Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Ordini segreti

Gli Assassini di Alamut

I nizariti ismailiti, comunità musulmana sciita padrona di fortezze in Iran e in Siria dal 1090 al XIII secolo, i cui nemici diffusero storie di sicari drogati che diedero all’Europa la parola «assassino».

Storia documentata

Il nucleo di questa vicenda è sostenuto da documenti, archeologia o fonti coeve.

Quando
1090–1273
Dove
Alamut, nell’Iran settentrionale, e le montagne della Siria
Tradizioni
Islam

In breve

  1. I.Coloro che gli europei del Medioevo chiamavano Assassini erano i nizariti ismailiti, un ramo dell’islam sciita nato da una disputa di successione nel 1094.
  2. II.Guidati dapprima dal missionario Hasan-i Sabbah dal castello di Alamut, costruirono uno Stato di fortezze sparse in Iran e in Siria che durò più di 150 anni.
  3. III.In inferiorità numerica di fronte a nemici potenti, ricorsero talvolta all’uccisione mirata di capi politici e militari, compiuta da volontari devoti.
  4. IV.Autori ostili e viaggiatori europei trasformarono tutto ciò in leggende su una setta di drogati, ma queste storie non trovano riscontro nelle fonti ismailite né nella maggior parte di quelle contemporanee.

Che cosa mostrano le prove

  • Hasan-i Sabbah prese il controllo della fortezza di Alamut nel 1090.
  • Dopo il 1094 i nizariti ismailiti ruppero con il califfato fatimide del Cairo a causa della successione dell’imam Nizar.
  • Diversi capi di spicco furono uccisi da agenti nizariti, chiamati nelle loro stesse fonti *fida’is*.
  • I mongoli di Hülegü conquistarono Alamut nel 1256, e il sultano mamelucco Baybars prese gli ultimi castelli siriani entro il 1273.
  • La comunità nizarita ismailita sopravvive ancora oggi ed è guidata dall’Aga Khan.

Che cosa si racconta

  • La leggenda narra che gli Assassini venissero drogati con l’hashish prima di essere mandati a uccidere.
  • Il libro di Marco Polo racconta di un giardino segreto del paradiso in cui il «Veglio della Montagna» ingannava i giovani per renderli obbedienti.
  • Si racconta che i devoti si gettassero dalle mura dei castelli a un ordine, per dimostrare la propria lealtà.
  • Alcuni autori moderni sostengono che gli Assassini abbiano influenzato i Templari o società segrete successive.

Capitolo I

Hasan-i Sabbah e i castelli delle montagne

Gli ismailiti sono un ramo dell’islam sciita che segue una linea di imam discendenti dal profeta Maometto attraverso suo cugino e genero ‘Ali. Nell’XI secolo il loro Stato principale era il califfato fatimide d’Egitto. Quando nel 1094 morì il califfo al-Mustansir, sorse una disputa sulla sua successione. Coloro che sostenevano il figlio maggiore Nizar, soprattutto in Iran, si separarono e divennero noti come nizariti.

Il loro capo in Iran era Hasan-i Sabbah, un missionario colto, o da‘i, che già nel 1090 si era impadronito della fortezza montana di Alamut. Da lì i nizariti presero il controllo di una catena di castelli nell’Iran settentrionale e orientale e, più tardi, sulle montagne della Siria. Questi formavano uno Stato insolito, privo di un territorio unitario, tenuto insieme dalla fedeltà religiosa e da una guida comune. Sopravvisse per più di un secolo e mezzo contro l’impero dei turchi selgiuchidi, molto più grande, contro i crociati e altri rivali.

In Siria il capo più famoso fu Rashid al-Din Sinan, che i crociati chiamavano il Veglio della Montagna. Lo Stato nizarita in Iran finì quando i mongoli distrussero Alamut nel 1256, e in Siria il sultano mamelucco Baybars prese gli ultimi castelli entro il 1273. I nizariti non erano soltanto un’organizzazione militare. Erano una comunità religiosa di contadini, cittadini e studiosi che vivevano attorno alle loro fortezze, consideravano il proprio imam la guida legittima di tutti i musulmani e svilupparono una teologia propria e ricca. Dopo la conquista mongola la comunità sopravvisse, spesso nella clandestinità, in Iran, in Asia centrale e in Asia meridionale.

