Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Film d’animazione9 minuti891–897

Nell’inverno dell’897 un papa morto da nove mesi fu rivestito dei paramenti, fatto sedere su un trono e processato dal suo successore.

  1. IUna città tra le rovine0:39
  2. IILa corona e le Alpi2:05
  3. IIIFuori dalla loro portata3:25
  4. IVIl concilio e il trono4:13
  5. VNel Tevere5:41
  6. VIRiabilitato, e condannato di nuovo6:59
  7. VIIUna figura silenziosa8:28

Il film è narrato in inglese; il pulsante CC mostra i sottotitoli. La storia qui sotto è nella tua lingua. Il video viene riprodotto da YouTube quando premi play.

  • 897l’anno in cui un concilio della Chiesa processò un papa morto
  • 9i mesi da cui Formoso era morto quando comparve davanti al concilio
  • 15i giorni di regno di Bonifacio VI, tra Formoso e Stefano
  • 3le dita della mano destra, quelle della benedizione, tagliate dopo il verdetto

La storia del film

Roma, al Laterano · 891–897

Nell’inverno dell’897, a gennaio secondo la maggior parte dei resoconti, un concilio della Chiesa si riunì a Roma, al Laterano, il palazzo e la cattedrale dei papi. Vescovi ed ecclesiastici presero posto lungo le pareti. In fondo alla sala, su un trono, sedeva una figura vestita con tutti i paramenti di un papa.

Non si muoveva e non parlava. Era morto da circa nove mesi, e il concilio si era riunito per processarlo.

Capitolo Iguarda da 0:39

Una città tra le rovine

Per capire come una cosa simile potesse accadere, bisogna tornare indietro. La Roma della fine del IX secolo era una città piccola e divisa, che viveva tra le rovine di una città grande. L’impero di Carlo Magno si era frantumato, e signori rivali si contendevano il titolo di imperatore. Per consuetudine era il papa a incoronarlo, e così chi controllava il papa teneva in mano una chiave della corona.

La figura sul trono era Formoso. Era nato intorno all’816, probabilmente a Roma, e nell’864 era diventato vescovo di Porto, una cittadina vicino alla foce del Tevere. Due anni dopo papa Niccolò I lo mandò in Bulgaria, il cui sovrano, Boris, aveva da poco accolto il cristianesimo. Boris ammirava Formoso al punto da chiederlo come suo arcivescovo. Il papa rifiutò, perché il diritto della Chiesa non permetteva a un vescovo di lasciare la propria sede per un’altra.

Formoso era capace e stimato, e si fece dei nemici. Nell’876 fuggì da Roma, e papa Giovanni VIII lo fece condannare e scomunicare. Secondo un resoconto posteriore di dubbia autenticità, legato a un sinodo tenuto a Troyes nell’878, egli giurò di non tornare mai più a Roma. Che l’avesse giurato o no, quel giuramento un giorno sarebbe stato usato contro di lui.

Che l’avesse giurato o no, quel giuramento un giorno sarebbe stato usato contro di lui.

Dopo la morte di Giovanni, papa Marino lo reintegrò a Porto nell’883. Formoso tornò a casa.

Formoso davanti a Boris alla corte bulgara, dove il sovrano finì per ammirarlo.

Capitolo IIguarda da 2:05

La corona e le Alpi

Il 6 ottobre 891 il clero e il popolo di Roma elessero papa Formoso. Aveva circa 75 anni e aveva servito la Chiesa per quasi tutta la vita. Salì al soglio in un momento pericoloso, perché il potere in Italia era allora nelle mani dei duchi di Spoleto.

Il duca Guido di Spoleto era già stato incoronato imperatore, e nell’aprile 892 Formoso incoronò imperatore accanto a lui il giovane figlio di Guido, Lamberto. Ma Formoso non si fidava di Spoleto. In segreto chiamò in aiuto un re d’oltralpe, Arnolfo di Carinzia, sovrano dei Franchi orientali.

Arnolfo scese a sud nell’894. Quel dicembre Guido morì, e la madre di Lamberto, Ageltrude, divenne la più accanita sostenitrice della causa di famiglia. Nel febbraio 896 l’esercito di Arnolfo raggiunse Roma. Gli uomini di Ageltrude tenevano la città, ma il 21 febbraio essa cadde. Il giorno dopo, in San Pietro, Formoso pose la corona imperiale sul capo di Arnolfo. Per la casa di Spoleto fu un tradimento che non avrebbe dimenticato.

