Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Dal 1500 a.C. circa · Il subcontinente indiano

Come l’induismo è nato dagli inni vedici dell’India antica, che cosa insegna su dharma, karma e liberazione, come pregano gli indù e come si è diffuso nel mondo.

Origine
Il subcontinente indiano
Quando
Dal 1500 a.C. circa
Fedeli
1,2 miliardi (2020)
Rami principali
Induismo classico, Vishnuismo
Scritture
I Veda, Le Upanishad

In breve

  1. L’induismo non ha un unico fondatore né una data di fondazione. Si è sviluppato in più di tremila anni a partire dalla religione vedica dell’India antica.
  2. Gli indù parlano di dharma, il giusto ordine delle cose e il dovere di ciascuno al suo interno, e di karma e rinascita, da cui l’anima può essere liberata (moksha).
  3. Il divino è venerato in molte forme, come Vishnu, Shiva e la Dea. Molti indù le considerano volti di un’unica realtà ultima, il Brahman.
  4. Nel 2020 gli indù erano quasi 1,2 miliardi, circa il 95% dei quali in India.

Dal testo

कर्मण्येवाधिकारस्ते मा फलेषु कदाचन ।

karmaṇy evādhikāras te mā phaleṣu kadācana

«Il tuo diritto riguarda soltanto l’azione, mai i suoi frutti.»

Bhagavad Gita 2,47

Il libro sacro

Bhagavad Gita

Bhagavadgītā

Lingua
Sanscrito
Scritto
Composta tra il 200 a.C. e il 200 d.C. circa (datazione discussa)
Contenuto
18 capitoli, 700 versi

La Bhagavad Gita, «il canto del Signore», è un dialogo inserito nel grande poema epico, il Mahabharata. Sul campo di battaglia di Kurukshetra il guerriero Arjuna si perde d’animo al pensiero di combattere contro i propri congiunti. Il suo auriga, Krishna, che si rivela Dio in forma umana, risponde ai suoi dubbi. Gli indù non la annoverano tra i Veda, le scritture più antiche, che sono shruti, «ciò che è udito»; la Gita appartiene alla smriti, eppure è diventata il testo più amato della tradizione.

Krishna insegna che il vero sé è eterno e non può essere ucciso, e che bisogna compiere il proprio dovere (dharma) senza attaccamento ai suoi frutti. Espone le vie dell’azione disinteressata, della conoscenza, della meditazione e, soprattutto, della devozione amorevole (bhakti) a Dio. Nel capitolo 11 rivela la sua forma universale, che contiene tutti i mondi. Grandi filosofi, da Shankara a Ramanuja, ne scrissero commenti, e figure moderne come Gandhi la definirono la loro guida.

Molti indù leggono o cantano ogni giorno un capitolo della Gita, e alcuni ne imparano a memoria tutti i 700 versi. Viene recitata nei templi e durante le feste, soprattutto in occasione della Gita Jayanti, che ricorda il giorno in cui Krishna l’avrebbe pronunciata, e se ne leggono versi ai morenti e ai funerali. In India i testimoni in tribunale hanno tradizionalmente giurato su di essa, e innumerevoli traduzioni e commenti ne fanno il testo indù più letto.

