Lettere e numeri
Quando le lettere sono numeri
Come gli alfabeti servirono anche da numerali: la gematria ebraica, l’isopsefia greca, l’abjad arabo, il katapayadi indiano, la filosofia pitagorica del numero e il cronogramma latino, raccontati storicamente.
In breve
- I.Prima che si diffondessero le cifre indo-arabiche, chi scriveva in ebraico, greco e arabo usava le lettere dell’alfabeto come numerali, così che ogni parola aveva anche un valore numerico.
- II.Questo rese possibili la gematria nell’ebraismo, l’isopsephy nel mondo greco e il calcolo abjad nelle terre islamiche, usati per l’interpretazione, i giochi di parole, la poesia e le date.
- III.L’India sviluppò sistemi propri, come il katapayadi, per inserire i numeri in versi facili da ricordare, mentre i filosofi pitagorici consideravano il numero stesso la chiave del cosmo.
- IV.Questi sistemi sono una parte ricca della storia delle idee, ma riflettono il modo in cui le culture leggevano i testi, non leggi nascoste della natura né strumenti per predire gli eventi.
In ogni tradizione
-
Ebraismo
Nella gematria si collegano parole con lo stesso valore numerico. Il Talmud osserva che i 318 servi di Abramo (Genesi 14,14) equivalgono al nome del suo amministratore Eliezer, e la parola chai («vivo») vale 18, motivo per cui i doni si fanno spesso in multipli di 18.
-
Religione greca e romana
I greci chiamavano questa pratica isopsephy, «sassolini uguali». Un graffito di Pompei dichiara amore per una ragazza «il cui numero è 545», e lo storico Svetonio riporta una satira romana che giocava sul fatto che il nome di Nerone in greco aveva lo stesso valore di «uccise la propria madre».
-
Cristianesimo
I primi cristiani ereditarono entrambe le pratiche. Gli Oracoli sibillini attribuiscono al nome greco Iesous il valore 888, e il «numero della bestia», 666, in Apocalisse 13,18 è il più famoso enigma di lettere e numeri in assoluto.
-
Islam
Il sistema abjad assegna valori alle lettere arabe secondo l’antico ordine semitico. I poeti persiani, ottomani e urdu lo usavano per nascondere date nei versi, e in Asia meridionale il numero 786, valore della formula Bismillah al-rahman al-rahim, si scrive in testa a lettere e documenti.
-
Fede bahá’í
Il Báb e Bahá’u’lláh attinsero ai valori abjad: Baha («gloria») vale 9, uno dei motivi per cui la fede bahá’í usa una stella a nove punte, e wahid («uno») vale 19, base del calendario Badí‘ di diciannove mesi di diciannove giorni.
-
Induismo
Nel sistema katapayadi, usato soprattutto da astronomi e musicisti del Kerala e dell’India meridionale, ogni consonante sta per una cifra, così che numeri lunghi possono essere racchiusi in parole e versi. Serve a numerare i 72 raga madre della musica carnatica.
-
Pitagorici
I seguaci di Pitagora, dal VI secolo a.C., ritenevano che il mondo fosse ordinato dal numero. Veneravano la tetraktys, il triangolo di 1 + 2 + 3 + 4 = 10 punti, e attribuivano ai numeri significati morali e cosmici, un’idea trasmessa attraverso Platone e i neoplatonici successivi.
-
Cronogrammi latini
Dal tardo Medioevo, e soprattutto tra il Cinquecento e il Settecento, gli europei composero iscrizioni in cui le lettere che sono anche numeri romani (I, V, X, L, C, D, M), scritte in grande, danno come somma l’anno commemorato.
Da dove viene
- L’alfabeto fenicio diede alle sue lettere un ordine fisso, e gli scribi greci e aramaici usarono in seguito quell’ordine per scrivere i numeri, i greci entro l’età ellenistica e gli scribi ebrei a partire all’incirca dal II o I secolo a.C.
- Una volta che le lettere furono numerali, ogni nome e ogni parola ebbero automaticamente un numero, e i lettori convinti che i testi sacri fossero perfetti cercarono un significato in quei numeri.
- L’India, che aveva sviluppato le cifre posizionali, usò i sistemi di lettere soprattutto come ausili mnemonici nell’apprendimento orale e in versi, più che come numerali quotidiani.