Capitolo II

Sicari, studiosi e fonti

I nizariti usarono davvero l’assassinio come arma politica. Volontari chiamati fida’is, cioè coloro che sono pronti a sacrificarsi, uccisero sultani, visir, comandanti e funzionari religiosi, di solito in pubblico e con il pugnale, spesso aspettandosi di morire nel tentativo. L’uccisione del visir selgiuchide Nizam al-Mulk nel 1092 fu attribuita a loro, e nel 1192 due agenti uccisero Corrado di Monferrato, appena eletto re di Gerusalemme. Queste uccisioni erano per una piccola comunità un mezzo per dissuadere nemici molto più grandi, e la pratica non era esclusivamente loro nella politica dell’epoca.

I nizariti erano anche una comunità di sapere. Alamut possedeva una biblioteca notevole, e lo studioso Nasir al-Din al-Tusi lavorò nelle fortezze nizarite prima della conquista mongola. Gran parte di ciò che a lungo si è creduto su di loro proveniva da cronisti sunniti ostili e da scrittori crociati che non conoscevano le loro credenze. Dal Novecento storici come Farhad Daftary si sono serviti dei testi ismailiti superstiti per offrirne un quadro più completo.

Alcuni avversari usavano la parola hashishiyya come insulto verso i nizariti, con un significato approssimativo di plebaglia o gente spregevole. Gli storici non trovano prove attendibili che usassero l’hashish per prepararsi alle loro missioni.

Capitolo III

Come nacque la leggenda degli Assassini

I crociati europei sentirono parlare dei nizariti come di una setta misteriosa che uccideva su comando, e storpiarono l’insulto arabo in parole come assassini. La storia più famosa compare nel racconto di viaggio di Marco Polo, scritto intorno al 1300. Vi si descrive un bellissimo giardino nascosto dove il Veglio della Montagna drogava dei giovani e faceva loro credere di aver visitato il paradiso, perché uccidessero nella speranza di farvi ritorno. Polo non poteva aver visitato Alamut, che era già caduta, e il suo racconto attinge alle dicerie.

Nel 1809 l’orientalista francese Silvestre de Sacy spiegò che la parola «assassino» derivava da hashish, e ciò contribuì a fissare la leggenda della droga nella cultura accademica europea. A quel tempo «assassino» era da tempo una parola comune per indicare un omicida politico in diverse lingue europee, e i nizariti erano diventati sinonimo di fanatismo.

La leggenda sopravvive in romanzi come Alamut di Vladimir Bartol e nella serie di videogiochi Assassin’s Creed, che riprende dai racconti più antichi l’ambientazione e il «salto della fede». Nel frattempo gli stessi nizariti ismailiti, oggi una comunità globale guidata dall’Aga Khan, sono noti per il loro impegno nell’istruzione, nello sviluppo e nella cultura, a ricordare la distanza tra la leggenda e le persone reali.

Domande frequenti

Gli Assassini usavano davvero l’hashish?

Non ci sono prove attendibili. La parola *hashishiyya* compare come insulto in alcune fonti ostili, e la storia della droga fu elaborata più tardi da viaggiatori e studiosi europei.

La comunità esiste ancora?

Sì. I nizariti ismailiti sono una comunità musulmana sciita diffusa in tutto il mondo, il cui imam porta il titolo di Aga Khan.

Fonti e letture consigliate

  1. Farhad Daftary, The Isma‘ilis: Their History and Doctrines (Cambridge University Press, 1990)
  2. Farhad Daftary, The Assassin Legends: Myths of the Isma‘ilis (I.B. Tauris, 1994)
  3. Bernard Lewis, The Assassins: A Radical Sect in Islam (Weidenfeld & Nicolson, 1967)