Numero sacro
Il numero tre
Perché il tre torna nelle religioni, dalla Trinità cristiana alla Trimurti indù, dai Tre Gioielli buddhisti ai Tre Puri taoisti, fino alla triplice dea.
In altre scritture
- IIIRomano
- ג׳Lettere ebraiche
- γʹLettere greche
- جLettere arabe (abjad)
- ٣Cifre arabe
- ३Devanagari
- 三Cinese
In breve
- I.Il tre è il numero più piccolo che forma uno schema, con un inizio, un mezzo e una fine, e le religioni lo hanno usato ovunque.
- II.Il cristianesimo parla di un solo Dio in tre persone, l’induismo della Trimurti di Brahma, Vishnu e Shiva, il buddhismo dei Tre Gioielli e il taoismo dei Tre Puri.
- III.Queste triadi sono nate separatamente e hanno significati molto diversi, perciò gli studiosi sono prudenti verso l’idea che l’una sia stata copiata dall’altra.
- IV.L’idea popolare di un’antica triplice dea fanciulla, madre e vecchia è in gran parte una creazione del Novecento, anche se alcune dee antiche erano raffigurate in gruppi di tre.
In ogni tradizione
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Cristianesimo
La dottrina della Trinità afferma che un solo Dio esiste come Padre, Figlio e Spirito Santo. Fu definita dai concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381), sulla base di formule ternarie come il comando battesimale di Matteo 28,19.
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Induismo
La Trimurti riunisce Brahma il creatore, Vishnu il conservatore e Shiva il distruttore come tre aspetti del divino. L’idea ha grande rilievo nei Purana, ma la maggior parte degli indù venera come supremo uno di questi dèi, o la dea, piuttosto che la triade in quanto tale.
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Buddhismo
I buddhisti prendono rifugio nei Tre Gioielli, il Buddha, il Dharma (il suo insegnamento) e il Sangha (la comunità), recitando la formula tre volte. Tra gli elenchi dottrinali ci sono anche i tre caratteri dell’esistenza e i tre veleni dell’avidità, dell’odio e dell’illusione.
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Taoismo
I Tre Puri sono le divinità più alte del taoismo religioso, i Venerabili Celesti del Principio Primordiale, del Tesoro Numinoso e della Via e della sua Virtù, quest’ultimo identificato con Laozi divinizzato. Le loro immagini stanno affiancate sull’altare principale di molti templi taoisti.
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Ebraismo
L’ebraismo ha tre patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe), tre funzioni di preghiera quotidiane e tre feste di pellegrinaggio, Pesach, Shavuot e Sukkot, quando gli israeliti salivano al Tempio di Gerusalemme.
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Zoroastrismo
Il nucleo dell’etica zoroastriana è una regola triplice, buoni pensieri, buone parole e buone azioni, che i fedeli recitano nella preghiera e insegnano ai bambini.
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Religione dell’antico Egitto
I templi egizi raggruppavano spesso gli dèi in triadi familiari, come Amon, Mut e Khonsu a Tebe, oppure Osiride, Iside e il loro figlio Horus.
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Shintoismo
Le insegne imperiali giapponesi sono tre tesori sacri, uno specchio, una spada e un gioiello, che il mito fa risalire alla dea del sole Amaterasu e a suo nipote.
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Religione greca e romana
La religione greca conosceva diverse dee in gruppi di tre, come le tre Moire e le tre Grazie, ed Ecate era spesso raffigurata in forma triplice ai crocicchi.
Da dove viene
- Il tre è il numero più piccolo che può formare una sequenza con un inizio, un mezzo e una fine; Aristotele riferisce che i pitagorici lo consideravano per questo il numero della completezza.
- La famiglia di padre, madre e figlio offriva un modello naturale per le triadi divine, come in Egitto.
- Narratori e oratori di ogni luogo usano gruppi di tre perché sono facili da ricordare, e l’insegnamento religioso si affida alla stessa abitudine.
- Alcuni studiosi richiamano le tre zone di cielo, terra e mondo sotterraneo presenti in molte cosmologie.
