Numero sacro
Il numero uno
Come il numero uno divenne il segno del Dio unico e dell’unica sorgente, dallo Shema e dal tawhid a Ik Onkar, alle Upanishad, all’Uno neoplatonico e al Dao.
In altre scritture
- IRomano
- א׳Lettere ebraiche
- αʹLettere greche
- اLettere arabe (abjad)
- ١Cifre arabe
- १Devanagari
- 一Cinese
In breve
- I.In molte tradizioni l’uno è meno una quantità che un’affermazione sulla natura della realtà ultima.
- II.Ebraismo, cristianesimo, islam, sikhismo e fede bahá’í pongono tutti l’unicità di Dio al centro del loro credo, dallo Shema al numerale che apre la scrittura sikh.
- III.I filosofi greci consideravano l’Uno la sorgente di ogni numero e di ogni essere, un’idea che plasmò la mistica ebraica, cristiana e musulmana.
- IV.Il pensiero indiano e quello cinese parlano di un’unica realtà dietro il molteplice, ma spesso la descrivono come qualcosa che sta al di là di qualsiasi numero.
In ogni tradizione
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Ebraismo
Lo Shema, «Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno» (Deuteronomio 6,4), si recita mattina e sera e, per tradizione, come ultime parole prima della morte. Maimonide fece dell’unità di Dio il secondo dei suoi tredici principi di fede.
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Cristianesimo
Il Credo niceno si apre con «Crediamo in un solo Dio». I cristiani ritengono che la Trinità non divida questa unicità, e descrivono Dio come un solo essere in tre persone.
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Islam
Il tawhid, l’assoluta unicità di Dio, è il fondamento della fede islamica, riassunto nella breve sura 112: «Di’: Egli è Dio, Uno». Il suo opposto, lo shirk, l’associare qualcosa a Dio, è considerato il peccato più grave.
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Sikhismo
Il Guru Granth Sahib si apre con Ik Onkar, scritto con il numerale gurmukhi 1 seguito dal segno di Onkar, reso di solito come «Un solo Creatore» o «C’è un solo Dio». È la prima parola del Mul Mantar, l’affermazione fondamentale della fede sikh.
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Induismo
Il Rigveda dice «La Verità è una; i saggi la chiamano con molti nomi» (1.164.46), e la Chandogya Upanishad parla dell’Essere come «uno solo, senza secondo». L’Advaita Vedanta si fondò su questi passi per insegnare che solo il Brahman è reale in senso ultimo.
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Religione greca e romana
Per i pitagorici la monade era l’origine del numero più che un numero essa stessa. Plotino (III secolo d.C.) fece dell’Uno il primo principio assolutamente semplice da cui scaturiscono l’intelletto, l’anima e il mondo.
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Taoismo
Il capitolo 42 del Daodejing dice: «Il Dao genera l’uno, l’uno genera il due, il due genera il tre, il tre genera le diecimila cose.» Qui l’uno è il primo stadio della creazione, e il Dao stesso viene prima di esso.
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Fede bahá’í
L’insegnamento bahá’í parla di tre unicità, di Dio, della religione e dell’umanità, e sostiene che le grandi fedi sono tappe di un’unica rivelazione che si dispiega.
Da dove viene
- L’uno è la prima cosa che una persona conta, e in molte lingue la parola per «uno» significa anche solo, intero o lo stesso.
- Nell’antico Israele il passaggio da un dio principale tra molti a un Dio unico fu graduale; gli studiosi della Bibbia datano le affermazioni chiare di un monoteismo esclusivo intorno al VI secolo a.C., in testi come il Secondo Isaia.
- I filosofi greci cercarono un unico principio dietro il mondo mutevole, e pensatori successivi fusero questo Uno filosofico con il Dio delle scritture.
- I mistici di diverse tradizioni fecero poi dell’unità una meta interiore, il ritorno dell’anima alla sua unica sorgente, o l’unione con essa.
