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Sabbatai Zevi, il messia del 1666

Nel 1665–1666 gran parte del mondo ebraico vide in Sabbatai Zevi di Smirne il Messia, finché egli si convertì all’islam davanti al sultano, lasciando un enigma secolare.

Quando
1665–1676
Dove
L’Impero ottomano, con seguaci in Europa, Nord Africa e Medio Oriente
Tradizioni
Ebraismo, Islam

In cifre

  • circa 15 mesidalla proclamazione di Sabbatai a Gaza (primavera 1665) alla sua conversione (settembre 1666)
  • 1666l’anno in cui molti seguaci, e alcuni scrittori cristiani, attendevano la redenzione
  • 1923–1924i Dönme di Salonicco partono per la Turchia nello scambio di popolazioni greco-turco

In breve

  1. I.Nel 1665 il giovane cabalista Nathan di Gaza proclamò che Sabbatai Zevi, un rabbino di Smirne, era il Messia tanto atteso.
  2. II.La notizia del Messia si diffuse con una rapidità sorprendente, e comunità da Amsterdam allo Yemen si prepararono alla redenzione con digiuni, penitenze e festeggiamenti.
  3. III.Nel settembre 1666, condotto davanti al sultano ottomano, Sabbatai si convertì all’islam, uno shock che pose fine al movimento per la maggior parte degli ebrei.
  4. IV.Una minoranza continuò a credere in lui, interpretando la conversione come un mistero nascosto, e alcuni dei loro discendenti, i Dönme, formarono una comunità distinta a Salonicco per più di due secoli.

Cronologia

  1. 1626Sabbatai Zevi nasce a Smirne (İzmir), nell’Impero ottomano.
  2. 1648La rivolta di Chmel’nyc’kyj devasta le comunità ebraiche in Ucraina; più o meno in questo periodo Sabbatai accenna per la prima volta a una vocazione messianica.
  3. primavera 1665A Gaza, Nathan proclama Sabbatai Messia.
  4. dicembre 1665Sabbatai torna a Smirne, dove l’entusiasmo travolge la comunità.
  5. febbraio 1666Si reca a Istanbul, viene arrestato e in seguito trattenuto nella fortezza di Gallipoli, dove i pellegrini lo visitano.
  6. settembre 1666Condotto davanti alla corte del sultano a Edirne, Sabbatai si converte all’islam e prende il nome di Aziz Mehmed Efendi.
  7. 1676Sabbatai muore in esilio a Dulcigno (Ulcinj), sulla costa adriatica.

Che cosa mostrano i documenti

  • Sabbatai Zevi nacque a Smirne nel 1626 e vi studiò il Talmud e la Cabala.
  • Nathan di Gaza lo proclamò Messia nel 1665 e scrisse lettere e preghiere che diffusero il movimento.
  • Lettere, opuscoli e resoconti di viaggiatori portarono la notizia nel giro di pochi mesi alle comunità di Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
  • Nel settembre 1666 Sabbatai si convertì all’islam a Edirne, e le autorità ottomane gli assegnarono una pensione di corte.
  • Morì in esilio a Dulcigno nel 1676; Nathan morì a Skopje nel 1680.

Che cosa dice la leggenda

  • Si dice spesso che intere comunità vendettero tutto per partire verso la Terra Santa. Alcune famiglie si prepararono davvero a partire, ma i numeri sono difficili da stabilire e molti racconti sono aneddotici.
  • Una storia famosa delle memorie di Glikl di Hameln racconta del suocero che riempiva botti di provviste per il viaggio a Gerusalemme. È un vivido ricordo di famiglia, non la prova di un esodo generale.
  • Sabbatai è talvolta descritto come un impostore consapevole. La maggior parte degli storici vede in lui piuttosto un uomo dalle intense esperienze religiose e dagli umori mutevoli, che altri trasformarono in un Messia.
  • L’anno 1666 viene talvolta collegato al 666, il numero della bestia nell’Apocalisse cristiana. Quel collegamento apparteneva alle speculazioni cristiane; l’attesa ebraica si basava su calcoli propri.

Personaggi chiave

  • Sabbatai ZeviRabbino e cabalista di Smirne (1626–1676), proclamato Messia nel 1665, convertito all’islam nel 1666
  • Nathan di GazaGiovane cabalista e profeta (1643 circa–1680), principale teologo del movimento
  • SaraMoglie di Sabbatai, profuga dalla Polonia la cui storia romanzesca accrebbe la sua leggenda
  • Maometto IVSultano ottomano (1648–1687), davanti alla cui corte Sabbatai si convertì
  • Jacob SasportasRabbino ad Amburgo e principale critico del movimento, di cui raccolse lettere e testimonianze

Capitolo I

La proclamazione di Gaza

La tradizione ebraica sostiene da tempo che un Messia, discendente del re Davide, un giorno radunerà gli esuli d’Israele e porterà un’epoca di pace. Nel corso dei secoli diverse figure rivendicarono quel ruolo o se lo videro attribuire, e ogni volta la maggior parte dei rabbini invitò alla prudenza. Nel Seicento questa speranza acquistò una nuova urgenza. I massacri di ebrei in Ucraina durante la rivolta di Chmel’nyc’kyj del 1648 avevano sconvolto il mondo ebraico, e gli insegnamenti del cabalista cinquecentesco Isaac Luria di Safed si erano diffusi ampiamente. La Cabala luriana descriveva il mondo come un luogo di scintille divine disperse in attesa di essere raccolte, un processo chiamato tikkun, o riparazione, che si sarebbe concluso con la redenzione.

