Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Storia insolita · Processi ed epidemie strane

L’epidemia di ballo del 1518

Nell’estate del 1518 decine di persone a Strasburgo ballarono per giorni senza sosta, finché la città le mandò da san Vito. Gli storici discutono ancora sul perché.

Quando
1374–1518
Dove
Strasburgo e la Renania, nel Sacro Romano Impero
Tradizioni
Cristianesimo

In cifre

  • da alcune decine a circa 400danzatori secondo le diverse fonti; le cifre più alte provengono da cronache successive
  • circa 2 mesidurata approssimativa dell’epidemia di Strasburgo, da luglio all’inizio di settembre 1518
  • 1374la più grande epidemia di ballo precedente, lungo il Reno e la Mosa

In breve

  1. I.Nel luglio 1518 una donna cominciò a ballare in una strada di Strasburgo, e nel giro di poche settimane decine di altre persone ballavano in modo compulsivo, a quanto pare incapaci di fermarsi.
  2. II.Il consiglio cittadino tentò dapprima di curarle con la musica e con sale da ballo, poi proibì il ballo in pubblico e mandò i danzatori a un santuario di san Vito sulle colline vicine.
  3. III.L’episodio non fu unico: epidemie di ballo simili furono registrate lungo il Reno e la Mosa nel 1374, e in episodi minori prima e dopo.
  4. IV.Oggi gli storici spiegano spesso l’episodio come una malattia psicogena di massa plasmata dalla credenza religiosa nella maledizione di un santo, e dubitano sia della teoria dell’ergot sia delle successive notizie di molti morti.

Cronologia

  1. 1374Epidemie di ballo si diffondono nelle città lungo il Reno e la Mosa, tra cui Aquisgrana, Colonia e Metz.
  2. 1517Strasburgo e l’Alsazia soffrono cattivi raccolti, prezzi alti e malattie.
  3. Luglio 1518Una donna nota come Frau Troffea comincia a ballare a Strasburgo; altri si uniscono presto a lei.
  4. Agosto 1518Il consiglio cittadino ingaggia musicisti e mette a disposizione sale e un palco, sperando che i danzatori si liberino del male ballando.
  5. Fine agosto 1518Il consiglio cambia rotta, proibisce la musica e il ballo in pubblico e ordina penitenze.
  6. Tarda estate 1518I danzatori vengono condotti a un santuario di san Vito vicino a Saverne, dove l’epidemia si placa.
  7. 1526Paracelso visita Strasburgo e in seguito descrive l’epidemia nei suoi scritti.

Che cosa mostrano i documenti

  • Gli atti della città di Strasburgo e le cronache contemporanee descrivono un’epidemia di ballo nell’estate del 1518.
  • Il consiglio fornì dapprima musicisti e spazi per ballare, poi proibì il ballo in pubblico.
  • I danzatori furono portati in una cappella di san Vito sulle colline vicino a Saverne (Zabern) per riti di guarigione.
  • Epidemie simili furono registrate nel 1374 in città lungo il Reno e la Mosa.
  • Nella regione la credenza popolare voleva che san Vito punisse i peccatori con il ballo compulsivo, e che potesse guarirli.

Che cosa dice la leggenda

  • I racconti popolari dicono che morivano quindici persone al giorno. La cifra viene da una cronaca successiva, non dagli atti cittadini del 1518, e il numero dei morti, se ce ne furono, è sconosciuto.
  • Si sostiene spesso che il ballo fosse causato dall’ergot, una muffa della segale. L’avvelenamento da ergot provoca convulsioni e cancrena, non ore di ballo coordinato, e la maggior parte degli storici dubita che spieghi queste epidemie.
  • Si dice a volte che l’epidemia di ballo sia all’origine dell’espressione «ballo di san Vito». Il nome fu dato in seguito al disturbo neurologico chiamato corea di Sydenham, che è una condizione diversa.
  • Alcuni autori descrivono i danzatori come membri di una setta eretica segreta. Non ci sono prove in tal senso, e gli stessi danzatori cercavano la guarigione in santuari cristiani.

Personaggi chiave

  • Frau TroffeaDonna di Strasburgo indicata da fonti successive come la prima a ballare, nel luglio 1518
  • San VitoMartire paleocristiano che nella Germania del tardo Medioevo si credeva mandasse e guarisse il male del ballo
  • ParacelsoMedico e alchimista (1493 circa–1541), che scrisse dell’epidemia qualche anno dopo
  • John WallerStorico moderno il cui studio ha ravvivato l’interesse per l’epidemia del 1518

Capitolo I

Un’estate di ballo

Nel luglio 1518 una donna, che fonti successive chiamano Frau Troffea, scese in una stretta via di Strasburgo e cominciò a ballare. Non c’era musica né festa. Secondo le cronache ballò per giorni, fermandosi solo per crollare sfinita, prima di riprendere. In una settimana decine di altre persone si erano unite a lei, e ad agosto il numero dei danzatori era cresciuto notevolmente. I testimoni contemporanei li descrivono come frenetici e sofferenti più che gioiosi, con i piedi sanguinanti e gli arti gonfi.