In immagini

  • La torre d’ingresso di un tempio gremita di figure dipinte di dèi, guardiani e animaliTempio di Meenakshi Amman, Madurai, India
  • Scalinate e palazzi lungo il Gange, dove i pellegrini si bagnano e i morti vengono crematiGhat di Varanasi, India
  • Un tempio chola dedicato a Shiva, completato intorno al 1010, con la torre coronata da un’enorme pietra di coperturaTempio di Brihadeeswarar, Thanjavur, India
  • Un tempio le cui guglie si innalzano come cime di montagna, la dimora degli dèiTempio di Kandariya Mahadeva, Khajuraho, India
  • Una nicchia-santuario nella sala a colonne di un tempio hoysalaTempio di Chennakeshava, Mosale, India
  • Costruito nel XII secolo come tempio indù dedicato a Vishnu, poi divenuto buddhistaAngkor Wat, Cambogia
Crediti fotografici
  1. Tempio di Meenakshi Amman, Madurai, India · MADHURANTHAKAN JAGADEESAN, CC BY-SA 4.0
  2. Ghat di Varanasi, India · Marcin Białek, CC BY-SA 3.0
  3. Tempio di Brihadeeswarar, Thanjavur, India · Bernard Gagnon, CC BY-SA 3.0
  4. Tempio di Kandariya Mahadeva, Khajuraho, India · Taru23, CC BY-SA 4.0
  5. Tempio di Chennakeshava, Mosale, India · Dineshkannambadi, CC BY-SA 3.0
  6. Angkor Wat, Cambogia · Satdeep Gill, CC BY-SA 4.0

Ridisegnate per questo sito come tavole illustrate a partire dalle fotografie qui sopra: ritagliate, ricolorate, contornate e con i cieli notturni dipinti. Le immagini adattate sono condivise con le stesse licenze.

Capitolo I

Fiumi di tradizione

L’induismo non ha un fondatore né un giorno di fondazione. È il nome, dato dall’esterno, delle molte tradizioni affini che si sono sviluppate nel subcontinente indiano nel corso di oltre tremila anni. Molti indù preferiscono chiamarlo Sanatana Dharma, «l’ordine eterno».

Il suo strato più antico è la religione dei Veda, inni composti in una forma arcaica di sanscrito nel nord-ovest dell’India a partire dal 1500 a.C. circa. La religione vedica era incentrata sui sacrifici del fuoco, guidati dai sacerdoti (brahmani), in onore di dèi della natura come Agni, il fuoco, e Indra, la tempesta.

Dall’800 a.C. circa, nella pianura del Gange, le Upanishad si volsero all’interiorità: dietro tutte le cose sta un’unica realtà, il Brahman, e il sé più profondo, l’atman, è uno con esso. Nei secoli successivi i grandi poemi epici, i trattati di legge e i Purana diedero all’induismo la sua forma familiare: la devozione a dèi personali, il culto nei templi e doveri adeguati al proprio posto nella vita.

Attraverso i commerci e le corti reali, gli dèi indù giunsero nel Sud-est asiatico, dove i re costruirono in loro onore Angkor e Prambanan. Bali è indù ancora oggi. Nel XIX secolo i lavoratori a contratto portarono l’induismo a Mauritius, nelle Figi, nei Caraibi e in Africa, e nel XX secolo i migranti lo portarono in Gran Bretagna e in Nord America.

60° E80° E100° E120° E 20° S10° S10° N20° N30° N Equatore Punjab · c. 1500 a.C. Punjab: c. 1500 a.C. Pianura del Gange · c. 800 a.C. Pianura del Gange: c. 800 a.C. Giava · V sec. Giava: V sec. Champa · V sec. Champa: V sec. Angkor · IX sec. Angkor: IX sec. Bali · X sec. Bali: X sec. Mauritius · XIX sec. Mauritius: XIX sec. Attraverso l’Oceano Indiano dove è nata arrivo, data approssimativa N
  1. c. 1500 a.C. Punjab
  2. c. 800 a.C. Pianura del Gange
  3. V sec. Giava
  4. V sec. Champa
  5. IX sec. Angkor
  6. X sec. Bali
  7. XIX sec. Mauritius
Capitolo II

Imperi, santi e riformatori

Quando l’età vedica lasciò il posto all’età dei poemi epici e dei Purana, l’induismo era già meno una religione unica che una rete di tradizioni affini. La sua storia successiva è una vicenda di re, poeti e riformatori che hanno ridisegnato quella rete più e più volte. Gli imperatori Maurya del IV e III secolo a.C. sostennero buddhisti e giainisti oltre ai brahmani, e per diversi secoli i movimenti di rinuncia più recenti contesero alla più antica religione sacrificale il favore dei sovrani.

