Capitolo I
Che cosa significa
Il torii è una soglia. Non ha porte e non chiude nulla, ma segna un confine: al di là si trova il recinto sacro di un kami Gli dèi o poteri sacri dello shintoismo, presenti nella natura, negli antenati e nei grandi personaggi. Glossario, una presenza divina. Attraversandolo, il visitatore si lascia alle spalle la vita ordinaria e dovrebbe essere puro nel corpo e nel cuore.
Un santuario può avere diversi torii in fila, ciascuno dei quali conduce il visitatore più in profondità nello spazio sacro. Alcuni sorgono isolati, davanti a una montagna, una roccia o un albero sacri.
Capitolo II
Da dove viene
L’origine del torii è incerta; il nome potrebbe significare «posatoio per uccelli», e portali simili si trovano altrove in Asia. I torii erano già comuni nel X secolo, quando compaiono nei registri dei santuari, anche se semplici portali di questo tipo potrebbero essere più antichi.
Esistono due stili principali: il torii shinmei, dritto, semplice e spesso di legno non dipinto, come nei santuari di Ise, e il torii myojin, con le travi superiori ricurve, spesso dipinto di vermiglio.
Capitolo III
Dove lo si vede oggi
I torii sorgono all’ingresso di decine di migliaia di santuari in tutto il Giappone. Il torii «galleggiante» del santuario di Itsukushima, che si erge nel mare, e le gallerie di portali di Fushimi Inari a Kyoto sono tra i luoghi più fotografati del Giappone. Sulle mappe un torii indica un santuario shintoista.