Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Altre forme

Faravahar

Il Faravahar, la figura alata dell’antica Persia divenuta il simbolo più noto dello zoroastrismo: le sue origini, la lettura moderna delle sue parti e il suo uso oggi.

Detto anche Farohar · Fravashi

In breve

  1. I.Il Faravahar è la figura di un uomo che emerge da un disco alato, scolpita sui monumenti dell’antica Persia.
  2. II.Il suo significato originario è discusso; forse raffigurava la gloria regale o un dio.
  3. III.Gli zoroastriani moderni vi leggono l’anima umana e la scelta tra il bene e il male.
  4. IV.È anche un simbolo molto diffuso dell’identità iraniana.

Capitolo I

Che cosa significa

Gli zoroastriani di oggi leggono il Faravahar come un’immagine dell’anima umana nel suo viaggio. La figura di un uomo anziano rappresenta la saggezza. Una mano indica verso l’alto, verso il progresso; l’altra regge un anello, segno di lealtà e di promesse mantenute. I due nastri in basso sono i due spiriti, il bene e il male, tra i quali ogni persona deve scegliere.

Le tre file di piume di ciascuna ala rappresentano i buoni pensieri, le buone parole e le buone azioni, il cuore dell’etica zoroastriana. L’anello attorno al corpo è l’eternità dell’anima.

Capitolo II

Da dove viene

L’immagine deriva dal disco solare alato dell’antico Egitto e della Mesopotamia. In Persia compare sopra i re nei rilievi rupestri di Dario I a Behistun e a Persepoli, nel VI–V secolo a.C. Alcuni studiosi pensano che raffiguri il dio Ahura Mazda, altri la gloria regale, khvarenah, o la fravashi, lo spirito custode.

Nel XIX e XX secolo gli zoroastriani parsi e iraniani lo adottarono come emblema della loro fede.

Capitolo III

Dove lo si vede oggi

Il Faravahar è scolpito sopra le porte dei templi del fuoco, portato come ciondolo e stampato su libri e calendari. Molti iraniani di ogni fede lo usano come simbolo dell’antica eredità del loro paese.

Domande frequenti

Che cosa significano le tre file di piume?

Nella lettura moderna rappresentano i buoni pensieri, le buone parole e le buone azioni, i tre principi dell’etica zoroastriana.

Gli antichi zoroastriani lo usavano come simbolo religioso?

Gli studiosi non sono d’accordo. L’immagine compare nell’arte regale dell’Impero achemenide (VI–IV secolo a.C.). Il suo uso come emblema della fede si sviluppò soprattutto nel XIX e XX secolo.

Fonti e letture consigliate

  1. Mary Boyce, Zoroastrians: Their Religious Beliefs and Practices (Routledge, 1979)
  2. Encyclopaedia Britannica, “Parsiism”
  3. Encyclopaedia Britannica, “Religious symbolism and iconography”