Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Disciplina e devozione

Digiuno e astinenza

Come le religioni usano il digiuno per disciplinare il corpo, pentirsi e avvicinarsi al sacro, dal Ramadan alla Quaresima, dallo Yom Kippur al Digiuno bahá’í.

In breve

  1. Il digiuno compare nella maggior parte delle tradizioni, dall’astensione di un solo giorno ai digiuni di un mese intero e ai voti alimentari per tutta la vita.
  2. Il Ramadan dell’islam e il Digiuno di diciannove giorni dei bahá’í seguono il sole, con l’astensione da ogni cibo e bevanda tra l’alba o il sorgere del sole e il tramonto.
  3. La pratica cristiana, induista, buddhista e taoista privilegia spesso il digiuno parziale – rinunciare alla carne o a certi cibi, o non mangiare dopo mezzogiorno.
  4. Alcune tradizioni pongono limiti precisi: il buddhismo rifiuta la rinuncia estrema, e l’insegnamento sikh sostiene che il digiuno rituale non porta alcun merito spirituale.

Rinunciare al cibo per scelta è una delle discipline religiose più antiche. Il digiuno ricorda ai credenti che non dipendono soltanto dal pane; doma il desiderio, affina la preghiera ed esprime il dolore per le proprie colpe. Può essere un atto di lutto, una preparazione a una festa o a un’iniziazione, un voto fatto per una persona cara, o un modo di stare accanto a chi ha fame.

I digiuni religiosi assumono molte forme. Alcuni sono totali, con il rifiuto di cibo e bevande per un tempo stabilito; altri rinunciano a cibi particolari, come carne, cereali o piatti ricchi, o limitano i pasti a certe ore. Molti sono comunitari e stagionali, condivisi da un’intera comunità e conclusi da una festa. Le tradizioni che digiunano pongono anche dei limiti: bambini, malati, anziani, donne incinte e viaggiatori sono comunemente esentati, e il digiuno deve andare di pari passo con la preghiera, la generosità e la gentilezza, senza mai danneggiare il corpo.

Nelle diverse tradizioni

  1. Induismo

    Vrata, Ekadashi e digiuni delle feste

    I digiuni induisti (upavasa) fanno di solito parte di un vrata, un voto assunto per una divinità, per il merito spirituale o per il benessere della famiglia. Molti devoti di Vishnu digiunano nell’Ekadashi, l’undicesimo giorno di ogni quindicina lunare, evitando cereali e legumi. Il lunedì può essere dedicato a Shiva e il martedì a Hanuman, e i digiuni accompagnano feste come la Navaratri e la veglia notturna della Maha Shivaratri. Nel Karva Chauth le donne sposate dell’India settentrionale digiunano dal sorgere del sole al sorgere della luna per la lunga vita dei mariti. I digiuni vanno dall’astinenza completa, perfino dall’acqua, al consumo dei soli «cibi da digiuno» consentiti, come frutta, latte e certe farine.

  2. Buddhismo

    Uposatha e la Via di mezzo

    Prima dell’illuminazione il Buddha praticò digiuni severi, poi li abbandonò come un estremo, scegliendo la «Via di mezzo» tra l’indulgenza e la mortificazione di sé. Il buddhismo apprezza quindi la moderazione più dei digiuni prolungati. I monaci e le monache theravada mangiano solo tra l’alba e mezzogiorno, e i laici possono unirsi a loro nei giorni di uposatha – la luna nuova, la luna piena e i quarti – assumendo otto precetti, tra cui quello di non mangiare dopo mezzogiorno. Molti buddhisti mahayana seguono una dieta vegetariana, almeno in certi giorni del mese lunare. Nel buddhismo tibetano il ritiro nyungne unisce digiuno, silenzio e prosternazioni dedicate ad Avalokiteshvara, il bodhisattva della compassione.

  3. Giainismo

    Paryushana e le austerità

    Nel giainismo il digiuno è una forma centrale di tapas, l’austerità, un mezzo per bruciare il karma e rafforzare il dominio di sé. Durante il Paryushana – otto giorni per i giainisti Śvetāmbara e dieci per i Digambara, a fine estate – molti digiunano per uno o più giorni. L’upvas consente solo acqua bollita da un’alba all’altra; l’ayambil permette un unico pasto semplice senza spezie, olio, latticini o zucchero; e molti giainisti evitano di mangiare dopo il tramonto tutto l’anno. La festa si conclude con il perdono, quando i giainisti dicono «Micchami dukkadam», chiedendo scusa per ogni male fatto. Alcuni giainisti molto anziani o malati terminali intraprendono la sallekhana, un digiuno sorvegliato fino alla fine della vita.

