Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Pratica quotidiana

Preghiera e devozione quotidiana

Come le religioni orientano la vita quotidiana verso il sacro, con ore di preghiera, parole e gesti sacri, offerte di luce e incenso, canto e meditazione.

In breve

  1. La maggior parte delle tradizioni fissa dei momenti per la preghiera, spesso legati al ritmo della giornata – alba, mezzogiorno, tramonto e notte.
  2. L’islam, l’ebraismo, la fede bahá’í e lo zoroastrismo prescrivono preghiere quotidiane obbligatorie con parole, posture o direzioni stabilite.
  3. Nell’induismo, nel taoismo e nello shintoismo la devozione assume spesso la forma di offerte – luce, fiori, cibo o incenso – davanti a un’immagine o a un altare.
  4. Il buddhismo e il giainismo danno risalto al canto e alla meditazione, che onorano gli esseri illuminati e trasformano la mente, più che alle suppliche a un dio creatore.

La preghiera è forse l’atto religioso più universale. A seconda della tradizione, può essere una conversazione con Dio, una lode al divino, una richiesta di aiuto o un modo di educare la mente e il cuore. Può essere pronunciata ad alta voce o custodita nel silenzio, detta da soli o insieme a migliaia di altri, recitata da testi antichi o offerta con parole proprie.

Ciò che fa della preghiera un rito è la regolarità delle sue forme. Gli orari fissi danno forma alla giornata; le parole stabilite, spesso in una lingua sacra, collegano il credente alle generazioni passate; le posture – stare in piedi, inchinarsi, inginocchiarsi, prosternarsi, giungere le mani – coinvolgono tutto il corpo. Molte tradizioni si preparano alla preghiera anche con il lavaggio o la purificazione, e la rivolgono verso un luogo santo. Eppure quasi tutte danno valore anche al lato interiore della preghiera: attenzione, sincerità e umiltà, senza le quali, si dice, le forme esteriori sono vuote.

Nelle diverse tradizioni

  1. Induismo

    Puja, arati e sandhya

    Il culto induista (puja) si celebra ogni giorno in molti altari domestici oltre che nei templi. La divinità, presente in un’immagine sacra (murti), viene onorata come un ospite: le si offrono acqua, fiori, incenso, cibo e luce, e la si saluta con i mantra. La cerimonia si conclude spesso con l’arati, quando si fa ondeggiare una lampada davanti all’immagine e i fedeli passano le mani sulla fiamma e poi sugli occhi. Ricevere il darshan, la visione della divinità, è di per sé una benedizione. Molti induisti recitano anche il Gayatri mantra all’alba e al tramonto (sandhya), ripetono un nome divino su un filo di 108 grani (japa) o cantano insieme canti devozionali (bhajan).

  2. Buddhismo

    Canto, omaggio e meditazione

    La devozione buddhista comincia con l’omaggio ai Tre Gioielli: il Buddha, il suo insegnamento (Dharma) e la comunità (Sangha). I buddhisti theravada recitano in pali i Rifugi e i precetti davanti a un altare con offerte di fiori, candele e incenso, mentre i fiori che appassiscono ricordano l’impermanenza. La meditazione, che coltiva la calma e la visione profonda, è centrale per molti. Le scuole mahayana aggiungono altre forme: i buddhisti della Terra Pura recitano Namu Amida Butsu confidando nel voto del Buddha Amida, i buddhisti di Nichiren cantano il titolo del Sutra del Loto, e i buddhisti tibetani ripetono il mantra Om mani padme hum, fanno girare le ruote di preghiera e compiono prosternazioni complete.

  3. Giainismo

    Navkar Mantra e samayika

    La preghiera giainista onora le qualità delle anime liberate anziché chiedere loro favori, poiché i tirthankara, avendo raggiunto la liberazione, non intervengono nel mondo. La preghiera più importante, il Navkar (o Namokar) Mantra, si inchina a cinque tipi di esseri supremi: i maestri illuminati, le anime liberate, i capi degli ordini monastici, i precettori e tutti i monaci e le monache. Molti giainisti celebrano la puja davanti alle immagini dei tirthankara con otto tipi di offerte, anche se alcune correnti rifiutano il culto delle immagini. La samayika, quarantotto minuti di meditazione e di equanimità, e il pratikramana, un rito di confessione e pentimento, aiutano a purificare l’anima.

