Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Numero sacro

Il numero cinque

Il cinque nelle religioni, dai Cinque Pilastri e dalle cinque preghiere quotidiane dell’islam alle cinque K sikh, ai Cinque libri di Mosè, alle cinque fasi cinesi e alla storia fraintesa del pentagramma.

In altre scritture

  • VRomano
  • ה׳Lettere ebraiche
  • εʹLettere greche
  • هLettere arabe (abjad)
  • ٥Cifre arabe
  • ५Devanagari
  • 五Cinese
5

In breve

  1. I.Cinque sono le dita di una mano, e molte tradizioni usano questo numero per raggruppare i doveri essenziali dei fedeli.
  2. II.L’islam poggia su Cinque Pilastri e cinque preghiere quotidiane, i sikh della Khalsa portano le cinque K e la Torah è composta da cinque libri.
  3. III.Il pensiero cinese spiega il cambiamento attraverso cinque fasi, e le tradizioni indiane parlano di cinque elementi e di cinque grandi voti.
  4. IV.La stella a cinque punte ha significato la salute, le piaghe di Cristo e il corpo umano, e il suo legame con il satanismo risale soltanto all’Ottocento e al Novecento.

In ogni tradizione

  • Islam

    L’islam è «costruito su cinque», secondo le parole di un noto hadith, i Cinque Pilastri della fede, della preghiera, dell’elemosina, del digiuno nel Ramadan e del pellegrinaggio alla Mecca. I musulmani pregano cinque volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e di notte.

  • Sikhismo

    I sikh iniziati della Khalsa portano le cinque K, capelli non tagliati, un pettine di legno, un bracciale d’acciaio, mutande di cotone e una spada corta. La tradizione collega la Khalsa ai Panj Pyare, i cinque amati che offrirono la propria vita a Guru Gobind Singh nel 1699.

  • Ebraismo

    La Torah, la prima parte della Bibbia ebraica, è composta da cinque libri, dalla Genesi al Deuteronomio, chiamati Cinque libri di Mosè o Pentateuco. Anche il Libro dei Salmi è tradizionalmente diviso in cinque libri.

  • Cristianesimo

    La devozione medievale si concentrava sulle cinque piaghe di Cristo, nelle mani, nei piedi e nel costato. Il poema Sir Gawain e il Cavaliere Verde (XIV secolo) spiega il pentacolo sullo scudo di Gawain anche con queste piaghe.

  • Taoismo

    Le cinque fasi (wuxing), legno, fuoco, terra, metallo e acqua, descrivono come le cose crescono, cambiano e si vincono a vicenda. Il pensiero taoista e la medicina cinese le collegano a direzioni, colori, stagioni, organi e pianeti.

  • Induismo

    La filosofia indiana conta cinque grandi elementi, terra, acqua, fuoco, aria e spazio. Il poema epico Mahabharata ruota attorno ai cinque fratelli Pandava, e alcune immagini mostrano Shiva con cinque volti.

  • Giainismo

    I monaci e le monache giainisti pronunciano cinque grandi voti, non violenza, sincerità, non rubare, castità e non possesso, che i laici giainisti seguono in forma attenuata. Il Namokar Mantra onora cinque categorie di esseri santi.

  • Buddhismo

    I buddhisti laici si impegnano a osservare cinque precetti, astenersi dall’uccidere, dal rubare, dalla condotta sessuale scorretta, dalla parola falsa e dalle sostanze inebrianti.

  • Religione greca e romana

    I pitagorici usavano il pentagramma come segno di riconoscimento e lo associavano alla salute, secondo scrittori greci posteriori come Luciano.

Da dove viene

  • Le cinque dita della mano fanno del cinque il numero più naturale per contare e ricordare un breve elenco di doveri.
  • Cinque pianeti erranti, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, sono visibili a occhio nudo, e il pensiero cinese collegò ciascuno di essi a una delle cinque fasi.
  • L’elenco aristotelico dei cinque sensi offrì ai pensatori occidentali un altro schema quintuplice per descrivere l’essere umano.
  • Il pentagono e il pentagramma contengono la sezione aurea, che affascinava i matematici greci e diede alla stella a cinque punte la fama di un’armonia nascosta.

Capitolo I

Cinque doveri, cinque segni

Il cinque è il numero di una mano, e forse per questo è un modo prediletto di raccogliere l’essenziale di una vita religiosa in un elenco che si può contare sulle dita. L’islam, il sikhismo, il giainismo e il buddhismo hanno tutti serie quintuplici di doveri o di voti, e l’ebraismo colloca la sua legge fondamentale in cinque libri.