Sabbatai Zevi nacque nel 1626 a Smirne, un attivo porto ottomano. Era esperto di Talmud e di Cabala, ma il suo comportamento sconcertava chi gli stava intorno. Periodi di profonda depressione si alternavano a momenti di esaltazione, durante i quali compiva atti strani, come pronunciare il nome proibito di Dio. I rabbini di Smirne e poi di Salonicco lo espulsero. Gli autori moderni hanno spesso ipotizzato che soffrisse di ciò che oggi si chiamerebbe disturbo bipolare, anche se simili diagnosi a secoli di distanza restano speculative.

L’incontro decisivo avvenne nel 1665. Sabbatai si recò a Gaza per cercare Nathan, un giovane studioso del luogo con la fama di guaritore delle anime. Nathan, che aveva avuto a sua volta una visione profetica, dichiarò che Sabbatai era il Messia. Sabbatai accettò il ruolo. Nathan divenne presto la voce del movimento, scrivendo lettere, preghiere e istruzioni penitenziali che percorsero il mondo ebraico.

Capitolo II

Un anno di attesa

Ciò che seguì è uno degli episodi più straordinari della storia ebraica. Le lettere che annunciavano il Messia raggiunsero nel giro di pochi mesi Aleppo, Il Cairo, Venezia, Amsterdam, Amburgo, la Polonia e lo Yemen. In molte comunità si digiunava, ci si immergeva in acqua gelida e si facevano elemosine come penitenza, mentre in altre si ballava per le strade. Nelle sinagoghe furono aggiunte preghiere per Sabbatai. I mercanti di Amsterdam, una comunità ricca e raffinata, erano tra i suoi sostenitori più entusiasti, e in molte città credenti e scettici si scontravano aspramente.

L’eccitazione andò oltre il mondo ebraico. I millenaristi cristiani in Inghilterra e nei Paesi Bassi, molti dei quali attendevano grandi eventi nel 1666, seguivano attentamente le notizie, e gazzette e opuscoli riferivano del presunto re dei Giudei. Il segretario della Royal Society di Londra, Henry Oldenburg, chiese al filosofo Spinoza che cosa pensasse di quelle voci. Il matrimonio di Sabbatai aggiunse dramma alla vicenda. Sua moglie, Sara, era una giovane donna sopravvissuta da bambina ai massacri in Polonia, che si diceva avesse annunciato di essere destinata a sposare il Messia. La sua storia, raccontata con molti abbellimenti, entrò a far parte della leggenda.

Sabbatai tornò a Smirne alla fine del 1665 e, in un clima di grande eccitazione, prese il controllo della comunità. Annunciò cambiamenti nella pratica ebraica, a cominciare dall’abolizione di un giorno di digiuno; più tardi, dal carcere, avrebbe trasformato in festa il digiuno del Nove di Av, che ricorda la distruzione del Tempio ed era anche il giorno del suo compleanno. All’inizio del 1666 salpò per Istanbul, apparentemente convinto di prendere la corona al sultano. Invece le autorità ottomane lo arrestarono. Dopo un periodo in carcere fu trattenuto nella fortezza di Gallipoli, che i suoi seguaci chiamavano la Torre della Forza. Lì riceveva visite e viveva con una certa agiatezza, e pellegrini da molti paesi venivano a vederlo.

La svolta arrivò nel settembre 1666. Un cabalista polacco, Neemia ha-Kohen, fece visita a Sabbatai e, secondo le fonti, dopo il loro incontro lo denunciò alle autorità ottomane. Sabbatai fu condotto alla corte del sultano a Edirne. Posto davanti alla scelta, come riferiscono i resoconti, tra la morte e la conversione, indossò un turbante musulmano e prese il nome di Aziz Mehmed Efendi. Ricevette una carica onorifica e una pensione.

Capitolo III

L’enigma dell’apostasia

Per la maggior parte dei credenti la notizia fu una catastrofe. I rabbini si adoperarono per ristabilire l’ordine, e molte comunità cercarono di cancellare dai propri registri le tracce dell’episodio. Il rabbino Jacob Sasportas di Amburgo, che si era opposto al movimento fin dall’inizio, raccolse lettere e resoconti che restano una fonte importante. Glikl di Hameln, una donna d’affari ebrea le cui memorie sono una rara testimonianza in prima persona di una donna dell’epoca, ricordava come il suocero avesse riempito botti di provviste per il viaggio in Terra Santa, e come esse fossero rimaste per anni ad aspettare in casa sua.