Capitolo I
Trinità e triadi
Il tre è forse il numero sacro più comune di tutti. Le preghiere si ripetono tre volte, gli dèi compaiono in gruppi di tre e gli insegnamenti si condensano in elenchi di tre voci. Ma le triadi delle diverse religioni non sono la stessa idea in abiti diversi. Ciascuna è nata dalla propria storia e porta un proprio significato.
La più nota è la Trinità cristiana. I cristiani credono in un solo Dio che esiste in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il Nuovo Testamento non usa questa parola, ma contiene formule ternarie, soprattutto il comando del Vangelo di Matteo di battezzare «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Nei secoli successivi i teologi cercarono di conciliarle con l’unicità di Dio. Il Concilio di Nicea del 325 dichiarò che il Figlio è della stessa sostanza del Padre, e il Concilio di Costantinopoli del 381 affermò la divinità dello Spirito Santo. La maggior parte delle chiese cristiane accetta queste definizioni; alcuni gruppi, come gli unitariani, le respingono.
L’induismo ha la Trimurti, le «tre forme»: Brahma che crea il mondo, Vishnu che lo conserva e Shiva che lo distrugge alla fine di ogni ciclo perché possa ricominciare. Il raggruppamento è diffuso nell’arte e nei Purana, testi compilati nel corso del I millennio d.C. Eppure non è il centro della maggior parte del culto indù. I devoti di Vishnu lo considerano il Dio supremo, i devoti di Shiva vedono Shiva allo stesso modo, e i templi dedicati a Brahma sono rari. La Trimurti va intesa più come un modo di inserire i grandi dèi in un unico schema che come una dottrina di tre persone in un solo essere.
Il buddhismo parla dei Tre Gioielli, o Tre Rifugi: il Buddha, il Dharma, cioè il suo insegnamento, e il Sangha, la comunità che lo custodisce. Diventare buddhisti significa «prendere rifugio» in tutti e tre, e la formula si recita tradizionalmente tre volte. L’insegnamento buddhista è pieno di tre: i tre caratteri dell’esistenza (impermanenza, sofferenza e non-sé), i tre veleni che tengono legati gli esseri (avidità, odio e illusione) e, nel pensiero Mahayana, i tre corpi di un Buddha.
Nel taoismo religioso gli dèi più alti sono i Tre Puri. Sono personificazioni del Dao in diverse fasi del dispiegarsi del mondo, e il terzo è identificato con Laozi, il leggendario autore del Daodejing, venerato come dio. La triade prese forma nei primi secoli del Medioevo, e le loro tre statue stanno oggi affiancate in molti templi taoisti. Lo stesso Daodejing dà al tre un posto nella creazione: il due genera il tre, e il tre le diecimila cose.
Capitolo II
Perché il tre?
Il tre compare così spesso che nessuna origine da sola basta a spiegarlo. Un’idea, già presente nella testimonianza di Aristotele sui pitagorici, è che il tre sia il primo numero con un inizio, un mezzo e una fine, e quindi il primo che dà un senso di completezza. L’uno è un punto e il due una linea, ma il tre può chiudere una figura e raccontare una storia. Le fiabe usano tre fratelli, tre desideri e tre prove per lo stesso motivo.
La famiglia offre un altro modello. I templi dell’antico Egitto onoravano spesso un padre, una madre e un figlio divini, come Amon, Mut e Khonsu a Tebe oppure Osiride, Iside e Horus. Altrove il tre segna i livelli del cosmo, i cieli, la terra e il mondo sotterraneo, o le tre fasi del tempo, passato, presente e futuro. In etica, il tre offre uno schema semplice per la persona intera: la regola zoroastriana dei buoni pensieri, delle buone parole e delle buone azioni abbraccia mente, parola e azione.
Si è tentati di mettere in fila tutte queste triadi e di ipotizzare una fonte comune. Dal Settecento in poi vari autori hanno sostenuto che la Trinità cristiana fosse presa in prestito dalla Trimurti o dalle triadi egizie. Gli storici non accettano questa tesi. La dottrina cristiana nacque dalla fede ebraica in un solo Dio e dal culto di Gesù nella Chiesa delle origini, e i suoi termini chiave vengono dalla filosofia greca. La somiglianza sta soprattutto nel numero.
