Capitolo I
Dalle logge degli scalpellini a una fratellanza di gentiluomini
Nella Britannia medievale i muratori che costruivano chiese e castelli si spostavano da un cantiere all’altro e si organizzavano in logge dotate di regole, leggende e modi per riconoscersi a vicenda. In Scozia, intorno al 1600, William Schaw, sovrintendente ai lavori del re Giacomo VI, emanò statuti che regolavano queste logge, e alcune di esse cominciarono a tenere verbali. Nel corso del Seicento tali logge ammisero sempre più uomini che non erano muratori di mestiere, noti come massoni accettati o speculativi. L’antiquario Elias Ashmole annotò la propria ammissione nel 1646.
Secondo il resoconto successivo di James Anderson, del 1738, il 24 giugno 1717 quattro logge londinesi si riunirono nella taverna Goose and Gridiron e formarono una Gran Loggia, eleggendo un Gran Maestro che le presiedesse. Le sue Costituzioni, compilate dal pastore presbiteriano James Anderson e pubblicate nel 1723, chiedevano ai membri di seguire la legge morale e di evitare all’interno della loggia le dispute religiose e politiche. Una Gran Loggia rivale, quella dei cosiddetti Antichi, nacque nel 1751, e le due si unirono nel 1813 nella Gran Loggia Unita d’Inghilterra.
La massoneria si diffuse con i commerci, gli eserciti e l’impero. Sorsero logge in Francia, nei Paesi Bassi, negli Stati tedeschi, nelle colonie americane, in India e oltre, e furono elaborati molti nuovi gradi rituali, soprattutto in Francia. In molti Paesi le logge divennero anche luoghi in cui si sperimentavano nella pratica nuove idee di cittadinanza, merito e fratellanza. Tra i membri celebri vi furono Benjamin Franklin, George Washington, Mozart e Voltaire, anche se la stragrande maggioranza dei massoni era composta da comuni professionisti, commercianti e ufficiali, i cui nomi compaiono soltanto nei registri delle logge.