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L’iconoclastia, la distruzione delle immagini

Come le dispute sulle immagini sacre portarono all’iconoclastia bizantina (726–843) e alle distruzioni della Riforma, e come islam ed ebraismo vedono le immagini.

Questa pagina descrive persecuzioni e violenze del passato. È scritta come storia, senza dettagli crudi.

Quando
726–843 e ca. 1520–1566
Dove
Impero bizantino; Svizzera, terre tedesche, Paesi Bassi, Inghilterra e Scozia

In cifre

  • 117 annidurata dell’iconoclastia bizantina, dalla data tradizionale del 726 al ripristino delle icone nell’843
  • 787anno in cui il secondo concilio di Nicea definì legittima la venerazione delle icone
  • oltre 400chiese attaccate nelle sole Fiandre durante la furia iconoclasta del 1566 (conteggi dell’epoca; le stime variano)

In breve

  1. I.L’iconoclastia, la «distruzione delle immagini», è la distruzione o rimozione deliberata di immagini religiose, di solito in nome di un culto più puro.
  2. II.Nell’Impero bizantino gli imperatori limitarono la venerazione delle icone dagli anni Venti dell’VIII secolo fino all’843, quando il ripristino delle icone fu celebrato come Trionfo dell’Ortodossia.
  3. III.Durante la Riforma protestante, dagli anni Venti agli anni Sessanta del Cinquecento, riformatori e folle rimossero o distrussero immagini nelle chiese di gran parte dell’Europa settentrionale, nel modo più drammatico nei Paesi Bassi nel 1566.
  4. IV.Islam ed ebraismo svilupparono tradizioni di aniconismo, evitando le immagini nel culto, ma questo è diverso dall’iconoclastia e non ha mai significato un rifiuto totale dell’arte.

Cronologia

  1. 726Secondo la tradizione l’imperatore Leone III comincia a opporsi alle icone; i dettagli vengono soprattutto da fonti ostili più tarde.
  2. 754Il concilio di Hieria, convocato da Costantino V, condanna la realizzazione e la venerazione delle icone.
  3. 787Il secondo concilio di Nicea, sotto l’imperatrice Irene, ripristina le icone e ne definisce la venerazione.
  4. 815Leone V rinnova l’iconoclastia imperiale.
  5. 843L’imperatrice Teodora ripristina le icone; l’evento è celebrato come Trionfo dell’Ortodossia.
  6. 1522Disordini per le immagini a Wittenberg; Lutero torna dalla Wartburg e predica contro la rimozione violenta.
  7. 1524Il consiglio di Zurigo ordina di rimuovere in modo ordinato le immagini dalle chiese della città.
  8. 1566In agosto il Beeldenstorm, o furia iconoclasta, si propaga dalle Fiandre a tutti i Paesi Bassi.

Che cosa mostrano i documenti

  • Gli imperatori bizantini dell’VIII e del IX secolo emanarono misure contro la venerazione delle icone, e un concilio la condannò nel 754.
  • Il secondo concilio di Nicea, nel 787, distinse la venerazione delle immagini dall’adorazione, dovuta soltanto a Dio.
  • La maggior parte dei resoconti superstiti sull’iconoclastia bizantina fu scritta dai suoi avversari dopo l’843, e questo condiziona ciò che sappiamo.
  • Tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del Cinquecento, città riformate e folle rimossero o distrussero immagini a Zurigo, Basilea, Strasburgo, Ginevra, nei Paesi Bassi, in Inghilterra e in Scozia.
  • Lutero si oppose alla distruzione violenta delle immagini e permise che molte rimanessero nelle chiese luterane.

Che cosa dice la leggenda

  • Una storia famosa dice che Leone III diede inizio all’iconoclastia abbattendo un’icona di Cristo sopra la porta del palazzo a Costantinopoli; gli storici moderni ne dubitano, perché compare solo in fonti più tarde.
  • Gli scrittori iconoduli descrissero gli imperatori iconoclasti come persecutori che uccisero monaci e distrussero tutte le icone; studi recenti suggeriscono che la persecuzione fu reale ma più limitata, e ingigantita dalla memoria successiva.
  • Si dice spesso che l’islam vieti tutte le immagini; il Corano condanna gli idoli, e l’astensione dalle figure riguarda soprattutto il culto, mentre l’arte figurativa fiorì in molte corti musulmane.
  • I racconti divulgativi presentano tutti i protestanti come distruttori di immagini; i luterani conservarono molte immagini, e gran parte delle rimozioni riformate fu ordinata dai consigli cittadini più che dalle folle.