  4. Sikhismo

    Nitnem e Ardas

    I sikh sono incoraggiati ad alzarsi nell’amrit vela, le ore prima dell’alba, per lavarsi e meditare sul nome di Dio (naam simran), ripetendo spesso Waheguru, «Signore meraviglioso». Le preghiere quotidiane (Nitnem) comprendono al mattino il Japji Sahib di Guru Nanak e altre composizioni, la sera il Rehras Sahib e prima di dormire il Kirtan Sohila. La maggior parte degli atti di culto si conclude con l’Ardas, una preghiera recitata in piedi che ricorda i Guru e la storia sikh e chiede il bene di tutta l’umanità (sarbat da bhala). Nel gurdwara il canto comunitario degli inni (kirtan) è il cuore del culto.

  5. Zoroastrismo

    I cinque gah e le preghiere della kusti

    Gli zoroastriani dividono la giornata in cinque turni (gah), ciascuno con le sue preghiere. Si prega rivolti verso una fonte di luce – il sole, la luna, una lampada o il fuoco sacro – come simbolo della sapienza e della purezza di Ahura Mazda. Un rito quotidiano centrale è quello della kusti: dopo essersi lavato, il fedele scioglie il cordone sacro e lo lega di nuovo intorno alla vita, recitando preghiere in avestico, tra cui l’Ahuna Vairya e l’Ashem Vohu, e rinnovando la scelta del bene contro il male. In un tempio del fuoco i fedeli portano legno di sandalo per il fuoco e ricevono dal sacerdote la cenere, con cui si toccano la fronte.

  6. Ebraismo

    Shacharit, minchah e maariv

    La tradizione ebraica prevede tre funzioni quotidiane: shacharit al mattino, minchah nel pomeriggio e maariv la sera, con funzioni aggiuntive di sabato e nelle feste. Il loro nucleo sono lo Shema, la dichiarazione «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno», e l’Amidah, una serie di benedizioni recitate in piedi e rivolti verso Gerusalemme. Alcune preghiere richiedono un minyan, un quorum di dieci adulti (nella pratica ortodossa, uomini). Nei giorni feriali, al mattino, molti indossano lo scialle di preghiera (tallit) e i tefillin, piccole scatole che contengono passi della Scrittura. Le benedizioni (berakhot) si recitano anche durante tutta la giornata, sul cibo e su altre esperienze quotidiane.

  7. Cristianesimo

    Il Padre nostro e l’ufficio quotidiano

    I cristiani pregano in innumerevoli forme, ma quasi tutti condividono il Padre nostro, che Gesù insegnò ai discepoli. Il culto comunitario, soprattutto la domenica, per la maggior parte delle chiese è incentrato sull’eucaristia, chiamata anche santa comunione, messa o divina liturgia. Monaci, monache e clero, e molti laici, osservano la Liturgia delle Ore – salmi e preghiere in momenti stabiliti della giornata, come la preghiera del mattino e della sera anglicana. I cattolici possono recitare il rosario, un ciclo di preghiere contate sui grani; i cristiani ortodossi ripetono la preghiera di Gesù e pregano davanti alle icone; e molti protestanti apprezzano la preghiera personale spontanea e la lettura della Bibbia.

  8. Islam

    La salah, le cinque preghiere quotidiane

    La salah, la preghiera rituale, è il secondo dei Cinque Pilastri dell’islam. I musulmani pregano cinque volte al giorno – all’alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e di notte – dopo essersi lavati in un modo prescritto (wudu) e rivolti verso la Kaaba alla Mecca. Ogni preghiera è composta da cicli (rak’ah) in cui si sta in piedi recitando il Corano in arabo, ci si inchina, ci si prosterna con la fronte a terra e ci si siede. La chiamata alla preghiera (adhan) ne annuncia gli orari. La preghiera comunitaria del venerdì (jumu’ah), con il suo sermone, è un dovere per gli uomini, e le donne possono parteciparvi. Accanto alla salah, i musulmani rivolgono suppliche personali (du’a) e praticano il ricordo di Dio (dhikr).

  9. Fede bahá’í

    La preghiera obbligatoria e la lettura quotidiana

    Bahá’u’lláh rivelò tre preghiere obbligatorie, e ogni bahá’í dai quindici anni in su ne sceglie una da recitare ogni giorno: una preghiera breve una volta tra mezzogiorno e il tramonto, una media tre volte al giorno, o una lunga una volta ogni ventiquattro ore, che comprende lo stare in piedi, l’inginocchiarsi e l’alzare le mani. Si recitano in privato, dopo essersi lavati le mani e il viso, rivolti verso la Qiblih, il Mausoleo di Bahá’u’lláh a Bahjí, vicino ad Akka. Ai bahá’í si chiede inoltre di leggere dagli scritti sacri ogni mattina e ogni sera e di ripetere «Alláh-u-Abhá», «Dio è il Gloriosissimo», novantacinque volte al giorno.

