Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Numero sacro

Il numero trentatré

Perché il trentatré ritorna nelle religioni: l’età di Gesù, i grani della misbaha, i 33 dèi vedici, i pellegrinaggi di Kannon, Dante e i gradi massonici.

In altre scritture

  • XXXIIIRomano
  • ל״גLettere ebraiche
  • λγʹLettere greche
  • ل جLettere arabe (abjad)
  • ٣٣Cifre arabe
  • ३३Devanagari
  • 三十三Cinese
33

In breve

  1. I.La tradizione cristiana ritiene che Gesù sia morto a circa trentatré anni, una cifra ricostruita dai Vangeli più che affermata in essi.
  2. II.Dopo la preghiera i musulmani recitano spesso tre brevi lodi trentatré volte ciascuna, ed è per questo che molte corone di preghiera hanno trentatré grani o un loro multiplo.
  3. III.Il Rigveda parla di trentatré dèi, e la cosmologia buddhista colloca un Cielo dei Trentatré sopra il monte Meru, mentre il Giappone ha diversi pellegrinaggi a trentatré templi di Kannon.
  4. IV.Usi successivi, dai cento canti di Dante ai trentatré gradi del Rito Scozzese della Massoneria, si sono basati su questo prestigio ereditato più che su una singola fonte.

In ogni tradizione

  • Cristianesimo

    La tradizione fa del trentatré l’età di Gesù al momento della crocifissione. Luca dice che aveva «circa trent’anni» quando cominciò a predicare, e il Vangelo di Giovanni menziona tre Pasque, il che insieme suggerisce un ministero di circa tre anni.

  • Islam

    Una pratica molto seguita, basata su resoconti degli hadith, consiste nel dire Subhan Allah («Gloria a Dio»), al-hamdu lillah («Lode a Dio») e Allahu akbar («Dio è il più grande») trentatré volte ciascuna dopo le preghiere quotidiane. La misbaha o tasbih usata per contarle ha 33 o 99 grani, questi ultimi corrispondenti ai novantanove Nomi di Dio.

  • Induismo

    Diversi inni del Rigveda si rivolgono ai «trentatré dèi». Testi vedici successivi spiegano il numero come otto Vasu, undici Rudra e dodici Aditya, più altri due la cui identità varia da un testo all’altro.

  • Buddhismo

    La cosmologia buddhista chiama il cielo sulla vetta del monte Meru Trayastrimsha, il Cielo dei Trentatré, governato dal dio Shakra; i racconti dicono che il Buddha vi salì per istruire sua madre. In Giappone si dice che il bodhisattva Kannon assuma trentatré forme, e il pellegrinaggio di Saigoku visita trentatré dei suoi templi.

  • Ebraismo

    Il trentatreesimo giorno del conteggio dell’Omer, tra Pesach e Shavuot, è la festa minore di Lag BaOmer. Il suo nome significa semplicemente «33 dell’Omer», scritto con le lettere ebraiche lamed (30) e gimel (3).

  • La Divina Commedia di Dante

    Dante costruì il suo poema in 1 + 33 + 33 + 33 canti: un canto introduttivo, poi trentatré per ciascuna cantica, Inferno, Purgatorio e Paradiso, per un totale di cento. Lo schema, in terzine, riflette il gusto medievale per il simbolismo numerico legato alla Trinità.

  • Massoneria

    Il Rito Scozzese Antico e Accettato, organizzato attorno a un Supremo Consiglio fondato a Charleston, nella Carolina del Sud, nel 1801, conta trentatré gradi, l’ultimo dei quali onorifico. Le logge ordinarie lavorano solo tre gradi; il motivo per cui il Rito scelse il trentatré non è chiaramente documentato.

Da dove viene

  • A differenza del sette o del dodici, il trentatré non ha radici evidenti nell’astronomia o nel corpo, perciò la sua importanza sembra venire da testi copiati e venerati.
  • Nel caso vedico il numero è la somma di gruppi più piccoli di dèi, segno che i sacerdoti amavano ordinare un pantheon affollato in totali precisi.
  • Nel cristianesimo il numero nacque dalla lettura combinata dei Vangeli e, una volta fissato, attirò ulteriori significati come età perfetta, tre volte undici o multiplo della Trinità.
  • Nell’islam il conteggio aveva uno scopo pratico: tre serie di trentatré, più una frase conclusiva, davano una cifra tonda di cento recitazioni.

