Capitolo I
L’iniziazione nel mondo antico
Accanto al culto pubblico delle città e delle famiglie, il mondo mediterraneo antico conosceva un altro tipo di esperienza religiosa: i misteri. Erano riti di iniziazione, aperti a chi sceglieva di sottoporvisi, in cui i partecipanti vivevano qualcosa che giuravano di non rivelare mai. La parola greca mysteria è legata a myein, «chiudere» le labbra o gli occhi, e gli iniziati erano chiamati mystai. Aderire non significava abbandonare gli altri dèi; aggiungeva un legame personale con una divinità particolare e, spesso, la speranza di una sorte migliore dopo la morte.
I più celebri erano i Misteri di Demetra e di sua figlia Persefone a Eleusi, vicino ad Atene. L’Inno omerico a Demetra, composto probabilmente nel VII o VI secolo a.C., racconta come Ade rapì Persefone portandola negli inferi, come il dolore di Demetra provocò la carestia e come madre e figlia si ricongiunsero per una parte di ogni anno. Ogni autunno gli iniziati si purificavano nel mare, andavano in processione da Atene e, nella grande sala chiamata Telesterion, assistevano a ciò che gli autori antichi chiamavano cose fatte, cose dette e cose mostrate. Uomini e donne, liberi e schiavi, potevano essere iniziati, purché parlassero greco e non fossero macchiati di sangue.
Nell’Impero romano altri misteri si diffusero ampiamente. I devoti della dea egizia Iside celebravano iniziazioni descritte nell’Asino d’oro, un romanzo di Apuleio scritto nel II secolo d.C. Il culto di Mitra, popolare tra soldati, funzionari e mercanti dalla fine del I al IV secolo d.C., si riuniva in piccoli templi simili a grotte. Altri misteri onoravano Dioniso, la Grande Madre Cibele e gli dèi di Samotracia.