Capitolo I
Un solo Dio, un’unica sorgente
La maggior parte dei numeri sacri si conta: sette giorni, dodici tribù, cinque preghiere. L’uno è diverso. Quando una tradizione dice che qualcosa è uno, di solito intende più di una quantità. Intende che quella cosa è intera, indivisa, senza rivali e senza parti. Per questo l’uno è diventato il numero di Dio nelle grandi religioni monoteiste, e il numero della prima sorgente di tutto in molte filosofie.
Nell’ebraismo l’affermazione classica è lo Shema, dal libro del Deuteronomio: «Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno». Gli ebrei osservanti lo recitano ogni mattina e ogni sera, i bambini lo imparano presto, e la tradizione vuole che siano le ultime parole pronunciate prima della morte. Nel XII secolo Maimonide incluse l’unità di Dio tra i suoi tredici principi di fede, e insistette che questa unicità non è come nessun’altra: non uno di un genere, non uno fatto di parti, ma semplicemente uno.
Il cristianesimo ereditò lo Shema, che Gesù cita nel Vangelo di Marco come il primo dei comandamenti. Il Credo niceno comincia con «Crediamo in un solo Dio». I cristiani ritengono che la dottrina della Trinità non produca tre dèi: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono descritti come tre persone che condividono un unico essere divino. Critici ebrei e musulmani hanno spesso contestato che questo sia coerente con un’unicità rigorosa, un dibattito che attraversa secoli di teologia.
Nell’islam l’unicità di Dio, il tawhid L’unicità di Dio, l’insegnamento centrale dell’islam. Glossario, è il fondamento di ogni credenza. La prima metà della professione di fede afferma che non c’è dio se non Dio, e la sura 112 del Corano, una delle più brevi, lo riassume: «Di’: Egli è Dio, Uno; Dio, l’Eterno; non ha generato né è stato generato; e nessuno è pari a Lui». I musulmani dicono spesso che questa sura vale un terzo del Corano. L’opposto del tawhid è lo shirk, l’attribuire a Dio un socio, che l’insegnamento islamico considera l’unico peccato che Dio non perdona se una persona muore senza essersi pentita.
Il sikhismo rende visibile il numero. Il Guru Granth Sahib, la scrittura sikh, si apre con Ik Onkar: il numerale gurmukhi 1 unito a un segno per Onkar, un nome di Dio. Guru Nanak, il primo Guru (1469–1539), lo pose all’inizio del Mul Mantar, l’affermazione fondamentale della fede, e oggi compare su gurdwara, bandiere e gioielli. La fede bahá’í, fondata nell’Iran dell’Ottocento, estende l’idea verso l’esterno, insegnando l’unicità di Dio, l’unicità della religione e l’unicità dell’umanità.
Capitolo II
L’Uno dei filosofi
Il monoteismo non comparve già compiuto. Gli studiosi della Bibbia vedono in genere nell’antico Israele un cambiamento graduale dal culto di un dio nazionale tra altri dèi all’affermazione che esiste un solo Dio. Alcune delle formulazioni più chiare di questa affermazione, come «Io sono il Signore, e non c’è nessun altro», provengono dalla parte di Isaia di solito datata al VI secolo a.C., all’epoca dell’esilio babilonese. In precedenza, nell’Egitto del XIV secolo a.C., il faraone Akhenaton aveva elevato il disco solare Aton al di sopra di tutti gli altri dèi, ma la sua riforma fu cancellata dopo la sua morte e non ha alcun legame provato con Israele.
Il pensiero greco giunse all’unità per un’altra strada. I primi filosofi si chiesero quale unico principio si celasse dietro il mondo mutevole: l’acqua, l’aria, il numero o l’essere. I pitagorici chiamavano l’unità monade e la consideravano l’origine di tutti i numeri più che un numero essa stessa; per i matematici greci il numero indicava una pluralità, e l’uno era ciò con cui la si misurava. Parmenide sostenne che il vero essere deve essere uno e immutabile.