La dinastia Gupta, che governò gran parte dell’India settentrionale dal 320 al 550 d.C. circa, viene spesso descritta come un’età classica. I suoi re si dicevano devoti di Vishnu, i Purana assunsero in gran parte la loro forma familiare e i costruttori cominciarono a innalzare templi in pietra. Nel sud i Pallava e poi i Chola costruirono grandi città-tempio; Rajaraja I completò il tempio di Brihadishvara a Thanjavur nel 1010. Negli stessi secoli la regalità indù varcò il mare, e nel XII secolo il re khmer Suryavarman II dedicò Angkor Wat a Vishnu.

Tra il VI e il IX secolo circa i poeti-santi tamil, gli Alvar devoti a Vishnu e i Nayanar devoti a Shiva, cantarono un amore appassionato per Dio nella lingua del popolo. La loro bhakti Devozione amorevole a un dio, espressa nel canto, nella preghiera e nel servizio. Glossario, o devozione, si diffuse verso nord nei secoli seguenti. I filosofi le diedero una forma intellettuale: Shankara, tradizionalmente datato all’VIII secolo, insegnò l’Advaita, la non dualità tra il sé e il Brahman, mentre Ramanuja nell’XI–XII secolo e Madhva nel XIII difesero un Dio personale distinto dall’anima. Nel nord, Chaitanya nel Bengala, la poetessa Mirabai e Tulsidas, il cui Ramcharitmanas rinarrò la storia di Rama in una forma di hindi, fecero della devozione il cuore della religione popolare.

Dall’inizio dell’XI secolo, le incursioni di Mahmud di Ghazni, compreso il saccheggio del tempio di Somnath nel 1025, aprirono un lungo periodo di dominio musulmano nell’India settentrionale, sotto il Sultanato di Delhi e poi sotto i Moghul. Gli storici descrivono un quadro composito. Templi furono distrutti in guerra e alcuni sovrani tassarono i non musulmani, mentre altri, soprattutto Akbar, accolsero studiosi e nobili indù, e molti indù servirono nell’amministrazione moghul; Aurangzeb reintrodusse la tassa della jizya nel 1679. Nel sud l’impero di Vijayanagara, fondato nel 1336, fu una grande potenza indù fino alla sconfitta del 1565, e nel XVII secolo Shivaji costruì uno Stato maratha nell’ovest.

Il dominio britannico portò missionari, tipografie e studi occidentali, e con essi una nuova ondata di riforme. Nel Bengala, Ram Mohan Roy fondò il Brahmo Sabha nel 1828, sostenendo un culto razionale di un unico Dio e battendosi contro la sati, il rogo delle vedove, che i Britannici vietarono nel 1829. L’Arya Samaj di Dayananda Saraswati, fondato nel 1875, richiamò gli indù ai soli Veda. Vivekananda, discepolo del mistico bengalese Ramakrishna, parlò al Parlamento mondiale delle religioni di Chicago nel 1893 e presentò il Vedanta come una spiritualità universale. In questo periodo «induismo» si diffuse come nome di un’unica religione.

Nel XX secolo religione e politica si intrecciarono strettamente. Il Mahatma Gandhi attinse alla Bhagavad Gita e all’ahimsa Non violenza: non nuocere ad alcun essere vivente con il pensiero, la parola o l’azione. Centrale nel giainismo. Glossario, la non violenza, nella lotta per l’indipendenza, e si batté contro l’intoccabilità. L’idea di Hindutva, «induità», esposta da V. D. Savarkar nel 1923, e il Rashtriya Swayamsevak Sangh, fondato nel 1925, divennero le radici del nazionalismo indù. La spartizione del 1947 creò un’India a maggioranza indù e un Pakistan a maggioranza musulmana tra violenze di massa. La costituzione indiana del 1950 abolì l’intoccabilità e garantì la libertà religiosa.