  4. Sikhismo

    La rinuncia al digiuno rituale

    Il sikhismo si distingue perché mette da parte il digiuno come pratica religiosa. Guru Nanak e i Guru successivi insegnarono che austerità, pellegrinaggi e digiuni non procurano alcun merito se il cuore non è devoto a Dio, e alcuni passi del Guru Granth Sahib mettono in discussione chi affama il corpo mentre la mente resta immutata. Ai sikh si insegna invece a vivere da capifamiglia, guadagnare onestamente, ricordare Dio e condividere ciò che hanno. Il langar, la cucina comunitaria gratuita di ogni gurdwara, esprime questo ideale: invece di privarsi del cibo, i sikh nutrono chiunque venga, qualunque sia la sua fede o condizione. Alcuni sikh osservano comunque digiuni tratti dalle usanze regionali.

  5. Ebraismo

    Yom Kippur e i giorni di digiuno

    Il digiuno più sacro dell’anno ebraico è lo Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione. Per circa venticinque ore, da prima del tramonto fino al calare della notte del giorno dopo, gli adulti si astengono da cibo e bevande, dal lavarsi, dall’ungersi, dalle scarpe di cuoio e dai rapporti coniugali, trascorrendo gran parte della giornata in sinagoga a pregare per il perdono. Anche il Tisha B’Av, che commemora la distruzione di entrambi i Templi di Gerusalemme, è un digiuno di un giorno intero. Diversi digiuni minori, dall’alba al calare della notte, ricordano altri momenti di tragedia nazionale, e il Digiuno di Ester precede Purim. La legge ebraica esenta chiunque metterebbe a rischio la propria salute, perché la salvaguardia della vita prevale su quasi ogni comandamento.

  6. Cristianesimo

    La Quaresima e i tempi di digiuno

    I quaranta giorni di digiuno di Gesù nel deserto hanno ispirato la Quaresima, il tempo penitenziale che precede la Pasqua. I cristiani d’Occidente la iniziano il Mercoledì delle Ceneri, quando molti ricevono una croce di cenere sulla fronte. I cattolici digiunano il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì santo, facendo un pasto completo e due più leggeri, e si astengono dalla carne nei venerdì di Quaresima; molti cristiani rinunciano a un lusso per tutto quel tempo. I cristiani ortodossi osservano una Grande Quaresima più rigorosa, evitando carne, latticini, pesce, vino e olio nella maggior parte dei giorni, e digiunano inoltre quasi ogni mercoledì e venerdì e prima di altre grandi feste. Molti cristiani digiunano anche brevemente prima di ricevere la santa comunione.

  7. Islam

    Il sawm nel Ramadan

    Il digiuno nel Ramadan, il nono mese del calendario lunare islamico, è uno dei Cinque Pilastri. Dall’alba al tramonto i musulmani adulti si astengono da cibo, bevande, fumo e rapporti coniugali, e si sforzano di evitare la collera, i pettegolezzi e le cattive azioni. La giornata comincia con un pasto prima dell’alba (suhur), e il digiuno si rompe al tramonto con l’iftar, spesso con datteri e acqua, seguito dalle preghiere serali (tarawih). Sono esentati i malati, i viaggiatori, gli anziani e le donne incinte, che allattano o hanno il ciclo, che recuperano i giorni più tardi o sfamano i poveri. Il mese si conclude con la festa dell’Eid al-Fitr e con l’elemosina per i bisognosi.

  8. Fede bahá’í

    Il Digiuno di diciannove giorni

    Il Digiuno bahá’í si osserva durante ‘Alá’, «Altezza», l’ultimo mese del calendario bahá’í, che va di solito dal 1° o 2 marzo al 19 o 20 marzo. Dall’alba al tramonto i bahá’í tra i quindici e i settant’anni si astengono da cibo e bevande, mentre ne sono esentati i malati, i viaggiatori, le donne incinte o che allattano e chi svolge lavori pesanti. Bahá’u’lláh descrisse il Digiuno come un tempo di rinnovamento spirituale: il suo scopo è soprattutto la preghiera, la riflessione e il distacco, e l’astinenza fisica simboleggia l’allontanamento dai desideri egoistici. Il Digiuno si conclude con la gioiosa festa del nuovo anno, il Naw-Rúz, all’equinozio di primavera.