Capitolo I

La guerra delle icone

Nel VII secolo le icone, immagini dipinte di Cristo, della Vergine Maria e dei santi, erano diventate centrali nella devozione cristiana dell’Impero bizantino. I fedeli le baciavano, accendevano candele davanti a esse e le portavano in processione, e di alcune icone si diceva che facessero miracoli o proteggessero le città. Nello stesso tempo l’impero subiva pesanti sconfitte contro il califfato islamico in espansione. Alcuni uomini di Chiesa e sovrani si chiesero se Dio stesse punendo i cristiani per qualcosa, e se l’onore reso alle immagini fosse sconfinato nell’idolatria, proibita dal secondo comandamento.

La tradizione fa risalire l’inizio dell’opposizione imperiale alle icone al 726, sotto l’imperatore Leone III. Suo figlio Costantino V andò oltre: scrisse argomentazioni teologiche contro le immagini e convocò il concilio di Hieria nel 754, che ne condannò la venerazione. Gli iconoclasti sostenevano che una vera immagine di Cristo fosse impossibile, perché un’immagine poteva mostrare solo la sua natura umana, non la sua divinità. Costantino V affermava che l’unica vera immagine di Cristo fosse l’eucaristia, e gli iconoclasti continuarono a onorare la croce. Molte icone furono rimosse o coperte, e alcuni monaci che resistevano furono puniti.

I difensori delle icone, gli iconoduli, risposero con una teologia dell’immagine. Giovanni Damasceno, un monaco che viveva sotto il dominio musulmano in Palestina, sostenne che, poiché Dio si era reso visibile in Cristo, Cristo poteva essere raffigurato, e che l’onore reso a un’icona passa alla persona che essa rappresenta. Nel 787 il secondo concilio di Nicea, convocato dall’imperatrice Irene, adottò questa posizione. Distinse la proskynesis, la venerazione dovuta alle immagini, dalla latreia, l’adorazione dovuta soltanto a Dio.

Capitolo II

La vittoria delle immagini

La pace non durò. Nell’815 l’imperatore Leone V riprese l’iconoclastia, che rimase politica imperiale fino all’843, quando l’imperatrice Teodora, reggente per il figlio ancora bambino, ripristinò le icone. Le Chiese ortodosse celebrano ancora ogni anno questo evento, la prima domenica di Quaresima, come Trionfo dell’Ortodossia. Nel secolo successivo le chiese bizantine furono riccamente decorate con mosaici e affreschi, e l’icona divenne un tratto distintivo del cristianesimo orientale.

Quasi tutto ciò che sappiamo di questo periodo fu scritto dai vincitori. Le cronache e le vite di santi iconodule descrivono gli imperatori iconoclasti come crudeli persecutori, e molti episodi famosi, come Leone III che abbatte un’icona di Cristo sopra la porta del palazzo, compaiono solo in fonti più tarde. Storici come Leslie Brubaker e John Haldon sostengono che l’opposizione alle immagini fu più graduale e meno violenta di quanto suggeriscano questi resoconti, anche se il conflitto fu reale e alcuni oppositori subirono prigionia, esilio o peggio. Nella capitale sopravvivono poche immagini figurative anteriori a quel periodo, cosa che gli storici attribuiscono in parte all’iconoclastia e in parte a perdite successive.

Le icone più antiche giunte fino a noi, alcune dipinte a encausto nel VI o nel VII secolo, sono conservate oggi nel monastero di Santa Caterina sul monte Sinai, ben lontano dalla portata degli imperatori di Costantinopoli. La loro sopravvivenza mostra che cosa potrebbe essere andato perduto altrove. Il ricordo della lotta ha plasmato anche l’identità ortodossa: la difesa delle icone finì per essere vista come una difesa dell’Incarnazione stessa, e i santi che resistettero agli imperatori iconoclasti furono onorati come confessori della fede. In Occidente i papi respinsero l’iconoclastia, e la disputa allargò la distanza crescente tra Roma e Costantinopoli.

Capitolo III

La distruzione delle immagini nella Riforma

Sette secoli dopo, la distruzione delle immagini tornò nell’Europa occidentale. I riformatori protestanti attaccarono molti aspetti della devozione medievale, tra cui la venerazione dei santi, delle reliquie e delle statue. A Wittenberg, nel 1522, i seguaci del riformatore Andrea Carlostadio rimossero immagini dalle chiese, e Martin Lutero tornò dal suo rifugio alla Wartburg per predicare contro i cambiamenti violenti. Lutero riteneva che le immagini non fossero proibite in sé e che il problema stesse nei cuori che riponevano in esse la propria fiducia, così molte chiese luterane conservarono le loro pale d’altare.

I capi riformati come Huldrych Zwingli a Zurigo e più tardi Giovanni Calvino a Ginevra adottarono una linea più rigida, insistendo che le immagini nelle chiese violavano il comandamento contro gli idoli. A Zurigo il consiglio cittadino ordinò nel 1524 la rimozione ordinata delle immagini; i dipinti furono coperti di calce, le statue abbattute e alcuni oggetti preziosi fusi. In altre città, tra cui Basilea nel 1529, furono le folle a imporre il ritmo. In Inghilterra il governo di Edoardo VI ordinò nel 1547–1548 di rimuovere le immagini dalle chiese, e in Scozia la distruzione delle immagini accompagnò la Riforma del 1559–1560.