Per la casa di Spoleto fu un tradimento che non avrebbe dimenticato.

Poco dopo, mentre marciava contro Spoleto, Arnolfo fu colpito da paralisi. Fu riportato oltre le Alpi e non tornò mai più a Roma. Morì tre anni dopo, e il papa che lo aveva incoronato rimase senza un protettore.

In San Pietro, Formoso pose la corona imperiale sul capo di Arnolfo.

Capitolo IIIguarda da 3:25

Fuori dalla loro portata

Il 4 aprile 896 Formoso morì. Uno dei suoi difensori posteriori, Eugenio Vulgario, lo descrisse come un vecchio di circa 80 anni. I suoi nemici stavano tornando, ma ormai, così sembrava, egli era fuori dalla loro portata.

Il suo successore, Bonifacio VI, regnò per circa 15 giorni, e poi morì anche lui. A maggio fu scelto un nuovo papa: Stefano VI, romano di nascita e vescovo di Anagni. Gli elenchi più antichi lo contano come Stefano VII, ma l’uomo è lo stesso. Aveva l’appoggio del partito spoletino, e all’inizio dell’anno seguente Lamberto e Ageltrude avevano ripreso il controllo di Roma.

Stefano era un nemico acerrimo di Formoso e della sua memoria. Eppure era stato proprio Formoso a farlo vescovo. I due uomini erano legati da quella stessa ordinazione che Stefano avrebbe presto messo in discussione.

Eppure era stato proprio Formoso a farlo vescovo.

Stefano VI fu eletto con l’appoggio del partito spoletino.

Capitolo IVguarda da 4:13

Il concilio e il trono

Quell’inverno Stefano ordinò di aprire la tomba di Formoso in San Pietro. Il corpo fu portato attraverso la città fino al Laterano, rivestito dei paramenti papali e fatto sedere su un trono davanti al concilio. Poiché i morti non possono rispondere, un diacono fu incaricato di stare accanto al trono e parlare per lui.

Fu Stefano in persona a condurre l’interrogatorio, e le accuse furono lette una per una. Formoso era passato da una sede all’altra, da Porto a Roma, contro la legge della Chiesa. Aveva violato il suo giuramento. Aveva agito per ambizione. Secondo Liutprando da Cremona, che scriveva decenni più tardi, al morto fu chiesto perché, essendo vescovo di Porto, avesse usurpato con tanta ambizione la sede universale di Roma.

Se il diacono abbozzò una difesa, non ne è rimasta traccia. Il verdetto fu di colpevolezza. Il concilio dichiarò che Formoso non era mai stato un vero papa, e tutti i suoi atti furono annullati.

Poiché i morti non possono rispondere, un diacono fu incaricato di stare accanto al trono e parlare per lui.

Tutte le ordinazioni che aveva conferito furono dichiarate invalide, compresa quella che aveva fatto di Stefano il vescovo di Anagni. In tutta Italia, preti e vescovi non sapevano più se fossero ancora preti e vescovi.

Fu Stefano in persona a condurre l’interrogatorio, mentre le accuse venivano lette una per una.

Capitolo Vguarda da 5:41

Nel Tevere

Al corpo furono strappati i paramenti papali. Poi, dicono le fonti, gli furono tagliate le tre dita della mano destra, quelle della benedizione. Il corpo fu sepolto in un cimitero per stranieri. Poco dopo fu riesumato e gettato nel Tevere, appesantito, secondo alcuni resoconti, perché non venisse mai ritrovato. Il fiume scuro lo portò via, oltre la città addormentata.

Roma ne fu scossa. Molti ricordavano Formoso come un uomo serio e devoto, e presto si parlò di miracoli lungo la riva del fiume. Queste notizie vengono da autori schierati con Formoso, e non si possono valutare con certezza.

Nello stesso periodo la grande basilica del Laterano, la cattedrale del papa, andò in rovina. Gli autori successivi ne diedero la colpa a un terremoto. A molti a Roma, lasciano intendere le cronache, parve un segno.

A molti a Roma, lasciano intendere le cronache, parve un segno.

Nell’estate dell’897 scoppiò una rivolta contro Stefano. Fu catturato, privato della carica e gettato in prigione. Lì, probabilmente ad agosto, fu strangolato. Era stato papa per poco più di un anno.

Il fiume scuro portò via il corpo, oltre la città addormentata.

