Capitolo I
Che cosa significa
Il vajra è un corto scettro con punte che a ciascuna estremità si incurvano e si riuniscono intorno a una sfera centrale. Il suo nome significa «fulmine» e «diamante»: la potenza della folgore e la durezza di una gemma che taglia tutto ma non può essere tagliata.
Nel buddhismo rappresenta la mente risvegliata, che nulla può spezzare, e l’azione compassionevole che ne scaturisce. Nei riti è abbinato a una campana, segno della saggezza; insieme rappresentano l’unione di metodo e saggezza che conduce al risveglio.
Capitolo II
Da dove viene
Nel Rig Veda, la più antica scrittura indù, il vajra è l’arma con cui il dio Indra uccise il serpente Vritra e liberò le acque. L’arte buddhista lo mostrò per la prima volta nella mano di Vajrapani, un protettore del Buddha.
Con lo sviluppo del buddhismo tantrico in India, il vajra ne divenne l’emblema centrale e diede il nome all’intera tradizione, il Vajrayana, che si diffuse in Tibet dall’VIII secolo.
Capitolo III
Dove lo si vede oggi
Vajra e campane sono usati ogni giorno nei monasteri tibetani, bhutanesi e mongoli. Un grande vajra si trova in cima alla scalinata che porta allo stupa di Swayambhunath a Kathmandu. Il doppio vajra incrociato è usato come sigillo e compare nell’emblema del Bhutan.