro, presidiavano castelli in Terra Santa e gestivano una rete di case in grado di trasferire denaro in sicurezza su lunghe distanze, il che ne fece finanzieri di fiducia di re e papi.
La loro ragion d’essere dipendeva dagli Stati crociati. Quando nel 1291 cadde Acri, l’ultima grande roccaforte cristiana, l’ordine perse la sua prima linea e gran parte della propria giustificazione. La sua ricchezza e la sua indipendenza, dato che rispondeva soltanto al papa, apparivano ora vistose agli occhi di sovrani a corto di denaro. I semplici confratelli, per lo più non cavalieri ma sergenti, cappellani e amministratori di tenute, passavano la vita a gestire fattorie, mulini e precettorie in Europa per finanziare la guerra in Oriente. La croce rossa dell’ordine sul mantello bianco, concessa negli anni 1140, divenne uno degli emblemi più riconoscibili dell’età delle crociate.
Capitolo II
Gli arresti e il processo
Il 13 ottobre 1307 ufficiali regi in tutta la Francia arrestarono i Templari per ordine di Filippo IV. Le accuse comprendevano il rinnegamento di Cristo, lo sputo sulla croce durante l’iniziazione, l’idolatria e baci osceni. Molti confratelli, tra cui il gran maestro Jacques de Molay, confessarono, ma queste confessioni furono estorte con la tortura o con la sua minaccia, e molte furono poi ritrattate. Fuori dalla Francia, le inchieste in Inghilterra, Aragona, Cipro e altrove produssero poco o nulla a sostegno delle accuse.
La maggior parte degli storici conclude che l’ordine non era eretico e che i motivi di Filippo furono soprattutto finanziari e politici, anche se si discute di quanto egli credesse sinceramente alle voci diffuse da ex membri. Papa Clemente V, sotto forte pressione, non condannò i Templari come colpevoli. Al concilio di Vienne, nel 1312, soppresse invece l’ordine con una decisione amministrativa nella bolla Vox in excelso, e ne trasferì i beni ai Cavalieri Ospitalieri. Nel marzo del 1314 de Molay, che aveva ritrattato la sua confessione, fu bruciato a Parigi come eretico relapso.
La documentazione è insolitamente ricca: verbali dei processi, lettere papali e carte sopravvivono in gran numero. Un documento noto come pergamena di Chinon, studiato di nuovo negli Archivi Vaticani all’inizio degli anni Duemila, attesta che nel 1308 gli inviati papali assolsero i capi dell’ordine, a conferma che il papato li aveva trattati come penitenti e non come eretici comprovati.
Capitolo III
Perché i Templari non sono mai davvero scomparsi
Una confraternita ricca e riservata, distrutta quasi da un giorno all’altro, è un terreno naturale per la leggenda. Nel Settecento alcuni massoni, in cerca di un’ascendenza nobile, cominciarono a sostenere che Templari sopravvissuti avessero trasmesso i loro segreti alle logge massoniche, e diversi gradi massonici usano ancora nomi e immagini templari. Gli storici non hanno trovato alcuna prova di una linea di discendenza ininterrotta.
Autori successivi collegarono l’ordine a quasi tutti i grandi misteri del Medioevo. Il Santo Graal, l’Arca dell’Alleanza, la Sindone di Torino e tesori sepolti nella cappella di Rosslyn o a Oak Island sono stati tutti associati ai Templari in libri divulgativi, romanzi e documentari. Queste idee si basano su speculazioni piuttosto che sui documenti superstiti, che descrivono un ordine religioso occupato di tenute, conti, reclutamento e guerra.
I Templari restano una presenza costante nella cultura moderna, dall’Ivanhoe di Walter Scott ai thriller di successo e ai videogiochi. La loro storia continua ad affascinare perché la storia documentata è di per sé drammatica: una fondazione pia, un successo spettacolare e una fine improvvisa e ingiusta.