Capitolo I

Un numero di completezza

Il trentatré non è un numero che la natura ci consegna. Non esistono trentatré pianeti, mesi o dita. Eppure compare nelle scritture e nei riti di tradizioni che ebbero pochi contatti tra loro, di solito come segno di una compagnia completa: tutti gli dèi, tutte le forme di un salvatore, una vita piena.

L’esempio più antico è indiano. Il Rigveda, composto nel II millennio a.C., cita più volte «i trentatré dèi», senza elencarli. Testi sacerdotali scritti un po’ più tardi fecero il calcolo: otto Vasu (dèi degli elementi), undici Rudra (dèi della tempesta) e dodici Aditya (dèi sovrani legati al sole), a cui se ne aggiungono altri due, talvolta Indra e Prajapati, talvolta il Cielo e la Terra. Autori indù successivi parlarono di «trentatré koti» di dèi, e poiché koti può significare sia «dieci milioni» sia «tipo», l’espressione diede origine alla famosa affermazione dei 330 milioni di divinità.

Il buddhismo ereditò la compagnia vedica e le diede un posto nel cielo. Sopra il mondo umano, sulla vetta della montagna cosmica Meru, si trova Trayastrimsha, il Cielo dei Trentatré, su cui presiede il dio Shakra (la forma buddhista di Indra). Un racconto molto amato narra che il Buddha vi trascorse una stagione delle piogge istruendo sua madre, morta dopo averlo dato alla luce, e poi tornò sulla terra lungo una scala ornata di gemme.

Capitolo II

Santi, pellegrini e poeti

Nel cristianesimo trentatré è l’età che la tradizione attribuisce a Gesù al momento della morte. I Vangeli non la dichiarano mai. Luca dice che Gesù aveva «circa trent’anni» quando iniziò il suo ministero, e il Vangelo di Giovanni menziona tre feste di Pasqua durante quel periodo; letti insieme, danno trentatré. Gli autori medievali trattarono poi il numero come significativo in sé, l’età perfetta in cui, sostenevano alcuni teologi, tutti i morti sarebbero risorti. Gli storici sono più prudenti: la maggior parte data la nascita di Gesù intorno al 6–4 a.C. e la sua morte intorno al 30–33 d.C., il che lo renderebbe un po’ più anziano.

L’età tradizionale entrò presto nella preghiera. Il cordone di preghiera dei monaci ortodossi orientali, una corda di nodi di lana usata per ripetere la preghiera di Gesù, ha spesso trentatré nodi, uno per ogni anno della vita di Cristo, anche se sono comuni pure cordoni di cinquanta o cento nodi. In Occidente i monaci camaldolesi diffusero nel Cinquecento, per la stessa ragione, una coroncina di trentatré Padre Nostro. Questi oggetti mostrano come un numero ottenuto all’inizio sommando versetti sparsi potesse diventare qualcosa da tenere in mano ogni giorno.

Nell’islam il numero appartiene alla devozione quotidiana. Le raccolte di hadith riferiscono che il Profeta raccomandava di lodare Dio dopo la preghiera con tre brevi frasi, ciascuna detta trentatré volte, seguite da una dichiarazione conclusiva per arrivare a cento. Questa pratica spiega la forma della misbaha o tasbih, la corona di preghiera musulmana: o 33 grani, da percorrere tre volte, o 99 grani, che richiamano anche i novantanove Nomi di Dio. Segni più grandi dividono di solito in tre parti una corona di 99 grani.

In Giappone il trentatré appartiene a Kannon, il bodhisattva della compassione noto in India come Avalokiteshvara. Il Sutra del Loto descrive le molte forme che il bodhisattva assume per salvare gli esseri, e la tradizione dell’Asia orientale le contò come trentatré. Dal Medioevo i pellegrini percorrono circuiti di trentatré templi di Kannon. Il percorso di Saigoku, intorno a Kyoto, Nara e Osaka, è il più antico; il percorso di Bando nel Giappone orientale e quello di Chichibu, con trentaquattro templi, gli furono poi uniti per formare cento siti. A Kyoto la sala del tempio nota come Sanjusangen-do prende il nome dalle trentatré campate tra i suoi pilastri.