Da allora l’induismo è stato al tempo stesso una fede viva e un’identità politica contesa. La demolizione della Babri Masjid ad Ayodhya nel 1992 e la consacrazione di un tempio a Rama sullo stesso sito nel 2024 hanno segnato la crescente forza del nazionalismo indù, che gli indiani giudicano in modi molto diversi. Nel frattempo movimenti come l’ISKCON, fondato a New York nel 1966, e una vasta diaspora hanno reso templi, feste e yoga parte della vita in ogni continente.

  1. c. 1500 a.C. Composizione degli inni vedici in sanscrito arcaico nell’India nord-occidentale.
  2. c. 320 d.C. Ascesa della dinastia Gupta; fioriscono il culto puranico e i templi in pietra.
  3. VIII secolo Secondo la datazione tradizionale, Shankara insegna l’Advaita Vedanta.
  4. 1010 Rajaraja I completa il tempio di Brihadishvara a Thanjavur.
  5. XII secolo Il re khmer Suryavarman II costruisce Angkor Wat, dedicato a Vishnu.
  6. 1336 Fondazione dell’impero di Vijayanagara, potenza indù nel sud fino al 1565.
  7. c. 1574 Tulsidas inizia il Ramcharitmanas, che rinarra la storia di Rama.
  8. 1828 Ram Mohan Roy fonda il Brahmo Sabha a Calcutta.
  9. 1875 Dayananda Saraswati fonda l’Arya Samaj a Bombay.
  10. 1893 Vivekananda parla al Parlamento mondiale delle religioni di Chicago.
  11. 1950 La costituzione indiana abolisce l’intoccabilità e garantisce la libertà religiosa.
  12. 2024 Consacrazione del tempio di Rama ad Ayodhya, dove fino al 1992 sorgeva la Babri Masjid.
Capitolo III

Ordine, azione e liberazione

Al cuore della vita indù sta il dharma Il dovere, la legge e il giusto ordine delle cose. Per gli induisti è l’ordine morale e l’insieme dei propri doveri nella vita; per i buddhisti, l’insegnamento del Buddha. Glossario: il giusto ordine del cosmo e il dovere che ogni persona ha al suo interno. I testi classici indicano quattro mete di una vita buona: il dharma stesso, la prosperità (artha), l’amore e il piacere (kama) e, al di sopra di esse, la liberazione (moksha La liberazione dal ciclo delle rinascite, la meta più alta della vita nell’induismo e nel giainismo. Glossario).

La liberazione è l’affrancamento dal samsara Il ciclo di nascita, morte e rinascita, da cui le religioni indiane cercano la liberazione. Glossario, il ciclo di nascita, morte e rinascita. Ciò che porta un essere da una vita all’altra è il karma L’azione e le sue conseguenze. Le azioni buone e cattive plasmano il futuro di una persona, in questa vita e in quelle a venire. Glossario: ogni atto intenzionale lascia tracce che plasmano l’esperienza futura.

Il pensiero indù offre diverse vie verso la liberazione, spesso presentate come quattro yoga: l’azione disinteressata, la conoscenza, la devozione amorevole a Dio e la meditazione. La Bhagavad Gita le intreccia tra loro. Le scuole filosofiche divergono su che cosa sia la liberazione: alcune parlano di realizzare che il sé è il Brahman, altre di un eterno rapporto d’amore con un Dio personale.

1234 Le quattro metedella vita

Le quattro mete della vita

  1. iDharma, il retto vivere
  2. iiArtha, la prosperità
  3. iiiKama, l’amore e il piacere
  4. ivMoksha, la liberazione

Quattro vie verso la liberazione

  1. 1Karma yoga, la via dell’azione
  2. 2Jnana yoga, la via della conoscenza
  3. 3Bhakti yoga, la via della devozione
  4. 4Raja yoga, la via della meditazione
Capitolo IV

Forme di culto

Gran parte del culto indù si svolge in casa. Un altarino di famiglia ospita le immagini delle divinità prescelte, onorate ogni giorno con la puja Il culto: offerte di fiori, cibo, luce e incenso a una divinità, in casa o in un tempio. Glossario: fiori, acqua, luce, incenso e cibo. Nei templi i sacerdoti svegliano, lavano, nutrono e adornano la divinità, e i fedeli vengono per il darshan, la benedizione di vedere il dio e di esserne visti.

