Capitolo I
Che cosa significa
Il loto mette radici nel fango sul fondo di uno stagno, sale attraverso l’acqua e apre il suo fiore nell’aria, senza essere toccato dalla sporcizia sottostante. Questo semplice fatto ne ha fatto uno dei grandi simboli dell’Asia: la purezza in mezzo al mondo, l’anima che si innalza dall’ignoranza verso la luce.
Nell’arte indù gli dèi siedono o stanno in piedi su troni di loto, e un loto spunta dall’ombelico di Vishnu con all’interno il creatore Brahma. La dea Lakshmi tiene in mano fiori di loto, segni di bellezza e di buona sorte. Nel buddhismo il bocciolo chiuso è la mente prima del risveglio e il fiore aperto la mente risvegliata; il mantra Om mani padme hum parla del «gioiello nel loto». Le immagini giainiste mostrano i Tirthankara, i grandi maestri, seduti su fiori di loto.
Capitolo II
Da dove viene
Il loto compare nell’arte indiana almeno dal II secolo a.C., scolpito sulle balaustre e sui portali dei primi stupa buddhisti. Divenne il seggio abituale delle figure sacre in tutta l’arte indù, buddhista e giainista, e viaggiò con il buddhismo fino in Cina, in Giappone e in Tibet.
Indipendentemente, gli antichi Egizi veneravano la ninfea blu, che si chiude di notte e si apre all’alba, come segno del sole e della rinascita. Un’immagine mostra il giovane dio sole che emerge da un fiore di loto.
Capitolo III
Dove lo si vede oggi
Il loto è comunemente considerato il fiore nazionale dell’India, anche se non è mai stato dichiarato tale ufficialmente. La Casa di culto bahá’í di Nuova Delhi, nota come Tempio del Loto, ha la forma di un fiore che si schiude. Motivi a fior di loto sono comuni in tutto il mondo nelle palestre di yoga, nei tatuaggi e nei gioielli.