L’ebraismo ha un trentatré più piccolo ma reale: Lag BaOmer, il trentatreesimo giorno del conteggio di sette settimane tra Pesach e Shavuot, è una giornata di falò e festeggiamenti che interrompe un periodo di semi-lutto. Il suo nome è semplicemente il numero scritto in lettere ebraiche.

L’uso più deliberato del numero venne da Dante. La sua Divina Commedia, terminata intorno al 1320, ha un canto introduttivo seguito da trentatré canti per ciascun regno dell’aldilà, cento in tutto, scritti in terzine incatenate. Per Dante e i suoi lettori il tre e i suoi multipli rimandavano alla Trinità, e la struttura stessa del poema era una sorta di preghiera.

Capitolo III

Echi successivi

Gli usi moderni prendono per lo più in prestito il prestigio di quelli più antichi. Il più noto è la Massoneria. Le logge massoniche ordinarie conferiscono solo tre gradi, ma nel Settecento nacquero diversi riti aggiuntivi. Uno di questi, il Rito Scozzese Antico e Accettato, fu organizzato sotto un Supremo Consiglio fondato a Charleston, nella Carolina del Sud, nel 1801 e ordinò le sue cerimonie in trentatré gradi. Il trentatreesimo è onorifico, conferito per i servizi resi al Rito. Autori massonici hanno collegato il numero all’età di Gesù o a simbolismi più antichi, ma i documenti non mostrano perché sia stato scelto, e non conferisce alcuna autorità sul resto della Massoneria.

Il trentatré è diventato anche uno dei preferiti della numerologia del Novecento, che lo chiama «numero maestro», e delle teorie del complotto che vedono significati nascosti ovunque compaia. Queste idee sono recenti e non hanno alcun fondamento nelle tradizioni descritte sopra. Ciò che la storia mostra davvero è più semplice e più interessante: un numero senza un’origine naturale può comunque diventare sacro quando generazioni di lettori, cantori e pellegrini continuano a tornare ai testi che lo contengono.

Miti e fatti

  • L’affermazione

    La Bibbia dice che Gesù aveva trentatré anni quando morì.

    Che cosa si sa

    Non è così. La cifra si deduce dal «circa trent’anni» di Luca e dalle tre Pasque di Giovanni, e molti storici, che datano la sua nascita intorno al 6–4 a.C. e la sua morte intorno al 30–33 d.C., pensano che fosse un po’ più anziano.

  • L’affermazione

    Il 33° grado massonico è un rango segreto che controlla la Massoneria.

    Che cosa si sa

    È un grado onorifico di un rito massonico, conferito per meriti di servizio. I Supremi Consigli pubblicano la propria struttura associativa e non hanno alcuna autorità sulle logge massoniche ordinarie.

  • L’affermazione

    La colonna vertebrale umana ha esattamente trentatré vertebre, ed è per questo che il numero è sacro.

    Che cosa si sa

    I manuali di anatomia indicano spesso trentatré, contando separatamente le ossa fuse del sacro e del coccige, ma il numero reale varia da persona a persona, e nessuna tradizione antica spiega il numero in questo modo.

Domande frequenti

Perché il 33 è considerato un numero maestro?

L’idea dei «numeri maestri» (11, 22, 33) viene dalla numerologia moderna del Novecento, non da una religione antica. Le fonti tradizionali danno valore al trentatré per ragioni specifiche, come gli dèi vedici o l’età di Gesù.

Quanti grani ha una corona di preghiera musulmana?

Per lo più 33 o 99, spesso con segni che li dividono in gruppi di 33. Entrambe le misure servono allo stesso scopo: contare le recitazioni dopo la preghiera.

Che cosa sono i 33 templi di Kannon?

Sono circuiti di pellegrinaggio in Giappone dedicati a Kannon, il bodhisattva della compassione. Il più antico e famoso è il percorso di Saigoku nella regione del Kansai, e ne esistono molte copie regionali più piccole.

Fonti e letture consigliate

  1. Annemarie Schimmel, The Mystery of Numbers (Oxford University Press, 1993)
  2. Stephanie W. Jamison and Joel P. Brereton, The Rigveda: The Earliest Religious Poetry of India (Oxford University Press, 2014)
  3. Peter Harvey, An Introduction to Buddhism (2nd edn, Cambridge University Press, 2013)
  4. Vincent Foster Hopper, Medieval Number Symbolism (Columbia University Press, 1938)