Capitolo I
Che cosa significa
Un serpente che si mangia la coda non ha né inizio né fine. Si rinnova consumando sé stesso, come l’anno ritorna al suo inizio, come la natura muore e rinasce. L’uroboro rappresenta quindi l’eternità, i cicli senza fine e l’idea che tutte le cose siano una, hen to pan, «l’Uno è il Tutto», come scrivevano intorno a esso i testi alchemici greci.
Capitolo II
Da dove viene
Il più antico uroboro conosciuto compare su un tabernacolo dorato della tomba di Tutankhamon, del XIV secolo a.C., in un testo sul viaggio nascosto del sole. Gli Egizi immaginavano un serpente che circondava il mondo.
I maghi greci e romani incidevano il serpente che si morde la coda su gemme e amuleti, e gli alchimisti greci d’Egitto lo disegnavano nei loro manoscritti. Attraverso l’alchimia passò nell’Europa medievale e rinascimentale, e più tardi nella psicologia di Carl Jung, che vi vide un’immagine del Sé.
Capitolo III
Dove lo si vede oggi
L’uroboro compare su gioielli, tatuaggi, copertine di libri e loghi come segno di eternità e rinnovamento, e nella letteratura e nei giochi fantasy.