  10. Taoismo

    Liturgia, incenso e coltivazione interiore

    Nei monasteri taoisti sacerdoti, monaci e monache cantano le liturgie del mattino e della sera, recitando scritture e inni alle divinità al suono di campane, tamburi e del pesce di legno. I fedeli laici visitano i templi per offrire incenso – spesso tre bastoncini, portati alla fronte con un inchino – davanti a divinità come Laozi, onorato come il Supremo Signore Lao, o a protettori e immortali popolari, e possono consultare blocchetti divinatori o bastoncini della fortuna sulle questioni della vita. Molti taoisti praticano anche la coltivazione interiore, dalla seduta in quiete e dagli esercizi di respirazione fino all’alchimia interiore (neidan), che cerca di raffinare l’energia del corpo (qi) e di ritornare al Tao.

  11. Shintoismo

    La preghiera al santuario e il kamidana

    In un santuario shintoista i fedeli si inchinano al portale torii, poi si purificano alla vasca d’acqua (temizuya), sciacquandosi le mani e la bocca. Nella sala di culto gettano una moneta nella cassetta delle offerte, possono suonare una campana e seguono lo schema consueto di due inchini, due battiti di mani e un inchino, offrendo un ringraziamento o una richiesta silenziosa prima dell’inchino finale. Molte case hanno un kamidana, un piccolo altare a mensola che custodisce talismani di santuari locali e maggiori, dove ogni mattina si depongono offerte di riso, sale e acqua. I desideri si possono anche scrivere su piccole tavolette di legno (ema) da appendere al santuario.

Che cosa hanno in comune

In tutte le tradizioni la preghiera intreccia il sacro con il tempo ordinario. L’alba e il tramonto sono privilegiati quasi ovunque, e molte tradizioni segnano anche altre ore del giorno. La preparazione è comune – lavarsi le mani e il viso, togliersi le scarpe, coprirsi il capo o legare un cordone sacro – e lo è anche l’orientamento: verso la Mecca, Gerusalemme, la Qiblih di Bahjí, un fuoco sacro o un’immagine del divino.

Le differenze riguardano ciò che si intende per preghiera. Nell’ebraismo, nel cristianesimo, nell’islam, nel sikhismo e nella fede bahá’í è rivolta soprattutto all’unico Dio, nella lode, nel ringraziamento e nella supplica. Il culto induista, taoista e shintoista onora spesso molte presenze divine con le offerte. La pratica buddhista e giainista è incentrata sull’omaggio, sul canto e sulla meditazione, che trasformano chi prega. Eppure tutte parlano di sincerità: l’intenzione interiore conta quanto la forma esteriore.

Domande frequenti

Perché molte tradizioni pregano in una lingua antica?

Le lingue sacre – ebraico, arabo, sanscrito, pali, avestico, latino o slavo ecclesiastico – legano i fedeli alla Scrittura così come fu rivelata o messa per iscritto per la prima volta, e ai fratelli nella fede attraverso secoli e continenti. Molte tradizioni accolgono anche la preghiera nella propria lingua: i bahá’í recitano di solito le preghiere in traduzione, e i riformatori protestanti sostennero il culto nella lingua del popolo.

La meditazione è la stessa cosa della preghiera?

Non proprio, anche se si sovrappongono. La preghiera è di solito rivolta a Dio o ad altri esseri divini, mentre la meditazione allena l’attenzione e la consapevolezza. Molte tradizioni le uniscono: la preghiera contemplativa cristiana, il *naam simran* sikh, il *dhikr* sufi e la seduta in quiete taoista uniscono tutti la devozione al silenzio interiore, mentre la meditazione buddhista e giainista mira soprattutto alla visione profonda e alla purificazione della mente.

Fonti e letture consigliate

  1. Friedrich Heiler, Prayer: A Study in the History and Psychology of Religion (Oxford University Press, 1932)
  2. Philip Zaleski and Carol Zaleski, Prayer: A History (Houghton Mifflin, 2005)
  3. John Bowker (ed.), The Oxford Dictionary of World Religions (Oxford University Press, 1997)