Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Reliquie sacre

La Sindone di Torino

La Sindone di Torino, telo di lino con la tenue immagine di un uomo crocifisso, è documentata dagli anni 1350. La sua storia, la datazione al radiocarbonio del 1988 e il dibattito.

Tradizione

Tramandata da una comunità: alcune parti si possono ricostruire storicamente, altre sono questioni di fede.

Quando
Documentata dagli anni 1350
Dove
Lirey, Francia; Torino, Italia
Tradizioni
Cristianesimo

In breve

  1. I.La Sindone di Torino è un lungo telo di lino che reca la tenue immagine, frontale e dorsale, di un uomo con ferite corrispondenti ai racconti evangelici della crocifissione.
  2. II.La sua storia documentata comincia a Lirey, in Francia, negli anni 1350, e dal 1578 è custodita a Torino.
  3. III.Nel 1988 le analisi al radiocarbonio di tre laboratori hanno datato il lino tra il 1260 e il 1390 d.C., un risultato accettato dalla maggior parte degli scienziati.
  4. IV.Molti cristiani la venerano comunque come il telo funebre di Cristo, e la Chiesa cattolica non si è pronunciata ufficialmente sulla sua autenticità.

Che cosa mostrano le prove

  • Il telo è un lino tessuto a spina di pesce lungo circa 4,4 metri e largo 1,1 metri.
  • Le prime attestazioni sicure provengono da Lirey, nella Champagne, negli anni 1350.
  • Nel 1389 il vescovo di Troyes riferì al papa che un artista aveva confessato di averla dipinta.
  • Nel 1988 tre laboratori hanno datato i campioni tra il 1260 e il 1390 d.C., con risultati pubblicati su *Nature* nel 1989.
  • Il modo in cui si è formata l’immagine non è stato spiegato in modo definitivo.

Che cosa si racconta

  • Molti credenti ritengono che la Sindone sia il telo in cui fu sepolto Gesù.
  • Alcuni devoti credono che l’immagine si sia formata miracolosamente al momento della Risurrezione.
  • Alcuni scrittori sostengono che la Sindone sia lo stesso oggetto del Mandylion di Edessa, il che le darebbe una storia anteriore agli anni 1350.
  • I sostenitori dell’autenticità affermano che il campione del 1988 provenisse da un rammendo medievale o fosse contaminato.

Capitolo I

Un telo che compare nella Francia del Trecento

La Sindone di Torino è un telo di lino lungo circa 4,4 metri e largo 1,1 metri, tessuto in saia a spina di pesce. Su di esso si vede una tenue immagine color paglia della parte anteriore e posteriore di un uomo nudo, disposta come se il telo fosse stato ripiegato sopra la sua testa. La figura reca segni corrispondenti alla crocifissione descritta nei Vangeli: ferite ai polsi e ai piedi, una ferita al costato, tracce di flagellazione e di qualcosa premuto sul capo. Molti cristiani la venerano come il telo funebre di Gesù.

La sua storia documentata comincia negli anni 1350 a Lirey, nella Champagne, dove il cavaliere Geoffroi de Charny aveva fondato una collegiata. Un’insegna da pellegrino in piombo di quel periodo, oggi al Musée de Cluny di Parigi, mostra il telo insieme allo stemma dei Charny. Nel 1389 Pierre d’Arcis, vescovo di Troyes, scrisse un memoriale al papa avignonese Clemente VII sostenendo che uno dei suoi predecessori aveva indagato sul telo decenni prima e identificato l’artista che lo aveva dipinto. Clemente permise che le ostensioni continuassero, a condizione che si annunciasse che il telo era una rappresentazione e non il vero sudario.

Nel 1453 Marguerite de Charny lo cedette al duca Ludovico di Savoia. Fu danneggiato da un incendio nella cappella di Chambéry nel 1532, quando l’argento fuso bruciò gli strati ripiegati, e nel 1534 le clarisse cucirono delle toppe sui fori. Casa Savoia lo trasferì a Torino nel 1578. Alla sua morte, nel 1983, l’ex re Umberto II lo lasciò in eredità alla Santa Sede, ed è custodito nel Duomo di Torino.