La versione più influente venne da Plotino, filosofo del III secolo d.C. Egli descrisse l’Uno come perfettamente semplice, al di là del pensiero e della descrizione, la sorgente da cui l’intelletto, l’anima e infine il mondo materiale scaturiscono come la luce dal sole. Il fine più alto dell’anima era rivolgersi di nuovo verso di esso ed esservi unita. Questa visione plasmò profondamente scrittori cristiani come Pseudo-Dionigi, filosofi ebrei e pensatori musulmani come al-Farabi, e diede ai mistici di tutte e tre le fedi un linguaggio per l’unione con Dio.
Anche le tradizioni orientali parlano di unità, sebbene spesso in una chiave diversa. Il Rigveda dice «La Verità è una; i saggi la chiamano con molti nomi», e la Chandogya Upanishad descrive la realtà prima come «una sola, senza secondo». L’Advaita Vedanta, la scuola associata a Shankara, insegna che il sé e il Brahman non sono due. Il Daodejing, invece, pone l’uno al secondo posto: «Il Dao genera l’uno, l’uno genera il due, il due genera il tre, il tre genera le diecimila cose.» Il Dao stesso è senza nome e viene prima del numero.
Capitolo III
L’uno oggi
L’unità resta un tema vivo. Gli ebrei si coprono ancora gli occhi quando recitano la prima riga dello Shema, e il versetto è scritto all’interno della mezuzah fissata agli stipiti delle porte. I musulmani alzano l’indice durante la preghiera come segno del tawhid, e lo stesso gesto è diventato un segno di fede ampiamente riconosciuto. Ik Onkar è tra i simboli sikh più familiari nel mondo.
L’idea di un’unica realtà dietro molte forme compare anche nel dialogo moderno tra le religioni. Alcuni vedono nei «molti nomi» del Rigveda una base per il rispetto tra le fedi; altri insistono che le differenze tra le idee dell’Uno nelle varie tradizioni contano quanto le somiglianze. In ogni caso, il più piccolo dei numeri porta con sé alcune delle affermazioni più grandi della storia religiosa.
Miti e fatti
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L’affermazione
Mosè apprese il monoteismo dal faraone egizio Akhenaton.
Che cosa si sa
Il culto di Akhenaton per il disco solare Aton (XIV secolo a.C.) fu un primo passo verso l’adorazione di un unico dio, e Sigmund Freud rese popolare un collegamento nel 1939. Nessuna prova storica lega i due, e il monoteismo israelita si sviluppò secoli dopo.
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L’affermazione
Gli antichi greci consideravano l’uno il primo numero.
Che cosa si sa
Molti matematici greci no. Euclide definiva il numero come una molteplicità composta di unità, così che l’uno era l’unità che misura i numeri, non un numero a pieno titolo.
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L’affermazione
Ik Onkar è semplicemente la versione sikh dell’Om.
Che cosa si sa
Onkar è imparentato con la sillaba sacra Om, ma Guru Nanak vi pose davanti il numerale 1 per sottolineare l’unicità di Dio, e i sikh lo leggono in questo senso distinto.
Dove vederlo
Domande frequenti
Che cosa dice lo Shema?
La sua prima riga, dal Deuteronomio 6,4, recita «Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno». Gli ebrei osservanti la recitano con altri passi biblici ogni mattina e ogni sera.
Che cosa significa Ik Onkar?
Unisce il numerale 1 a Onkar, un nome di Dio, e si traduce di solito «Un solo Creatore» o «C’è un solo Dio». Apre la scrittura sikh ed è uno dei simboli sikh più visibili.
Che cos’è il tawhid?
Il tawhid è la dottrina islamica secondo cui Dio è assolutamente uno, senza soci, eguali o divisioni. È la prima parte della professione di fede musulmana: non c’è dio se non Dio.
Fonti e letture consigliate
- Annemarie Schimmel, The Mystery of Numbers (Oxford University Press, 1993)
- Mark S. Smith, The Origins of Biblical Monotheism: Israel’s Polytheistic Background and the Ugaritic Texts (Oxford University Press, 2001)
- Dominic J. O’Meara, Plotinus: An Introduction to the Enneads (Clarendon Press, 1993)
- W. Owen Cole and Piara Singh Sambhi, The Sikhs: Their Religious Beliefs and Practices (Routledge & Kegan Paul, 1978)