Una minoranza non si arrese. Nathan di Gaza sostenne che il Messia doveva scendere nel regno dell’impurità per salvare le scintille sante nascoste lì, e che quindi l’apostasia non era un tradimento ma una tappa necessaria e nascosta della redenzione. Alcuni seguaci, vedendovi un modello, si convertirono a loro volta all’islam. Sabbatai, che continuava a osservare alcune pratiche ebraiche, fu infine esiliato a Dulcigno, sulla costa adriatica, dove morì nel 1676. Nathan morì a Skopje nel 1680. Per i seguaci rimasti, la morte del Messia in esilio divenne un ulteriore mistero da spiegare, e alcuni sostennero che non fosse morto davvero ma fosse stato nascosto, per tornare al momento stabilito.

Capitolo IV

I Dönme e la lunga ombra

A Salonicco diverse centinaia di famiglie di credenti si convertirono all’islam negli anni Ottanta del Seicento, dopo la morte di Sabbatai. Divennero noti in turco come Dönme, cioè «coloro che si sono voltati». Esteriormente erano musulmani, ma per generazioni si sposarono all’interno dei propri gruppi e conservarono preghiere e tradizioni private in onore di Sabbatai. All’inizio del Novecento alcuni di loro ebbero un ruolo di primo piano nel commercio di Salonicco e nei movimenti riformatori. Dopo lo scambio di popolazioni greco-turco del 1923–1924, la maggior parte si trasferì in Turchia, dove la comunità si dissolse gradualmente nella società più ampia.

In Europa le idee sabbatiane sopravvissero clandestinamente nel Settecento e confluirono nel movimento di Jacob Frank in Polonia. Il mondo rabbinico reagì con un sospetto accresciuto verso le pretese messianiche e gli insegnamenti cabalistici segreti. Il grande storico Gershom Scholem, nel suo monumentale studio del 1957, tradotto in inglese nel 1973, sostenne che la crisi sabbatiana fu una svolta nella storia ebraica. Studiosi successivi hanno discusso parti della sua interpretazione, ma l’episodio resta centrale per comprendere la mistica ebraica, la speranza messianica e il prezzo delle attese deluse.

Dove è successo

20° E 40° N Smirne · 1626; di nuovo nel 1665 Smirne: 1626; di nuovo nel 1665 Gaza · 1665 Gaza: 1665 Istanbul · febbraio 1666 Istanbul: febbraio 1666 Gallipoli · 1666 Gallipoli: 1666 Edirne · settembre 1666 Edirne: settembre 1666 Dulcigno (Ulcinj) · 1673–1676 Dulcigno (Ulcinj): 1673–1676 Salonicco · dal 1683 circa Salonicco: dal 1683 circa Dove è successo Dove iniziò Luoghi successivi N
  1. 1626; di nuovo nel 1665 Smirne
  2. 1665 Gaza
  3. febbraio 1666 Istanbul
  4. 1666 Gallipoli
  5. settembre 1666 Edirne
  6. 1673–1676 Dulcigno (Ulcinj)
  7. dal 1683 circa Salonicco

In immagini

  • Smirne alla fine del Seicento, la città dove Sabbatai Zevi nacque e fu proclamato MessiaCornelis de Bruijn, 1698 circa
Crediti fotografici
  1. Cornelis de Bruijn, 1698 circa · Cornelis de Bruijn, Public domain

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Domande frequenti

Perché Sabbatai Zevi si convertì all’islam?

Le fonti dicono che alla corte del sultano gli fu data la scelta tra la conversione e la morte. I suoi seguaci la spiegarono poi come una discesa mistica per redimere scintille di santità nascoste, mentre i suoi avversari vi videro la prova che era un falso messia.

Chi sono i Dönme?

I Dönme erano i discendenti dei seguaci che si convertirono all’islam insieme a Sabbatai o dopo di lui, soprattutto a Salonicco. Vivevano esteriormente da musulmani pur conservando alcune tradizioni private, e negli anni Venti del Novecento la maggior parte si trasferì in Turchia, dove si fusero gradualmente con il resto della popolazione.

Come considera oggi Sabbatai Zevi la tradizione ebraica?

La corrente principale dell’ebraismo lo considera un falso messia. Il suo movimento è ricordato come una lezione dolorosa sulle speranze messianiche ed è studiato seriamente dagli storici della mistica ebraica.

Fonti e letture consigliate

  1. Gershom Scholem, Sabbatai Ṣevi: The Mystical Messiah, 1626–1676 (Princeton University Press, 1973)
  2. Marc David Baer, The Dönme: Jewish Converts, Muslim Revolutionaries, and Secular Turks (Stanford University Press, 2010)
  3. Matt Goldish, The Sabbatean Prophets (Harvard University Press, 2004)
  4. Cengiz Şişman, The Burden of Silence: Sabbatai Sevi and the Evolution of the Ottoman-Turkish Dönmes (Oxford University Press, 2015)