Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Tradizioni esoteriche e occulte

Tarocchi

I tarocchi nacquero per un gioco di carte nell’Italia del Quattrocento e assunsero un significato occulto solo nella Francia del Settecento. La storia delle carte e il loro uso oggi.

Storia documentata

Il nucleo di questa vicenda è sostenuto da documenti, archeologia o fonti coeve.

Quando
Dagli anni 1440; uso occulto dal 1781
Dove
Italia settentrionale; Francia
Tradizioni
Cristianesimo

In breve

  1. I.I tarocchi nacquero nelle corti dell’Italia settentrionale del Quattrocento come mazzo di carte da gioco con un seme aggiuntivo di trionfi figurati.
  2. II.Per circa tre secoli le carte furono usate soprattutto per giochi di prese, che si giocano ancora oggi in Francia, in Austria e altrove.
  3. III.Nel 1781 Antoine Court de Gébelin sostenne che i tarocchi custodivano un’antica sapienza egizia, dando avvio alla loro interpretazione occulta.
  4. IV.Gli storici hanno dimostrato che le teorie su un’origine egizia o segreta sono moderne, mentre la lettura dei tarocchi è diventata una pratica diffusa di divinazione e riflessione.

Che cosa mostrano le prove

  • Documenti di Firenze e Ferrara degli anni 1440 menzionano le *carte da trionfi*, i più antichi tarocchi conosciuti.
  • Mazzi dipinti a mano per i Visconti e gli Sforza di Milano a metà del Quattrocento sopravvivono in parte.
  • Court de Gébelin pubblicò la sua teoria egizia dei tarocchi nel 1781.
  • Etteilla realizzò, intorno al 1789, quello che di solito è considerato il primo mazzo di tarocchi concepito per la divinazione.
  • Il mazzo Rider–Waite–Smith, disegnato da Pamela Colman Smith, fu pubblicato a Londra nel 1909.

Che cosa si racconta

  • Court de Gébelin sosteneva che i tarocchi fossero un antico libro di sapienza egizio camuffato da gioco.
  • Gli occultisti, da Éliphas Lévi in poi, insegnarono che i ventidue trionfi corrispondono alle lettere dell’alfabeto ebraico.
  • Molti lettori credono che le carte possano rivelare influenze nascoste o futuri probabili.
  • Altri praticanti descrivono i tarocchi come uno strumento di riflessione piuttosto che di previsione.

Capitolo I

Un gioco di carte dell’Italia rinascimentale

I tarocchi nacquero come gioco di carte. All’inizio del Quattrocento le corti dell’Italia settentrionale aggiunsero ai mazzi comuni, con i semi di coppe, denari, spade e bastoni, un quinto seme di carte figurate chiamate trionfi. I riferimenti più antichi conosciuti, di Firenze e Ferrara negli anni 1440, menzionano le carte da trionfi, e il nome tarocchi, da cui deriva il francese «tarot», compare intorno al 1500. I giocatori usavano i trionfi come atout permanenti in giochi di prese.

Alcuni dei mazzi antichi più raffinati furono dipinti a mano per i duchi Visconti e Sforza di Milano a metà del Quattrocento e sopravvivono, in parte, in musei e biblioteche. I loro trionfi mostrano figure familiari a un pubblico cristiano del Rinascimento: l’Imperatore e il Papa, virtù come la Giustizia e la Temperanza, la Morte, la Ruota della Fortuna, il Giudizio e il Mondo, insieme al Matto. Gli studiosi li leggono come una sequenza tratta dall’allegoria morale, dalle processioni civiche e dalla poesia trionfale, come i Trionfi di Petrarca.

Dall’Italia il gioco si diffuse in Francia, in Svizzera e in gran parte dell’Europa centrale. Il modello standard dei «Tarocchi di Marsiglia» si diffuse in Francia e in Svizzera, e i giochi di tarocchi si praticano ancora oggi, soprattutto in Francia, in Austria e in alcune zone d’Italia. Per circa tre secoli le testimonianze superstiti mostrano che le carte erano usate in modo schiacciante per giocare, senza alcun segno di un sistema occulto associato.

