Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Numero sacro

Il numero tredici

Il tredici porta sfortuna? Nell’ebraismo indica fede, misericordia ed età adulta. Come Ultima Cena, venerdì 13 e templari sono finiti in una superstizione moderna.

In altre scritture

  • XIIIRomano
  • י״גLettere ebraiche
  • ιγʹLettere greche
  • ي جLettere arabe (abjad)
  • ١٣Cifre arabe
  • १३Devanagari
  • 十三Cinese
13

In breve

  1. I.Il tredici è temuto in gran parte dell’Occidente moderno, ma nell’ebraismo è un numero positivo di fede, misericordia e maggiore età religiosa.
  2. II.Maimonide riassunse la fede ebraica in tredici principi, la Bibbia elenca tredici attributi della misericordia divina e un ragazzo ebreo diventa bar mitzvah a tredici anni.
  3. III.La paura di essere in tredici a tavola viene spesso ricondotta all’Ultima Cena, ma la superstizione è attestata solo dalla prima età moderna, e il venerdì 13 come giorno sfortunato solo dalla fine dell’Ottocento.
  4. IV.L’idea che il venerdì 13 sia nato dall’arresto dei Cavalieri Templari venerdì 13 ottobre 1307 è un mito moderno.

In ogni tradizione

  • Ebraismo

    Maimonide (1138 circa – 1204) formulò tredici principi della fede ebraica, poi trasformati nell’inno Yigdal, e la descrizione di Dio in Esodo 34,6–7 è letta come tredici attributi di misericordia, recitati nei giorni di digiuno e nelle feste. Un ragazzo raggiunge la maggiore età religiosa, il bar mitzvah, a tredici anni.

  • Cristianesimo

    I Vangeli collocano Gesù e i suoi dodici apostoli insieme all’Ultima Cena, tredici a tavola, prima che Giuda lo tradisca. La tradizione cristiana in sé non fece del tredici un numero sfortunato; quel legame fu stabilito molto più tardi dal folclore popolare.

  • Sikhismo

    Un racconto molto noto delle vite tradizionali di Guru Nanak narra che, mentre pesava grano in un magazzino, arrivò a contare tredici, tera, che in punjabi significa anche «tuo». Ripetendo «tera, tera», continuò a dare via il grano, in segno che tutto appartiene a Dio.

  • Buddhismo

    Nel buddhismo giapponese, soprattutto nella scuola Shingon, i Tredici Buddha sono collegati a tredici cerimonie commemorative celebrate per i defunti nell’arco di alcuni anni dopo la morte.

  • Calendario maya

    Il calendario rituale maya di 260 giorni combinava tredici numeri con venti giorni dotati di nome. In alcune tradizioni mesoamericane il tredici contava anche i livelli dei cieli.

  • Folclore occidentale

    La paura del numero, poi chiamata triscaidecafobia, crebbe in Europa e in America nell’Ottocento e nel Novecento. Molti edifici saltano ancora il tredicesimo piano.

Da dove viene

  • Il tredici viene subito dopo il dodici, il numero dei mesi, delle tribù e degli apostoli, e alcuni storici ipotizzano che fosse visto come uno di troppo, che rompeva un insieme completo.
  • Nei calendari lunari un anno ha talvolta bisogno di un tredicesimo mese, come nel calendario ebraico, che aggiunge un secondo mese di Adar in sette anni su diciannove.
  • Secondo il valore numerico delle lettere ebraiche la parola echad, «uno», come in «il Signore è uno», dà come somma tredici, che gli autori ebrei hanno collegato all’unità di Dio.
  • La paura moderna del tredici sembra nata dalla superstizione dei tredici a tavola, rafforzata da giornali, romanzi e film dalla fine dell’Ottocento in poi.

Capitolo I

Un numero di fede e di misericordia

Molte persone in Europa e nelle Americhe considerano il tredici un numero sfortunato. Alberghi e grattacieli di uffici eliminano il tredicesimo piano, le compagnie aeree saltano la fila tredici e il venerdì 13 è accolto con una cautela un po’ scherzosa. Eppure nella storia delle religioni il tredici non è affatto un numero di cattivo augurio. Nell’ebraismo, in particolare, è un numero di fede, di misericordia e di ingresso nell’età adulta.