Capitolo VIguarda da 6:59

Riabilitato, e condannato di nuovo

E il corpo di Formoso? Si racconta che fu ripescato dal fiume e nascosto: da un monaco, secondo una tradizione, da alcuni pescatori, secondo Liutprando. Nel dicembre 897, dopo il breve pontificato di Romano, papa Teodoro II tenne un concilio che restituì l’onore a Formoso. Teodoro regnò meno di tre settimane, ma in quel tempo il corpo fu riportato in San Pietro e sepolto di nuovo con tutti gli onori.

Liutprando aggiunge che, al suo passaggio, alcune immagini sacre della basilica si inchinarono in segno di saluto. Ammette di averlo sentito solo da altri, e la notizia è giunta fino a noi come una pia leggenda più che come un fatto documentato.

Liutprando aggiunge che, al suo passaggio, alcune immagini sacre della basilica si inchinarono in segno di saluto.

L’anno seguente papa Giovanni IX tenne concili a Roma e a Ravenna. Annullarono il processo, ordinarono di bruciarne gli atti e proibirono per sempre di processare i morti. Ma la contesa non era finita. Sergio III, che aveva preso parte al processo, divenne papa nel 904. Ne confermò il verdetto e ordinò che i preti ordinati da Formoso venissero ordinati di nuovo.

Da entrambe le parti, gli scrittori presero la penna. Un prete di nome Ausilio, ordinato da Formoso, difese le ordinazioni, e così fece il dotto Eugenio Vulgario. Gran parte di ciò che sappiamo viene da loro, e da Liutprando, che scrisse circa 60 anni dopo i fatti e collocò perfino il processo sotto il papa sbagliato, nominando Sergio invece di Stefano.

Il corpo di Formoso fu riportato in San Pietro e sepolto di nuovo con tutti gli onori.

Capitolo VIIguarda da 8:28

Una figura silenziosa

Poiché gli atti del processo furono bruciati, e poiché le descrizioni più complete vengono da persone che parteggiavano per l’una o l’altra parte, molto resta incerto. Gli storici discutono ancora su chi volesse il processo più di tutti: Stefano stesso, o la casa di Spoleto. Alcuni dettagli, come quello delle dita, poggiano su pochissime fonti. Perfino la data non è certa; alcuni autori collocano il concilio a febbraio o a marzo anziché a gennaio.

Nei secoli successivi la decisione di Sergio fu messa da parte senza clamore, e le ordinazioni di Formoso finirono per essere considerate valide. Gli storici hanno cominciato a vedere il processo non tanto come un atto di semplice follia, quanto come un prodotto del suo tempo, quando il papato non aveva un protettore forte, Roma era lacerata dalle fazioni e la corona imperiale era la posta in gioco.

Un giorno d’inverno a Roma, quando un concilio della Chiesa sedette in giudizio su una figura silenziosa su un trono.

Undici secoli dopo, il Sinodo del cadavere, come venne chiamato, è ancora ricordato come uno dei momenti più strani della storia del papato. È la storia di un giorno d’inverno a Roma, quando un concilio della Chiesa sedette in giudizio su una figura silenziosa su un trono.

Undici secoli dopo, la sala e il suo trono vuoto ricordano uno dei momenti più strani della storia dei papi.

I personaggi della storia

  • FormosoVescovo di Porto, poi papa dall’891 all’896, processato dopo la morte
  • Lamberto di SpoletoFiglio del duca Guido, incoronato imperatore da Formoso nell’892
  • Arnolfo di CarinziaRe dei Franchi orientali, incoronato imperatore da Formoso nell’896
  • AgeltrudeMadre di Lamberto, la più accanita sostenitrice della casa di Spoleto
  • Stefano VIVescovo di Anagni, poi papa, che guidò il processo
  • Liutprando da CremonaCronista che scrisse del processo due generazioni dopo
  • Teodoro IIPapa nel dicembre 897, che restituì l’onore a Formoso
  • Sergio IIIPrese parte al processo e, da papa dal 904, ne confermò il verdetto

Il film non mostra ritratti: le figure sono disegnate come tipi, e le figure sacre non sono mai rappresentate.

La pagina completa · Storia insolita Il Sinodo del cadavere Nell’897 papa Stefano VI fece riesumare e processare a Roma il corpo del predecessore Formoso. Perché accadde, cosa seguì e come i papi lo annullarono. Leggi la pagina