Capitolo II

Fotografie, scienza e la datazione del 1988

L’interesse moderno cominciò nel 1898, quando il fotografo Secondo Pia scoprì che le sue lastre negative mostravano l’immagine come un positivo nitido, il che fece pensare a molti che il telo stesso si comportasse come un negativo fotografico. Nel 1978 lo Shroud of Turin Research Project (STURP), statunitense, lo esaminò per cinque giorni; i suoi membri riferirono che l’immagine si trova solo sulle fibre più superficiali e che la pittura non ne era la causa principale. Il microscopista Walter McCrone, studiando campioni prelevati con nastro adesivo durante lo stesso esame, concluse invece che era stata dipinta con ossido di ferro e vermiglione. Il modo in cui l’immagine si è formata è tuttora controverso.

Nel 1988, con l’approvazione della Chiesa, una striscia prelevata da un angolo fu suddivisa tra i laboratori di Oxford, Zurigo e Tucson, in Arizona. I loro risultati, pubblicati sulla rivista Nature nel 1989, datarono il lino tra il 1260 e il 1390 d.C. con un livello di confidenza del 95 %, il che concorda in modo sorprendente con le prime attestazioni documentarie. La maggior parte degli scienziati e degli storici lo considera una prova solida di un’origine medievale.

I difensori dell’autenticità hanno contestato il risultato, sostenendo che il campione provenisse da una zona rammendata, che l’incendio del 1532 o contaminazioni successive avessero alterato il carbonio oppure, in una rianalisi statistica dei dati grezzi del 2019, che i campioni non fossero omogenei. I laboratori e molti specialisti rispondono che esperti tessili esaminarono il punto di prelievo prima del taglio, e che nessuno degli effetti proposti si è dimostrato abbastanza forte da spostare la data di circa tredici secoli. La Chiesa cattolica non si è pronunciata ufficialmente; nel 1998 papa Giovanni Paolo II disse che la Chiesa non ha una competenza specifica per decidere tali questioni e le lascia agli scienziati.

Capitolo III

Reliquia, icona e simbolo

Per i credenti la Sindone è un oggetto di preghiera più che un reperto di laboratorio. Le sue rare esposizioni pubbliche, chiamate ostensioni, attirano milioni di pellegrini, come nel 2010 e nel 2015, e nel 2020, durante la pandemia, è stata mostrata in una preghiera trasmessa in televisione e in streaming. I papi recenti ne hanno parlato come di un’icona della sofferenza di Cristo, che invita alla riflessione qualunque cosa si concluda sulla sua età.

La Sindone appartiene a una famiglia più ampia di teli che si diceva conservassero i lineamenti di Cristo, come il velo della Veronica e il Mandylion di Edessa. Alcuni autori hanno sostenuto che la Sindone e il Mandylion siano la stessa cosa, il che le darebbe una storia molto anteriore a Lirey. Gli storici in genere ritengono questa tesi non dimostrata, perché le fonti descrivono il Mandylion come l’immagine di un volto su un piccolo telo.

Il dibattito ha dato vita a un campo di studi a sé, talvolta chiamato sindonologia, dal greco sindon, la parola che i Vangeli usano per il lino in cui fu avvolto Gesù. Mostre, documentari e repliche sperimentali realizzate con materiali medievali tengono viva la curiosità del pubblico. Per molti visitatori la Sindone è un luogo in cui fede, storia e scienza si incontrano, e in cui il disaccordo rispettoso continua.

Domande frequenti

La datazione al radiocarbonio chiude la questione?

Per la maggior parte degli scienziati e degli storici è una prova solida dell’origine medievale del lino, tanto più che coincide con le prime attestazioni scritte. I sostenitori dell’autenticità contestano il campionamento e la statistica, ma nessuna spiegazione alternativa ha ottenuto un ampio consenso scientifico.

Che cosa dice la Chiesa cattolica della Sindone?

La Chiesa ne permette e ne incoraggia la venerazione come immagine della Passione di Cristo, ma non l’ha mai dichiarata ufficialmente autentica. I papi hanno definito le questioni scientifiche materia di competenza dei ricercatori.

Fonti e letture consigliate

  1. Andrea Nicolotti, The Shroud of Turin: The History and Legends of the World's Most Famous Relic (Baylor University Press, 2020)
  2. P. E. Damon et al., “Radiocarbon dating of the Shroud of Turin”, Nature 337 (1989), 611–615
  3. Ian Wilson, The Shroud of Turin: The Burial Cloth of Jesus Christ? (Doubleday, 1978)