Strasburgo era allora una libera città imperiale del Sacro Romano Impero, un fiorente centro della stampa e del commercio sul Reno. Ma gli anni precedenti il 1518 erano stati cupi. I raccolti erano andati male, il prezzo del pane era alto, e nella regione erano presenti vaiolo, sifilide e lebbra. Molte famiglie povere vivevano sull’orlo della fame. Queste condizioni contano in quasi tutte le spiegazioni moderne di ciò che accadde poi.

Le autorità cittadine consultarono i medici, che esclusero cause soprannaturali e dichiararono che il male veniva dal sangue surriscaldato. Il rimedio fu sorprendente: ballare ancora di più. Il consiglio liberò le sale delle corporazioni e un mercato del grano, costruì un palco di legno e ingaggiò musicisti e uomini robusti per tenere in movimento i danzatori, nella speranza che si liberassero ballando della malattia. Il risultato, come il consiglio vide presto, fu che altre persone si unirono al ballo.

Capitolo II

Il santo e il santuario

Alla fine di agosto il consiglio cambiò rotta. Proibì la musica e il ballo in pubblico, salvo per matrimoni e altre occasioni rispettabili e solo con strumenti a corda, e ordinò penitenze e preghiere. Le autorità trattavano ora l’epidemia come un segno dell’ira divina, e si rivolsero a un santo associato proprio a questo male.

Nella Germania del tardo Medioevo si credeva che san Vito, martire cristiano dell’inizio del IV secolo, avesse potere sul ballo compulsivo. La credenza popolare voleva che potesse colpire con esso i peccatori, ma anche guarirli. I danzatori furono portati su carri a una cappella a lui dedicata sulle colline vicino a Saverne, circa quaranta chilometri a nord-ovest di Strasburgo. Lì, dicono le cronache, assistettero alla messa, ricevettero piccole croci e scarpe rosse unte con olio santo e furono condotti intorno all’altare. All’inizio di settembre l’epidemia si era spenta.

Capitolo III

Epidemie precedenti e che cosa mostrano i documenti

L’epidemia di Strasburgo non fu la prima. La più grande epidemia precedente si diffuse nel 1374 nelle città lungo il Reno e la Mosa, tra cui Aquisgrana, Colonia, Metz e Utrecht, e in parte dei Paesi Bassi. I cronisti descrissero gruppi di danzatori che si spostavano di città in città, talvolta invocando i nomi di demoni o di santi. Episodi minori sono riferiti in epoca precedente, come la storia di bambini che ballarono da Erfurt ad Arnstadt nel 1237, anche se alcuni di questi primi racconti sono brevi e difficili da valutare.

L’epidemia del 1518 è la meglio documentata, perché ne sopravvivono gli atti del consiglio cittadino, sermoni e cronache. Questi confermano le linee principali della storia: l’inizio a luglio, i provvedimenti del consiglio e il pellegrinaggio a Saverne. Sono meno chiari sui numeri. Le stime vanno da alcune decine a circa quattrocento danzatori, con le cifre più alte nei resoconti successivi. La famosa affermazione secondo cui morivano quindici persone al giorno viene da una cronaca scritta più tardi, non dagli atti del consiglio, e gli storici non sono sicuri che sia morto qualcuno. È ben possibile che alcuni danzatori abbiano sofferto di sfinimento, lesioni o malattie, soprattutto data la cattiva salute di molti abitanti della città, ma il drammatico bilancio delle vittime ripetuto negli articoli moderni non ha basi solide.

Capitolo IV

Spiegare il ballo

Nel corso dei secoli sono state proposte molte cause. Nel Novecento alcuni autori ipotizzarono che la colpa fosse dell’ergot, un fungo che cresce sulla segale umida e può causare allucinazioni e convulsioni. La maggior parte degli storici oggi ne dubita. L’avvelenamento da ergot riduce il flusso sanguigno e provoca crisi convulsive, cancrena e morte, non un ballo prolungato per settimane, e non spiegherebbe perché le epidemie si verificassero in luoghi particolari e tra persone che condividevano certe credenze. Altri hanno ipotizzato una setta religiosa segreta, ma non ce n’è alcuna prova.