La vita è scandita da riti di passaggio (samskara), dall’imposizione del nome a un bambino al matrimonio intorno al fuoco sacro e alla cremazione dopo la morte. Il pellegrinaggio a fiumi, montagne e città sacre è una parte profonda della tradizione: milioni di persone si bagnano nel Gange a Varanasi, e il Kumbh Mela richiama folle immense.

La pratica varia molto a seconda della regione, della casta, della famiglia e della corrente. Un devoto bengalese della Dea, un devoto tamil di Shiva e un monaco vishnuita di Vrindavan possono condividere pochi riti, eppure riconoscersi a vicenda come indù.

  • Puja

    Culto con fiori, luce, cibo e incenso davanti all’immagine di una divinità, in un altarino domestico o in un tempio.

  • Offerte nel fuoco

    Il rito vedico dell’offerta in un fuoco sacro, celebrato ancora oggi nei matrimoni e in altre cerimonie.

  • Yoga e meditazione

    Discipline del corpo, del respiro e della mente volte alla quiete e, in ultima analisi, alla liberazione.

  • Pellegrinaggio

    Ai fiumi e alle città sacre come Varanasi, e al Kumbh Mela, uno dei più grandi raduni della Terra.

  • Riti di passaggio

    I samskara scandiscono la vita, dall’imposizione del nome e dal cordone sacro al matrimonio e alla cremazione.

  • Feste

    Un anno di feste per gli dèi e le stagioni, dai colori di Holi alle lampade di Diwali.

Capitolo V

Udito e ricordato

Gli indù dividono i loro testi sacri in due categorie. La shruti, «ciò che è udito», sono i Veda, comprese le Upanishad, ritenuti rivelati anziché composti. La smriti, «ciò che è ricordato», comprende i poemi epici, i Purana e i trattati di legge, composti da saggi e poeti.

Per molti secoli i Veda furono trasmessi oralmente, con tecniche di recitazione abbastanza precise da conservarli quasi immutati. Nella vita quotidiana i poemi epici e la Bhagavad Gita sono più conosciuti dei Veda stessi, grazie a rinarrazioni, feste, arte templare e, oggi, alla televisione.

  • I Veda

    Sanscrito vedico

    Quattro raccolte di inni e testi rituali, i più antichi risalenti al 1500–1200 a.C. circa. Tramandati oralmente per molti secoli; considerati «uditi» (shruti), non composti.

  • Le Upanishad

    Sanscrito

    Testi filosofici posti alla fine dei Veda (dall’800 a.C. circa) sul Brahman, sul sé (atman) e sulla liberazione.

  • Mahabharata e Ramayana

    Sanscrito

    I due grandi poemi epici. Il Mahabharata contiene la Bhagavad Gita, l’insegnamento di Krishna al guerriero Arjuna.

  • I Purana

    Sanscrito

    Raccolte di miti, genealogie e riti degli dèi, composte nel corso del I millennio d.C.

Capitolo VI

Molte correnti

Gli indù seguono spesso una delle grandi correnti devozionali. I vishnuiti venerano Vishnu, soprattutto nelle sue discese (avatar La «discesa» di un dio nel mondo in forma corporea, come Rama e Krishna, avatar di Vishnu. Glossario) come Krishna e Rama. Gli shivaiti venerano Shiva, l’asceta che distrugge e rinnova il mondo. Gli shakta venerano la Dea come potere supremo. Gli smarta onorano diverse divinità come forme dell’unico Brahman.

Non si tratta di chiese separate con registri di iscritti. Una famiglia può prediligere un dio pur visitando i templi di altri, e scuole filosofiche come l’Advaita Vedanta le attraversano tutte.