  9. Taoismo

    La purificazione zhai e il bigu

    Nel taoismo zhai, che in origine significava «purificazione» o «digiuno», indica l’astinenza da carne, alcol, verdure piccanti e attività sessuale che sacerdoti e partecipanti osservano prima dei grandi riti; la parola finì per designare alcuni di quei riti stessi. Una tradizione più radicale, il bigu, «evitare i cereali», insegnava che gli adepti potevano affamare i nocivi «tre vermi» che si credeva abitassero il corpo e vivere invece di qi, erbe e respirazione controllata, avvicinandosi all’immortalità. I monaci e le monache dell’ordine Quanzhen sono vegetariani, e molti devoti laici, come i buddhisti cinesi, mangiano vegetariano il primo e il quindicesimo giorno del mese lunare.

  10. Religione greca e romana

    Il digiuno nei Misteri e nelle feste

    Il digiuno ebbe un ruolo limitato ma reale nella religione greca e romana antica, spesso a imitazione di un mito. Alle Tesmoforie, una festa ateniese di Demetra riservata alle donne, il giorno centrale era di digiuno (Nesteia), in ricordo del dolore della dea per la figlia perduta Persefone. Gli iniziati ai Misteri eleusini digiunavano, poi rompevano il digiuno con il ciceone, una bevanda d’orzo, come si diceva avesse fatto Demetra stessa. Secondo lo storico Livio, nel 191 a.C. Roma istituì un digiuno in onore di Cerere, da osservare ogni cinque anni. Le regole di purezza prima di consultare un oracolo o di entrare in un santuario potevano comprendere anche l’astensione da certi cibi.

Che cosa hanno in comune

Ovunque compaia, il digiuno religioso trasforma un bisogno quotidiano in una pratica spirituale. Privarsi del cibo acuisce la consapevolezza di dipendere da Dio o dal sacro, dà forza alla preghiera e al pentimento e crea solidarietà con i poveri. I digiuni sono spesso stagionali e comunitari, come nel Ramadan, nella Quaresima, nel Paryushana e nel Digiuno bahá’í, e di solito si concludono con un banchetto, così che rinuncia e festa vanno insieme.

Le forme variano molto: digiuni totali dall’alba o dal sorgere del sole fino al tramonto, digiuni di un giorno intero come lo Yom Kippur, l’astinenza da cibi particolari, o la semplice disciplina di non mangiare dopo mezzogiorno. Le tradizioni differiscono anche negli accenti. I giainisti vedono nel digiuno un modo potente per liberarsi del karma, mentre il buddhismo mette in guardia dagli estremi e il sikhismo mette del tutto da parte il digiuno rituale. Quasi tutte concordano che la salute viene prima di tutto e che un digiuno senza un cambiamento interiore ha poco valore.

Domande frequenti

Chi è esentato dai digiuni religiosi?

Quasi ogni tradizione che pratica il digiuno ne dispensa coloro per cui potrebbe essere dannoso. Bambini, anziani, malati, donne incinte o che allattano e viaggiatori sono comunemente esentati nell’islam, nell’ebraismo, nel cristianesimo e nella fede bahá’í, talvolta recuperando i giorni più tardi o facendo invece un’elemosina. A chi ha un problema di salute si consiglia di solito di consultare sia un medico sia una guida religiosa.

Perché il Ramadan cade ogni anno in un periodo diverso?

Il calendario islamico è puramente lunare, con dodici mesi di 29 o 30 giorni, perciò il suo anno è più corto di circa undici giorni rispetto all’anno solare. Il Ramadan si sposta quindi ogni anno in avanti, attraversando tutte le stagioni in circa trentatré anni. La Quaresima invece è legata alla Pasqua, che segue un computo lunisolare, e il Digiuno bahá’í è fissato in relazione all’equinozio di primavera.

Fonti e letture consigliate

  1. Caroline Walker Bynum, Holy Feast and Holy Fast: The Religious Significance of Food to Medieval Women (University of California Press, 1987)
  2. Ninian Smart, The World's Religions, 2nd edn (Cambridge University Press, 1998)
  3. John Bowker (ed.), The Oxford Dictionary of World Religions (Oxford University Press, 1997)