Capitolo I
L’uomo che camminò con Dio
Nel libro della Genesi Enoch è una figura breve ma affascinante. Appartiene alla settima generazione da Adamo, è il padre di Matusalemme e il bisnonno di Noè. Invece della consueta affermazione che morì, la Genesi dice che Enoch camminò con Dio e non fu più, perché Dio l’aveva preso. Da questa frase misteriosa gli autori ebrei del periodo del Secondo Tempio svilupparono l’idea che Enoch fosse stato assunto in cielo, dove aveva visto i segreti del cosmo e del futuro.
Il Libro di Enoch riunisce diverse opere scritte a suo nome. Il Libro dei Vigilanti descrive come duecento angeli guidati da Shemihazah scesero sul monte Hermon, presero mogli umane e generarono giganti che divorarono la terra. L’angelo Asael insegnò agli uomini la lavorazione dei metalli, le armi e la cosmesi, e gli angeli insegnarono la stregoneria e l’astrologia. Enoch viene inviato ad annunciare la loro condanna e viaggia attraverso i cieli e fino ai confini della terra. Il Libro astronomico illustra un calendario solare di 364 giorni, il Libro dei sogni racconta di nuovo la storia sotto forma di allegoria animale, e l’Epistola di Enoch ammonisce i malvagi e conforta i giusti.
Le Parabole o Similitudini descrivono una figura celeste chiamata il Figlio dell’uomo, l’Eletto, che giudicherà il mondo alla fine dei tempi.