Vishnuismo dai primi secoli d.C. Shivaismo dai primi secoli d.C. Shaktismo dal V sec. d.C. circa Smarta dall’VIII sec. d.C. circa Induismo classico c. 500 a.C.–500 d.C. Religione vedica c. 1500–500 a.C.
Religione vedica
India settentrionale. Inni, sacrifici del fuoco e rituali sacerdotali, conservati nei Veda.
Induismo classico
In tutta l’India. Le Upanishad, i grandi poemi epici e i trattati di legge; prende forma il culto templare di dèi personali.
Vishnuismo
Tutta l’India, specialmente il nord e il Bengala. Devozione a Vishnu e alle sue discese, soprattutto Krishna e Rama.
Shivaismo
Tutta l’India, Nepal, Kashmir, Tamil Nadu. Devozione a Shiva, il signore asceta che distrugge e rinnova.
Shaktismo
Bengala, Assam, Himalaya. Culto della Dea (Devi) come potere supremo, in forme come Durga e Kali.
Smarta
Tutta l’India. Culto di cinque o sei divinità come forme equivalenti dell’unico Brahman, legato al maestro Shankara.
Capitolo VII

L’induismo oggi

Secondo il Pew Research Center, nel 2020 gli indù erano quasi 1,2 miliardi, circa il 15% della popolazione mondiale. Circa il 95% di loro vive in India, dove gli indù sono il 79% della popolazione; il Nepal ha una percentuale di indù ancora più alta.

Fuori dall’Asia meridionale le comunità più numerose si trovano in Indonesia, soprattutto a Bali, negli Stati Uniti e in Malaysia. Maestri e movimenti moderni, da Vivekananda alle scuole di yoga, hanno inoltre reso familiari le idee indù ben oltre i confini della tradizione stessa.

1,2 miliardi

indù nel 2020, circa il 15% della popolazione mondiale

95 su 100 vivono in India

Where they are the majority

  • Nepal81%
  • India79%

Popolazioni più numerose

  • India circa 1,1 miliardi
  • Nepal circa 24 milioni
  • Bangladesh circa 13 milioni

Il numero degli indù è cresciuto di circa il 12% tra il 2010 e il 2020, allo stesso ritmo della popolazione mondiale. Fonte: Pew Research Center, 2025; censimenti del Nepal (2021) e del Bangladesh (2022).

Clero e vita religiosa

Chi guida, insegna e serve, ciascuno raffigurato con l’abito che ne contraddistingue il ruolo.

Simboli

L’anno

genfebmaraprmaggiulugagosetottnovdic L’anno la maggior parte delle date segue la luna Makar Sankranti Maha Shivaratri Holi Janmashtami Navaratri Diwali Raksha Bandhan Ganesh Chaturthi
Makar Sankranti
14 o 15 gennaio. Festa del raccolto quando il sole entra nel Capricorno; aquiloni, bagni nei fiumi, dolci al sesamo.
Maha Shivaratri 
Febbraio o marzo. La grande notte di Shiva, osservata con digiuno e veglia.
Holi 
Marzo. Festa primaverile dei colori, dei falò e della vittoria della devozione sull’orgoglio.
Janmashtami 
Agosto o settembre. La nascita di Krishna, celebrata a mezzanotte.
Raksha Bandhan 
Agosto. Le sorelle legano un filo protettivo al polso dei fratelli.
Ganesh Chaturthi 
Agosto o settembre. La nascita di Ganesha: immagini d’argilla, dolci modak e immersioni nell’acqua.
Navaratri 
Settembre o ottobre. Nove notti per la Dea, che si concludono con Dussehra, la vittoria di Rama.
Diwali 
Ottobre o novembre. La festa delle luci: lampade, Lakshmi, il ritorno di Rama e, in molte regioni, il nuovo anno.

Domande frequenti

Gli indù credono in molti dèi?

Gli indù venerano il divino in molte forme, e le opinioni divergono. Molti ritengono che dèi come Vishnu, Shiva e la Dea siano forme di un’unica realtà ultima, il Brahman; altri si dedicano a un solo dio considerato supremo. Gli studiosi usano termini come politeismo, monoteismo e monismo per indicare correnti diverse della stessa tradizione.