Capitolo III
Il tre oggi
La triplice dea è un buon esempio di come si possa dare a un numero un’aria antica. L’antichità conosceva davvero dee in gruppi di tre: le tre Moire che filavano, misuravano e tagliavano il filo della vita, le tre Grazie, le dee madri celtiche scolpite in gruppi di tre ed Ecate, raffigurata con tre corpi ai crocicchi. Ma l’immagine di un’unica grande dea in tre fasi, fanciulla, madre e vecchia, abbinate alla luna crescente, piena e calante, deve quasi tutto al poeta Robert Graves e al suo libro The White Goddess (1948). Movimenti pagani moderni come la Wicca la adottarono, e oggi fa parte della loro pratica viva, ma gli storici la considerano una sintesi moderna e non una fede antica ritrovata.
Altrove il tre resta parte della vita religiosa quotidiana. Molti cristiani si fanno il segno della croce «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». I buddhisti si inchinano tre volte davanti a un’immagine del Buddha. Gli ebrei pregano tre volte al giorno. In molte tradizioni islamiche l’abluzione prima della preghiera ripete ogni gesto tre volte, secondo l’esempio attribuito al Profeta. I riti indù si chiudono spesso con una triplice invocazione di pace, shanti, e la liturgia cristiana ripete il «Santo, santo, santo» che il profeta Isaia udì cantare dagli angeli. Pochi numeri sono così facili da ricordare, e già questo può spiegare gran parte del suo successo.
Miti e fatti
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L’affermazione
La Trinità cristiana fu copiata dalla Trimurti indù o da triadi pagane.
Che cosa si sa
La Trinità si sviluppò dal monoteismo ebraico e dal linguaggio dei primi cristiani su Gesù e sullo Spirito, e fu elaborata nei termini della filosofia greca. La Trimurti descrive tre dèi distinti con tre funzioni, non tre persone in un solo essere, e gli studiosi non trovano un legame storico.
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L’affermazione
La Trinità fu inventata al Concilio di Nicea nel 325.
Che cosa si sa
Nicea definì la piena divinità del Figlio. Le formule ternarie sono molto più antiche, la parola latina Trinitas si trova in Tertulliano all’inizio del III secolo, e il posto dello Spirito Santo fu stabilito a Costantinopoli nel 381.
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L’affermazione
Gli antichi pagani di ogni luogo veneravano una triplice dea fanciulla, madre e vecchia.
Che cosa si sa
Alcune dee erano raffigurate in gruppi di tre, ma lo schema fanciulla–madre–vecchia come dea antica universale fu in gran parte elaborato da Robert Graves in The White Goddess (1948) e poi adottato dal paganesimo moderno.
Dove vederlo
Domande frequenti
La Trimurti è la Trinità indù?
Non nel senso cristiano. La Trimurti collega tre dèi in base ai loro ruoli nel creare, conservare e distruggere il mondo, e nella pratica la maggior parte degli indù si dedica a un dio o a una dea come supremo.
Che cosa sono i Tre Gioielli nel buddhismo?
Il Buddha, il Dharma e il Sangha. Diventare buddhisti significa tradizionalmente prendere rifugio in tutti e tre.
La triplice dea è antica?
In parte. Dee triplici come Ecate o le Moire sono antiche, ma l’idea di un’unica grande dea come fanciulla, madre e vecchia viene soprattutto da autori del Novecento.
Fonti e letture consigliate
- Annemarie Schimmel, The Mystery of Numbers (Oxford University Press, 1993)
- J. N. D. Kelly, Early Christian Doctrines (5th edn, A & C Black, 1977)
- Peter Harvey, An Introduction to Buddhism (2nd edn, Cambridge University Press, 2013)
- Gavin Flood, An Introduction to Hinduism (Cambridge University Press, 1996)
- Ronald Hutton, The Triumph of the Moon: A History of Modern Pagan Witchcraft (Oxford University Press, 1999)