Capitolo I
L’isola di Platone
Il racconto di Atlantide proviene da due dialoghi del filosofo ateniese Platone, il Timeo e il Crizia, scritti intorno al 360 a.C. Nel Timeo l’ateniese Crizia riferisce una storia che, dice, si era tramandata nella sua famiglia a partire dallo statista Solone, il quale l’aveva udita dai sacerdoti egizi di Sais nel VI secolo a.C. I sacerdoti raccontarono a Solone che novemila anni prima Atene era stata una città grande e virtuosa, che aveva sconfitto la potenza invasora di Atlantide, un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme, situata nell’oceano oltre le Colonne d’Ercole, lo stretto di Gibilterra.
Il Crizia, rimasto incompiuto, descrive Atlantide nei dettagli. Il dio del mare Poseidone si innamorò di una donna mortale, Clito, e ne racchiuse la dimora, posta su un colle, entro anelli alternati di terra e d’acqua. I loro dieci figli divennero i primi re, e il primogenito, Atlante, diede il nome all’isola e all’oceano. Platone immagina uno Stato ricco e ordinato, con canali, porti, templi rivestiti di metalli preziosi, cacce rituali al toro e leggi incise su una colonna di oricalco. Con il tempo la natura divina dei re si diluì, ed essi divennero avidi e arroganti.
Il Timeo racconta che dopo la guerra vennero terremoti e inondazioni violenti, e in un solo terribile giorno e una sola notte l’isola di Atlantide sprofondò sotto il mare, lasciando bassifondi di fango impraticabili. Il Crizia si interrompe proprio mentre Zeus riunisce gli dèi per decidere la punizione degli Atlantidi, così il racconto si ferma a metà di una frase.