Capitolo I
Dove il cielo toccava la terra
Nel mondo tardoromano i cristiani cominciarono a radunarsi presso le tombe dei martiri, coloro che erano morti per la fede. Credevano che i martiri fossero già presso Dio e potessero intercedere per i vivi, e che i loro resti conservassero una parte della loro santità. Sopra quelle tombe sorsero chiese, e dal IV secolo le reliquie vennero trasferite in nuove chiese e collocate sotto gli altari. Lo storico Peter Brown ha descritto tutto questo come una rivoluzione: i morti, un tempo tenuti fuori dalle mura cittadine, furono portati al centro della vita cristiana.
Le reliquie assumevano molte forme. Le più apprezzate erano i corpi dei santi, interi o divisi, ma esistevano anche reliquie secondarie: vesti, oggetti toccati dal santo o stoffe che avevano toccato una tomba. Le più preziose di tutte erano le reliquie legate a Cristo stesso, come i frammenti della Vera Croce, che secondo la tradizione Elena, madre di Costantino, ritrovò a Gerusalemme nel IV secolo. Le reliquie erano custodite in reliquiari d’oro, d’argento e di gemme, molti dei quali sono oggi capolavori nelle collezioni dei musei.
Per una chiesa o una città, una reliquia famosa portava pellegrini, offerte, prestigio e la protezione di un patrono celeste. I re collezionavano reliquie per mostrare la loro pietà e il loro potere, e gli imperatori le inviavano come doni diplomatici. Nel 787 il secondo Concilio di Nicea stabilì che le chiese fossero consacrate con reliquie, il che le rese necessarie per ogni nuovo altare. La domanda crebbe più in fretta dell’offerta. Nell’Occidente latino, dove le reliquie erano più rare che nell’Oriente bizantino, le chiese guardavano a Roma e alla Terra Santa, e i corpi dei martiri romani furono prelevati dalle catacombe e inviati a nord delle Alpi, a volte con la benedizione papale e a volte senza. Le vie di pellegrinaggio, come il cammino verso Santiago de Compostela, si svilupparono attorno ai santuari dei santi più famosi.