- La filosofia pitagorica del numero nacque da una radice diversa: la scoperta che le armonie musicali seguono rapporti semplici suggerì che il numero sta alla base di ogni ordine.
Capitolo I
Alfabeti che contano
Per gran parte della storia chi scriveva in ebraico, greco o arabo non usava cifre separate. Contava con l’alfabeto. Ciascuna delle prime nove lettere indicava le unità da 1 a 9, le nove successive le decine e le seguenti le centinaia, così che qualsiasi numero poteva essere scritto in lettere. L’ordine veniva dall’antico alfabeto fenicio, ed è per questo che i tre sistemi corrispondono così da vicino all’inizio.
| Valore | Ebraico | Greco | Arabo (ordine abjad) |
|---|---|---|---|
| 1 | alef א | alfa Α | alif ا |
| 2 | bet ב | beta Β | ba ب |
| 3 | gimel ג | gamma Γ | jim ج |
| 4 | dalet ד | delta Δ | dal د |
| 5 | he ה | epsilon Ε | ha ه |
| 6 | vav ו | digamma Ϝ | waw و |
| 7 | zayin ז | zeta Ζ | zay ز |
| 8 | het ח | eta Η | ḥa ح |
| 9 | tet ט | theta Θ | ṭa ط |
| 10 | yod י | iota Ι | ya ي |
L’elenco greco comprende il digamma, una lettera scomparsa dalla lingua scritta ma conservata come numerale per il 6. L’elenco arabo segue l’ordine antico, ricordato con le parole senza senso abjad hawwaz, e non il moderno ordine del dizionario. Poiché le lettere erano numeri, ogni parola aveva un valore, e questo semplice fatto invitava i lettori a confrontare parole con lo stesso totale.
Capitolo II
Gematria, isopsefia e abjad
Nell’ebraismo la pratica si chiama gematria, probabilmente dal greco geometria. La letteratura rabbinica la include tra i metodi di interpretazione accettati, anche se sempre come argomento di sostegno e non come prova. Il Talmud osserva che Abramo andò in guerra con 318 servi, e che anche il nome del suo amministratore Eliezer vale 318; forse, suggerisce, con lui andò soltanto Eliezer. Un altro detto collega yayin, «vino», e sod, «segreto», che valgono entrambi 70: quando entra il vino, escono i segreti. I cabbalisti medievali, primo fra tutti Abraham Abulafia nel XIII secolo, posero le combinazioni di lettere e i loro valori al centro della meditazione mistica. Nella vita ebraica quotidiana la parola chai, «vivo», che vale 18, fa del 18 un numero fortunato per i regali.
I greci chiamavano lo stesso gioco isopsephy. Spesso era giocoso: un graffito di Pompei, sepolta nel 79 d.C., dichiara amore per una ragazza «il cui numero è 545». Poteva anche essere politico. Lo storico Svetonio riferisce che, dopo la morte della madre di Nerone, i romani fecero circolare un verso che notava come il nome greco di Nerone avesse lo stesso valore della frase «uccise la propria madre». I cristiani adottarono presto il metodo. Gli Oracoli sibillini attribuiscono al nome Iesous il valore 888, che alcuni autori contrapposero al 666 della bestia dell’Apocalisse.
Nel mondo islamico i valori abjad divennero uno strumento di poeti e mistici. I poeti persiani, ottomani e urdu componevano versi le cui lettere davano come somma l’anno di un edificio, di una nascita o di una morte, una forma di cronogramma chiamata tarikh. Gli autori sufi esplorarono la «scienza delle lettere» come via per contemplare i nomi divini. In Asia meridionale il 786, valore della formula d’apertura del Corano, si scrive comunemente in cima alle lettere, anche se alcuni studiosi lo sconsigliano. Nell’Ottocento le fedi babi e bahá’í si basarono sullo stesso sistema: Baha, «gloria», vale 9, e wahid, «uno», vale 19, la base del loro calendario.