Il tredici ebraico più noto viene dal filosofo e giurista Mosè Maimonide, che nel XII secolo visse in Spagna, in Marocco e in Egitto. Nel suo commento alla Mishnah riassunse la fede ebraica in tredici principi: tra questi, che Dio esiste, è uno, non ha corpo, è eterno ed è il solo a dover essere adorato; che la profezia è vera e Mosè il più grande dei profeti; che la Torah viene da Dio e non cambierà; che Dio premia e punisce; che il Messia verrà; e che i morti risorgeranno. I principi furono discussi da altri rabbini medievali, alcuni dei quali proposero elenchi più brevi, ma finirono per essere ampiamente accettati. Sopravvivono in due forme nel libro di preghiere, l’inno Yigdal e il credo Ani ma’amin, «Io credo».

Ancora più antichi sono i tredici attributi di misericordia. In Esodo 34 Dio passa davanti a Mosè e proclama una descrizione di sé come misericordioso, pietoso, lento all’ira e ricco di benevolenza. La tradizione rabbinica suddivise questo passo in tredici qualità, e lo si recita durante le preghiere penitenziali che precedono le Grandi Feste, nelle festività e nei giorni di digiuno. Un altro elenco di tredici, attribuito a rabbi Ismaele, fornisce le regole con cui i rabbini interpretavano la Torah.

Il tredici segna anche l’età adulta. Secondo la Mishnah, tredici anni è l’età in cui si osservano i comandamenti. A tredici anni un ragazzo diventa bar mitzvah, «figlio del comandamento», responsabile della propria vita religiosa; una ragazza diventa tradizionalmente bat mitzvah a dodici anni, anche se molte comunità lo celebrano a tredici. Le cerimonie che oggi segnano questi compleanni si sono sviluppate nel corso di molti secoli.

Capitolo II

Come il tredici è diventato sfortunato

La paura del tredici nei paesi occidentali viene spesso spiegata con l’Ultima Cena. Nei Vangeli Gesù condivide un ultimo pasto con i suoi dodici apostoli, tredici persone in tutto, e uno di loro, Giuda, lo tradisce. È facile capire come un’epoca successiva abbia potuto leggere la scena come un avvertimento sui tredici a tavola. Ma i Vangeli non insistono mai sul numero, e non c’è alcuna prova che la Chiesa antica o medievale considerasse il tredici sfortunato. La credenza che, se tredici persone cenano insieme, una di loro morirà entro l’anno compare negli scritti europei solo dal Settecento.

Il venerdì era una storia a parte. Poiché i cristiani ricordano la crocifissione di venerdì, alcuni autori medievali e della prima età moderna lo definivano un giorno sfortunato per mettersi in viaggio o avviare nuove imprese. Le due paure si unirono sorprendentemente tardi. Gli storici della superstizione trovano il venerdì 13 come giorno sfortunato con un nome proprio solo verso la fine dell’Ottocento, e si diffuse rapidamente nel Novecento. Un romanzo americano del 1907, Friday, the Thirteenth, del finanziere Thomas W. Lawson, su un complotto per far crollare la Borsa in quel giorno, contribuì a rendere familiare l’espressione. I film dell’orrore fecero poi il resto.

Una storia moderna molto diffusa rivendica un’origine assai più antica. Venerdì 13 ottobre 1307 gli agenti del re Filippo IV di Francia arrestarono i Cavalieri Templari in tutto il regno, un evento drammatico che portò allo scioglimento dell’ordine. La data è reale, ma nessuna fonte medievale o della prima età moderna la collega alla sfortuna. Il legame compare nel Novecento ed è stato diffuso da libri divulgativi e da romanzi come Il Codice da Vinci. Gli storici lo considerano un mito moderno innestato su una superstizione più antica.

Si raccontano anche altre storie. Una spiegazione popolare richiama un mito norreno in cui l’ingannatore Loki arriva come tredicesimo ospite a un banchetto degli dèi e provoca la morte del dio Baldr. Le fonti norrene medievali descrivono davvero il ruolo di Loki nella morte di Baldr, ma il dettaglio dei tredici ospiti sembra venire da rielaborazioni moderne.