Capitolo II

Come furono inventati i tarocchi occulti

La svolta arrivò nel 1781. Nell’ottavo volume della sua opera Le Monde primitif, il pastore protestante ed erudito francese Antoine Court de Gébelin sostenne che i tarocchi erano un antico libro di sapienza egizio, camuffato da gioco per preservarlo. Un saggio del conte de Mellet nello stesso volume collegava le carte alla divinazione e all’alfabeto ebraico. Nessuno dei due offrì prove reali, e i geroglifici egizi non erano ancora stati decifrati; dopo il lavoro di Champollion negli anni 1820 divenne chiaro che nulla nelle fonti egizie sostiene questa idea.

Nel giro di pochi anni l’occultista parigino Jean-Baptiste Alliette, noto come Etteilla, pubblicò metodi per leggere i tarocchi e realizzò, intorno al 1789, quello che di solito è considerato il primo mazzo concepito specificamente per la divinazione. Nell’Ottocento Éliphas Lévi collegò i ventidue trionfi alle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico e alla Cabala, e l’Ordine Ermetico della Golden Dawn inserì queste corrispondenze nel proprio insegnamento.

Questa storia è stata ricostruita con cura, in particolare dal filosofo e storico dei giochi di carte Michael Dummett e dai suoi colleghi, che hanno attinto ad archivi, mazzi superstiti e fonti a stampa. La loro conclusione, accettata dagli storici, è che i tarocchi furono creati nell’Italia del Quattrocento per giocare e acquisirono un significato occulto solo nella Francia della fine del Settecento. Questo non stabilisce che cosa significhino i tarocchi per chi li usa oggi, ma mostra che le teorie su un’origine egizia antica o segreta sono moderne.

Capitolo III

I tarocchi oggi

La maggior parte dei lettori di tarocchi usa oggi mazzi derivati dal Rider–Waite–Smith, ideato dall’occultista Arthur Edward Waite, illustrato dall’artista Pamela Colman Smith e pubblicato a Londra nel 1909. Smith diede a ogni carta, non solo ai trionfi, una scena illustrata, il che rese il mazzo più facile da leggere in modo intuitivo. Un altro mazzo influente, il Tarocco di Thoth, fu dipinto da Lady Frieda Harris su disegni di Aleister Crowley tra il 1938 e il 1943 e pubblicato nel 1969.

I praticanti usano i tarocchi in molti modi. Alcuni li considerano uno strumento di divinazione, convinti che le carte possano rivelare influenze nascoste o futuri probabili; molti altri li descrivono come uno strumento di riflessione, di narrazione o di introspezione psicologica, spesso richiamandosi all’idea di archetipo di Carl Jung. Studi controllati non hanno dimostrato che le letture dei tarocchi possano prevedere eventi, e gli stessi praticanti divergono molto su che cosa attribuiscano loro.

I tarocchi sono entrati nella cultura popolare, con migliaia di mazzi ispirati a movimenti artistici, fandom e tradizioni culturali, e una forte presenza sui social media. Intanto il gioco originale continua: in Francia il jeu de tarot si gioca nei club e nei tornei, e il Tarock austriaco resta uno dei preferiti nei caffè. Le stesse carte vivono così due vite, come gioco e come pratica spirituale.

Domande frequenti

I tarocchi vengono dall’antico Egitto?

No. L’idea fu avanzata senza prove da Antoine Court de Gébelin nel 1781. I più antichi tarocchi sono documentati nell’Italia del Quattrocento, e nulla nelle fonti egizie li collega all’Egitto.

Si gioca ancora a tarocchi?

Sì. I giochi di tarocchi sono popolari in Francia, in Austria, in alcune zone d’Italia e altrove in Europa, di solito con mazzi i cui trionfi recano scene quotidiane o numeri anziché simboli occulti.

Fonti e letture consigliate

  1. Michael Dummett, The Game of Tarot: From Ferrara to Salt Lake City (Duckworth, 1980)
  2. Ronald Decker, Thierry Depaulis and Michael Dummett, A Wicked Pack of Cards: The Origins of the Occult Tarot (Duckworth, 1996)
  3. Helen Farley, A Cultural History of Tarot: From Entertainment to Esotericism (I.B. Tauris, 2009)