Nell’islam un noto hadith dice che la religione è costruita su cinque: testimoniare che non c’è dio se non Dio e che Maometto è il suo messaggero, compiere la preghiera, fare l’elemosina, digiunare nel mese di Ramadan e compiere il pellegrinaggio alla Mecca. Questi divennero noti come i Cinque Pilastri. La preghiera quotidiana stessa si compie cinque volte, all’alba, a mezzogiorno, nel pomeriggio, al tramonto e di notte. La tradizione racconta che durante il suo viaggio notturno in cielo a Maometto furono dapprima comandate cinquanta preghiere al giorno, e che egli tornò più volte da Dio su consiglio di Mosè finché il numero non fu ridotto a cinque. Molti musulmani sciiti recitano le stesse cinque preghiere ma le riuniscono in tre momenti.

Per i sikh il cinque è legato alla fondazione della Khalsa, la comunità dei sikh iniziati. La tradizione vuole che alla festa di primavera di Vaisakhi del 1699 Guru Gobind Singh chiedesse volontari disposti a dare la propria testa, e che cinque uomini si facessero avanti. Divennero i Panj Pyare, i cinque amati, e furono i primi a ricevere l’iniziazione. I sikh della Khalsa portano le cinque K, così chiamate dalla loro iniziale in punjabi: kesh, i capelli non tagliati; kangha, un pettine di legno; kara, un bracciale d’acciaio; kachera, mutande di cotone; e kirpan, una spada corta. Ancora oggi sono cinque sikh iniziati a celebrare la cerimonia di iniziazione.

L’ebraismo chiama la prima sezione delle sue scritture Torah, composta da cinque libri dalla Genesi al Deuteronomio, tradizionalmente attribuiti a Mosè. I lettori di lingua greca la chiamavano Pentateuco, «cinque rotoli». I rabbini divisero in cinque libri anche i Salmi, che un midrash paragona ai cinque libri di Mosè. Nelle tradizioni indiane i monaci e le monache giainisti pronunciano cinque grandi voti, e i buddhisti laici si impegnano a osservare cinque precetti. La filosofia induista conta cinque grandi elementi: terra, acqua, fuoco, aria e spazio.

Capitolo II

Fasi, pianeti e pentagramma

È il pensiero cinese ad aver dato al cinque il ruolo più elaborato. La teoria delle cinque fasi (wuxing), sistematizzata da pensatori come Zou Yan nel III secolo a.C., sostiene che legno, fuoco, terra, metallo e acqua non sono sostanze ma stadi del cambiamento. Il legno alimenta il fuoco, il fuoco produce la terra (la cenere), la terra porta in sé il metallo, il metallo raccoglie l’acqua e l’acqua nutre il legno; nella direzione opposta ciascuno vince un altro. Lo schema collegava le fasi alle cinque direzioni (centro compreso), a cinque colori, cinque stagioni, agli organi del corpo e ai cinque pianeti visibili, i cui nomi cinesi significano ancora stella del legno, stella del fuoco, stella della terra, stella del metallo e stella dell’acqua. Esso plasmò la medicina, l’astrologia, la politica e il rituale taoista cinesi.

La stella a cinque punte ha una storia lunga e mutevole. Un segno a forma di stella di questo tipo compare già nella scrittura mesopotamica antica. Scrittori greci posteriori riferiscono che i pitagorici usavano il pentagramma come segno di riconoscimento e lo chiamavano salute; i matematici erano affascinati dal modo in cui le sue linee si dividono a vicenda secondo la sezione aurea. I cristiani medievali leggevano nelle sue cinque punte le cinque piaghe di Cristo, e il poema del XIV secolo Sir Gawain e il Cavaliere Verde spiega il pentacolo sullo scudo dell’eroe con le piaghe, le cinque gioie di Maria e altri cinque. Autori rinascimentali come Enrico Cornelio Agrippa vi disegnarono dentro una figura umana, come immagine dell’essere umano quale piccolo universo.

L’associazione con il male è recente. Nell’Ottocento l’occultista francese Éliphas Lévi insegnò che il pentagramma con una punta rivolta verso l’alto rappresentava lo spirito che domina la materia, mentre un pentagramma capovolto, con due punte verso l’alto, rappresentava il contrario e poteva contenere la testa di un caprone. Alla fine degli anni Sessanta la Chiesa di Satana, fondata in California nel 1966, adottò come emblema un pentagramma rovesciato con una testa di caprone, e il cinema fece il resto. I pagani moderni e i wiccan, dal canto loro, usano il pentagramma diritto, spesso inscritto in un cerchio, come segno della propria fede.