Capitolo III
L’India, Pitagora e il cronogramma
L’India prese un’altra strada. Avendo sviluppato le cifre posizionali con lo zero, gli studiosi indiani non avevano bisogno delle lettere come numerali quotidiani. Ne avevano bisogno per la memoria, perché l’astronomia e la matematica si insegnavano in versi. Nel sistema katapayadi, attestato soprattutto nel Kerala a partire dalla seconda metà del I millennio d.C., ogni consonante sta per una cifra da 0 a 9, e le vocali che seguono una consonante non contano, così che una lunga tabella di numeri poteva diventare un verso di poesia. Le cifre si leggevano di solito in ordine inverso, partendo dalle unità. Lo stesso sistema diede in seguito i nomi ai 72 raga madre della musica carnatica, le cui prime sillabe codificano la loro posizione nell’elenco.
I pitagorici dell’antica Grecia non usavano i valori delle lettere in questo modo, ma diedero all’idea del numero significativo la sua profondità filosofica. Dal VI secolo a.C. i seguaci di Pitagora insegnarono che il cosmo è ordinato dal numero, in parte perché le armonie musicali seguono rapporti semplici come 2:1 e 3:2. Veneravano la tetraktys, un triangolo di dieci punti disposti 1, 2, 3, 4, e attribuivano ai numeri significati morali, come la giustizia al quattro. Platone, i neoplatonici e gli scrittori cristiani medievali ereditarono questa visione.
L’Europa latina, i cui numeri romani erano già lettere, trovò il proprio gioco nel cronogramma. Dal tardo Medioevo, e soprattutto tra il Cinquecento e il Settecento, le iscrizioni su chiese, monete e frontespizi scrivevano in maiuscolo le lettere I, V, X, L, C, D e M in modo che la loro somma desse un anno. Una frase come ChrIstVs DuX ergo trIVMphVs, «Cristo condottiero, dunque trionfante», dà 1627. Come la gematria e l’abjad, era un modo per mostrare che le parole e la storia potevano essere intrecciate con abilità. È questo che tali sistemi documentano: secoli di lettura attenta e inventiva, non un codice nascosto dietro il mondo.
Miti e fatti
-
L’affermazione
La numerologia moderna, che riduce il tuo nome a un unico «numero della vita», risale a Pitagora.
Che cosa si sa
I suoi metodi furono in gran parte inventati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, usando l’alfabeto latino; l’etichetta pitagorica è un prestigio preso in prestito.
-
L’affermazione
La gematria può predire eventi futuri grazie a codici nascosti nella Bibbia.
Che cosa si sa
I rabbini tradizionali usavano la gematria come forma di interpretazione giocosa o di sostegno, mai come prova a sé stante. Gli studi statistici sui presunti «codici della Bibbia» hanno rilevato che schemi simili compaiono in qualsiasi testo lungo.
-
L’affermazione
Un antico verso in katapayadi codifica π fino a 31 cifre decimali.
Che cosa si sa
Un verso che comincia con gopi bhagya madhuvrata codifica effettivamente cifre di π, ma la sua data e la sua origine non sono chiare e sembra trattarsi di una composizione tarda o perfino moderna.
Dove vederlo
Domande frequenti
Che cos’è la gematria?
La gematria è la pratica ebraica di leggere le parole ebraiche attraverso i valori numerici delle loro lettere, così da collegare parole con lo stesso totale. Compare nella letteratura rabbinica e divenne importante nella Cabala.
Perché alcuni musulmani scrivono 786?
Nel calcolo abjad la formula d’apertura del Corano, «Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso», vale 786. Alcuni musulmani, soprattutto in Asia meridionale, scrivono il numero al suo posto per evitare che le parole sacre finiscano gettate via; altri sconsigliano questa pratica.
Che cos’è un cronogramma?
Una frase o un’iscrizione in cui alcune lettere, lette come numerali, danno come somma una data. I cronogrammi erano diffusi su edifici, monete e frontespizi europei, e nella poesia persiana e ottomana.
Fonti e letture consigliate
- Georges Ifrah, The Universal History of Numbers (Harvill Press, 1998)
- Annemarie Schimmel, The Mystery of Numbers (Oxford University Press, 1993)
- Walter Burkert, Lore and Science in Ancient Pythagoreanism (Harvard University Press, 1972)
- Gershom Scholem, Kabbalah (Keter, 1974)
- Kim Plofker, Mathematics in India (Princeton University Press, 2009)