Lo storico John Waller ha sostenuto che l’epidemia fu una malattia psicogena di massa: una reazione fisica reale, diffusa in un gruppo sottoposto a forte stress, che assume la forma suggerita da credenze condivise. A Strasburgo la gente conosceva la storia di san Vito e della sua maledizione, e la paura che ne aveva può aver contribuito a produrre proprio ciò che temeva. Altri, come Gregor Rohmann, hanno esaminato più da vicino il modo in cui gli uomini del Medioevo intendevano il ballo, la malattia e il cosmo, mettendo in guardia dall’applicare troppo direttamente diagnosi moderne. In ogni caso, credenze e cultura ebbero un ruolo centrale.

Il contesto religioso conta. Il ballo aveva un posto ambiguo nel cristianesimo del tardo Medioevo: faceva parte delle feste di paese, dei matrimoni e delle feste dei santi, eppure i predicatori lo condannavano spesso come via verso il peccato. Le feste di mezza estate intorno alla ricorrenza di san Giovanni Battista comprendevano talvolta danze sfrenate, e in alcune regioni il male del ballo era chiamato ballo di san Giovanni oltre che ballo di san Vito. Nell’Italia meridionale un fenomeno affine, il tarantismo, era spiegato come l’effetto del morso di un ragno che si poteva curare solo ballando su una musica particolare. Questi paralleli suggeriscono che in tutta Europa le comunità disponevano di schemi già pronti per intendere il ballo incontrollabile come punizione e insieme come via di guarigione. Dopo il Seicento le epidemie di ballo di questo tipo scomparvero in gran parte dai documenti europei, forse perché cambiarono le credenze sui santi, sulle maledizioni e sul corpo.

Il medico Paracelso visitò Strasburgo nel 1526 e propose le proprie teorie, attribuendo la colpa, tra l’altro, all’immaginazione e, in alcuni casi, al desiderio di sfuggire alla vita domestica. In seguito il nome di ballo di san Vito fu applicato alla corea di Sydenham, un disturbo neurologico con movimenti involontari, che non ha alcun legame diretto con le epidemie. Da allora l’epidemia di ballo ha ispirato romanzi, musica e arte, e resta uno degli episodi più strani nella storia delle credenze religiose e della mente umana.

Dove è successo

0° 50° N Aquisgrana · 1374 Aquisgrana: 1374 Colonia · 1374 Colonia: 1374 Metz · 1374 Metz: 1374 Strasburgo · Luglio–settembre 1518 Strasburgo: Luglio–settembre 1518 Saverne · 1518 Saverne: 1518 Dove è successo Dove iniziò Luoghi successivi N
  1. 1374 Aquisgrana
  2. 1374 Colonia
  3. 1374 Metz
  4. Luglio–settembre 1518 Strasburgo
  5. 1518 Saverne

In immagini

  • La mania danzante da Pieter Bruegel il Vecchio, incisa da Hendrick Hondius nel 1642Wellcome Collection, Londra
Crediti fotografici
  1. Wellcome Collection, Londra · Wellcome Collection, CC BY 4.0

Ridisegnate per questo sito come tavole illustrate a partire dalle fotografie qui sopra: ritagliate, ricolorate, contornate e con i cieli notturni dipinti. Le immagini adattate sono condivise con le stesse licenze.

Domande frequenti

Nel 1518 qualcuno morì davvero a forza di ballare?

Le prove sono incerte. I documenti contemporanei descrivono danzatori sfiniti e malati, ma l’affermazione che molti siano morti, talvolta quindici al giorno, viene da una cronaca successiva, e gli storici la trattano con cautela.

Che cosa causò l’epidemia di ballo?

La spiegazione più accettata è la malattia psicogena di massa, in cui uno stress estremo e credenze condivise producono sintomi fisici reali in un gruppo. A Strasburgo anni di fame e malattie si unirono alla credenza che san Vito potesse colpire le persone con il ballo.

L’epidemia di ballo del 1518 fu l’unica?

No. La più grande epidemia precedente avvenne nel 1374 lungo il Reno e la Mosa, ed episodi minori sono riferiti in altre parti dell’Europa medievale. L’epidemia del 1518 è la meglio documentata.

Fonti e letture consigliate

  1. John Waller, A Time to Dance, a Time to Die: The Extraordinary Story of the Dancing Plague of 1518 (Icon Books, 2008)
  2. H. C. Erik Midelfort, A History of Madness in Sixteenth-Century Germany (Stanford University Press, 1999)
  3. Gregor Rohmann, Tanzwut: Kosmos, Kirche und Mensch in der Bedeutungsgeschichte eines mittelalterlichen Krankheitskonzepts (Vandenhoeck & Ruprecht, 2013)