L’esplosione più drammatica avvenne nei Paesi Bassi. Il 10 agosto 1566, dopo una predica protestante, una folla attaccò la cappella di un monastero a Steenvoorde, nelle Fiandre. Nel giro di poche settimane il Beeldenstorm, o furia iconoclasta, travolse Anversa, Gand e molte altre città, e centinaia di chiese e monasteri furono spogliati delle immagini. Gli storici sottolineano che la distruzione era di solito rivolta contro gli oggetti, non contro le persone, ed era spesso opera di piccoli gruppi. La dura risposta della corona spagnola contribuì a scatenare la lunga rivolta che portò all’indipendenza dei Paesi Bassi settentrionali.

Capitolo IV

Le immagini nell’islam e nell’ebraismo

L’iconoclastia si confonde facilmente con l’aniconismo, cioè l’astensione dalle immagini nel culto, ma le due cose sono diverse. Il secondo comandamento dell’ebraismo vieta di fare immagini per il culto, e le sinagoghe in genere non hanno raffigurazioni di Dio; eppure antiche sinagoghe come quella di Dura Europos, in Siria, erano decorate con scene bibliche dipinte, e dalla Palestina tardoantica sopravvivono mosaici pavimentali con figure umane.

Nell’islam il Corano condanna gli idoli, e la tradizione ricorda che Maometto sgombrò dagli idoli la Kaaba della Mecca nel 630. Alcuni detti attribuiti al Profeta mettono in guardia contro chi fabbrica immagini, e gli edifici religiosi islamici usano la calligrafia e motivi geometrici e vegetali invece di figure umane o animali. Gli studiosi musulmani non erano d’accordo su quanto si estendesse la regola. Nei palazzi, nei libri e negli oggetti di uso quotidiano l’arte figurativa fiorì, dai palazzi omayyadi nel deserto alle miniature persiane e moghul. L’astensione dalle immagini nel culto ha quindi dato forma a una tradizione artistica originale e celebrata, non a un’assenza di arte.

In tutte queste tradizioni le dispute sulle immagini sono sempre state dispute su come il divino possa essere presente nel mondo. Oggi le Chiese ortodosse onorano le icone, molte Chiese protestanti usano liberamente l’arte, e i resti delle statue spezzate nelle chiese europee sono conservati come parte della loro storia. L’iconoclastia è ricordata non tanto come semplice vandalismo quanto come segno di quanto le immagini religiose abbiano contato.

Dove è successo

10° E30° E 40° N50° N Costantinopoli · 726–843 Costantinopoli: 726–843 Nicea · 787 Nicea: 787 Wittenberg · 1522 Wittenberg: 1522 Zurigo · 1524 Zurigo: 1524 Steenvoorde · 10 agosto 1566 Steenvoorde: 10 agosto 1566 Anversa · 20 agosto 1566 Anversa: 20 agosto 1566 Dove è successo Dove iniziò Luoghi successivi N
  1. 726–843 Costantinopoli
  2. 787 Nicea
  3. 1522 Wittenberg
  4. 1524 Zurigo
  5. 10 agosto 1566 Steenvoorde
  6. 20 agosto 1566 Anversa

Domande frequenti

Che cosa significa iconoclastia?

La parola deriva dal greco e significa «distruzione delle immagini». Indica la distruzione o rimozione deliberata di immagini religiose e, per estensione, qualsiasi attacco a credenze o istituzioni care.

Perché i Bizantini si opponevano alle icone?

Gli iconoclasti sostenevano che venerare le immagini violasse il comandamento biblico contro gli idoli e che Cristo non potesse essere raffigurato in modo adeguato. I difensori rispondevano che l’Incarnazione aveva reso Cristo visibile e che l’onore reso a un’icona passa alla persona che essa raffigura.

L’islam vieta le immagini?

La tradizione islamica vieta gli idoli e tiene le immagini figurative fuori dalle moschee, e molti studiosi sconsigliavano di raffigurare esseri viventi. Eppure la pittura figurativa fiorì in molte società musulmane, soprattutto nei manoscritti persiani, ottomani e moghul.

Fonti e letture consigliate

  1. Leslie Brubaker and John Haldon, Byzantium in the Iconoclast Era, c. 680–850: A History (Cambridge University Press, 2011)
  2. Carlos M. N. Eire, War Against the Idols: The Reformation of Worship from Erasmus to Calvin (Cambridge University Press, 1986)
  3. Lee Palmer Wandel, Voracious Idols and Violent Hands: Iconoclasm in Reformation Zurich, Strasbourg, and Basel (Cambridge University Press, 1995)
  4. Margaret Aston, England’s Iconoclasts, Volume I: Laws Against Images (Clarendon Press, 1988)