Chi ha fondato l’induismo?

Nessuno. L’induismo non ha un fondatore, una scrittura unica o un’autorità centrale. È nato dalla religione vedica dell’India antica e in tremila anni ha assorbito molte tradizioni locali.

Da dove viene la parola «indù»?

Da Sindhu, il nome sanscrito del fiume Indo. I Persiani e in seguito altri popoli stranieri lo usarono per indicare le genti al di là dell’Indo. Molti indù chiamano la propria tradizione Sanatana Dharma, «l’ordine eterno».

Che cosa sono il karma e il moksha?

Il karma è il principio secondo cui le azioni plasmano le vite future. Il moksha è la liberazione dal ciclo delle rinascite (samsara), descritta dalle varie scuole come unione con il Brahman o come eterna comunione con Dio.

Metti alla prova ciò che sai

8 domande su Induismo, con ogni risposta spiegata. Altri quiz · Scheda stampabile per insegnanti

  1. Domanda 1 di 8

    Quali sono le scritture indù più antiche?

    Mostra la risposta

    I Veda. I Veda, composti a partire dal 1500 a.C. circa e trasmessi oralmente, sono shruti, «ciò che è udito».

  2. Domanda 2 di 8

    Di quale grande poema epico fa parte la Bhagavad Gita?

    Mostra la risposta

    Il Mahabharata. Sul campo di battaglia di Kurukshetra, Krishna istruisce il guerriero Arjuna in 700 versi.

  3. Domanda 3 di 8

    Che cos’è il moksha?

    Mostra la risposta

    La liberazione dal ciclo delle rinascite. Il moksha libera l’anima dal samsara; il dharma è il dovere e la bhakti la devozione.

  4. Domanda 4 di 8

    Da dove viene la parola «indù»?

    Mostra la risposta

    Da Sindhu, il nome sanscrito dell’Indo. I Persiani, e più tardi altri popoli stranieri, usarono la parola per indicare la gente al di là dell’Indo. Molti indù chiamano la propria tradizione Sanatana Dharma.

  5. Domanda 5 di 8

    Quale di questi NON è uno dei quattro fini classici della vita?

    Mostra la risposta

    Ahimsa. I quattro fini sono dharma, artha (prosperità), kama (amore e piacere) e moksha. L’ahimsa, la non violenza, è una virtù, non uno dei quattro.

  6. Domanda 6 di 8

    Che cosa insegnò il filosofo Shankara?

    Mostra la risposta

    L’Advaita, la non dualità tra il sé e il Brahman. Shankara, vissuto secondo la tradizione nell’VIII secolo, insegnò l’Advaita Vedanta; Ramanuja e Madhva difesero un Dio personale distinto dall’anima.

  7. Domanda 7 di 8

    A quale dio il re khmer Suryavarman II dedicò Angkor Wat?

    Mostra la risposta

    Vishnu. Attraverso i commerci e le corti reali gli dèi indù giunsero nel Sud-est asiatico; Angkor Wat fu costruito nel XII secolo.

  8. Domanda 8 di 8

    Diwali è nota soprattutto come la festa…

    Mostra la risposta

    Delle luci. Holi è la festa dei colori e Navaratri quella delle nove notti; le lampade di Diwali accolgono Lakshmi e ricordano il ritorno di Rama.

Fonti e letture consigliate

  1. National Statistics Office of Nepal, National Population and Housing Census 2021: religion
  2. Bangladesh Bureau of Statistics, Population and Housing Census 2022
  3. Pew Research Center, “How the Global Religious Landscape Changed From 2010 to 2020: Hindus” (2025)
  4. Encyclopaedia Britannica, “Hinduism”
  5. Gavin Flood, An Introduction to Hinduism (Cambridge University Press, 1996)
  6. Kim Knott, Hinduism: A Very Short Introduction, 2nd ed. (Oxford University Press, 2016)