Capitolo III

Il cinque oggi

Il cinque resta visibile nella vita religiosa quotidiana. Nelle città musulmane il richiamo alla preghiera risuona cinque volte al giorno. Il kara d’acciaio al polso di un sikh è uno dei segni più familiari di questa fede. In tutto il Medio Oriente e il Nordafrica un amuleto protettivo a forma di mano aperta è spesso chiamato khamsa, dalla parola araba per «cinque»; è diffuso tra musulmani, ebrei e cristiani, anche se appartiene più alle usanze popolari che all’insegnamento ufficiale di ciascuna di queste fedi.

I cinque cristiani ed ebraici sono più discreti ma persistenti. Nel Medioevo i cristiani recitavano devozioni alle cinque piaghe, e alcuni rosari cattolici e decorazioni di chiese mostrano ancora cinque punti o rose rosse. Gli ebrei leggono l’intera Torah in sinagoga nel corso di un ciclo annuale, terminando il quinto libro e ricominciando dalla Genesi nella festa di Simchat Torah, la «gioia della Torah».

Anche le cinque fasi cinesi sopravvivono, nella medicina tradizionale, nel calendario e nella disposizione di case e giardini. Come per molti numeri sacri, le ragioni del numero sono in parte naturali, la mano e i pianeti visibili, e in parte il frutto di lunghe tradizioni di insegnamento che vi trovarono un modo comodo per ricordare ciò che contava di più.

Miti e fatti

  • L’affermazione

    Il pentagramma è un simbolo satanico.

    Che cosa si sa

    Per gran parte della sua storia non lo è stato. Era un segno pitagorico di salute e un segno cristiano delle piaghe di Cristo; l’idea che un pentagramma rovesciato rappresenti il male risale all’occultista Éliphas Lévi nell’Ottocento, e la Chiesa di Satana lo adottò negli anni Sessanta del Novecento.

  • L’affermazione

    Il Corano elenca le cinque preghiere quotidiane.

    Che cosa si sa

    Il Corano menziona diversi momenti di preghiera, ma non li nomina tutti e cinque. Il numero proviene dagli hadith, tra cui il racconto secondo cui le preghiere furono ridotte da cinquanta a cinque durante il viaggio notturno del Profeta, e dalla più antica pratica musulmana.

  • L’affermazione

    Le cinque K furono fissate nella loro forma attuale da Guru Gobind Singh nel 1699.

    Che cosa si sa

    La tradizione sikh le fa risalire alla fondazione della Khalsa. Gli storici osservano che i primi codici di condotta variano e che l’elenco standard delle cinque K si fissò più tardi, tra il Settecento e l’Ottocento.

Dove vederlo

Domande frequenti

Quali sono i Cinque Pilastri dell’islam?

Sono la professione di fede, le cinque preghiere quotidiane, l’elemosina, il digiuno nel Ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca per chi è in grado di compierlo. Insieme formano gli obblighi fondamentali della vita musulmana.

Quali sono le cinque K del sikhismo?

Kesh (capelli non tagliati), kangha (un pettine di legno), kara (un bracciale d’acciaio), kachera (mutande di cotone) e kirpan (una spada corta). Le portano i sikh iniziati come segni del loro impegno.

Perché i cinque elementi cinesi sono chiamati fasi?

Perché il wuxing descrive processi più che sostanze. Legno, fuoco, terra, metallo e acqua rappresentano stadi di crescita e di cambiamento che si generano e si vincono a vicenda secondo cicli fissi.

Fonti e letture consigliate

  1. Annemarie Schimmel, The Mystery of Numbers (Oxford University Press, 1993)
  2. Jonathan A. C. Brown, Hadith: Muhammad’s Legacy in the Medieval and Modern World (Oneworld, 2009)
  3. W. H. McLeod, Sikhs of the Khalsa: A History of the Khalsa Rahit (Oxford University Press, 2003)
  4. Joseph Needham, Science and Civilisation in China, Volume 2: History of Scientific Thought (Cambridge University Press, 1956)
  5. Ronald Hutton, The Triumph of the Moon: A History of Modern Pagan Witchcraft (Oxford University Press, 1999)