Capitolo III

Il tredici nel mondo

Fuori dall’Europa il tredici ha spesso associazioni del tutto diverse. Nella tradizione sikh un racconto molto amato delle vite di Guru Nanak narra che, da giovane, mentre lavorava in un magazzino governativo a Sultanpur, stava pesando il grano e arrivò al numero tredici. La parola punjabi tera significa sia «tredici» sia «tuo». Rapito dalla devozione, dice il racconto, continuò a ripetere «tera, tera», «tuo, tuo», e continuò a dare, come se ogni misura appartenesse a Dio.

In Giappone le famiglie buddhiste di diverse scuole celebrano cerimonie commemorative per i defunti a intervalli stabiliti, che culminano molti anni dopo la morte, e la tradizione Shingon le collega a tredici buddha e bodhisattva che guidano il defunto. Nell’antica Mesoamerica i maya combinavano tredici numeri con venti nomi di giorni per formare un calendario sacro di 260 giorni, ancora seguito da alcune comunità maya in Guatemala.

Il tredici è dunque un numero con due volti. Nella preghiera ebraica parla di un Dio misericordioso e dei primi passi di un credente nell’età adulta; nel folclore occidentale moderno è una paura minore sostenuta da racconti per lo più più giovani di quanto pretendano. Nessuno dei due significati viene dal numero in sé. Entrambi vengono dai testi, dai calendari e dai racconti che le persone vi hanno legato.

Miti e fatti

  • L’affermazione

    Il venerdì 13 porta sfortuna perché i Cavalieri Templari furono arrestati venerdì 13 ottobre 1307.

    Che cosa si sa

    Gli arresti avvennero davvero in quella data, per ordine del re Filippo IV di Francia. Ma nessuna fonte collega la data alla sfortuna prima del Novecento, e l’idea si diffuse soprattutto attraverso libri divulgativi e romanzi come Il Codice da Vinci (2003).

  • L’affermazione

    I cristiani temono il tredici fin dall’Ultima Cena.

    Che cosa si sa

    I Vangeli non attribuiscono al numero alcun significato particolare, e non c’è traccia della superstizione dei tredici a tavola nella Chiesa antica o medievale. È attestata chiaramente per la prima volta in Europa nel Settecento.

  • L’affermazione

    Il tredici porta sfortuna ovunque.

    Che cosa si sa

    Nell’ebraismo il tredici è un numero positivo, nella tradizione sikh richiama un racconto di generosità, e in gran parte del mondo non ha alcun significato particolare. In Italia il numero tradizionalmente sfortunato è il diciassette.

Domande frequenti

Perché il numero 13 è importante nell’ebraismo?

È l’età del bar mitzvah, il numero dei principi di fede di Maimonide e degli attributi della misericordia divina in Esodo 34. Anche la parola ebraica echad, «uno», ha valore numerico tredici.

Da dove viene la paura del venerdì 13?

Unisce una credenza più antica secondo cui il venerdì era un giorno sfortunato alla paura dei tredici a tavola, ed è attestata come superstizione combinata solo dalla fine dell’Ottocento. Un romanzo del 1907 intitolato Friday, the Thirteenth contribuì a diffonderla negli Stati Uniti.

Fu l’arresto dei Templari a far nascere la superstizione del venerdì 13?

No. Gli arresti avvennero davvero venerdì 13 ottobre 1307, ma il legame con la sfortuna è un’invenzione moderna senza alcun riscontro nelle fonti medievali.

Fonti e letture consigliate

  1. Menachem Kellner, Dogma in Medieval Jewish Thought: From Maimonides to Abravanel (Oxford University Press, 1986)
  2. Marc B. Shapiro, The Limits of Orthodox Theology: Maimonides’ Thirteen Principles Reappraised (Littman Library of Jewish Civilization, 2004)
  3. Malcolm Barber, The Trial of the Templars (2nd edn, Cambridge University Press, 2006)
  4. Annemarie Schimmel, The Mystery of Numbers (Oxford University Press, 1993)