Codex of FaithsUn atlante illustrato delle fedi

Mondi dell’aldilà · Inferi antichi

L’Ade, gli inferi greci

L’Ade, regno greco dei morti oltre lo Stige e la barca di Caronte: le ombre vi vivevano fiocamente, gli eroi trovavano l’Elisio e i peggiori il Tartaro.

Quando
VIII secolo a.C. circa–IV secolo d.C.
Dove
Antica Grecia e mondo romano

In breve

  1. I.Secondo la fede greca i morti andavano nella casa di Ade, un regno d’ombra sotto la terra governato dal dio Ade e dalla sua regina Persefone.
  2. II.Omero raffigura la maggior parte dei morti come ombre evanescenti, prive di forza e di memoria, mentre pochi privilegiati raggiungono l’Elisio e i grandi colpevoli sono puniti nel Tartaro.
  3. III.Poeti, filosofi e culti misterici successivi aggiunsero fiumi, un traghettatore, giudici dei morti, ricompense per gli iniziati e, in Platone, la rinascita.
  4. IV.Il poeta romano Virgilio riunì queste idee negli inferi dell’Eneide, che a loro volta plasmarono le immagini medievali e moderne dell’aldilà.

La forma del cosmo

1 L’Olimpo e il cielo 2 L’Elisio e le Isole dei Beati 3 Il mondo dei vivi 4 I fiumi dei morti 5 Le porte e i giudici 6 Il prato degli asfodeli 7 Tartaro
  1. L’Olimpo e il cielo

    Regno superiore

    La dimora degli dèi immortali; nelle credenze più antiche gli esseri umani non vi andavano dopo la morte, salvo rare eccezioni come Eracle.

  2. L’Elisio e le Isole dei Beati

    Regno superiore

    Una terra di brezze miti e di quiete senza fine per gli eroi e i favoriti degli dèi, collocata da Omero ai confini della terra e da Virgilio all’interno degli inferi.

  3. Il mondo dei vivi

    Mondo dei vivi

    La terra piatta circondata dal fiume Oceano, dove i morti devono ricevere una sepoltura adeguata prima che il loro viaggio possa cominciare.

  4. I fiumi dei morti

    Nel mezzo

    Lo Stige, l’Acheronte e altri fiumi o paludi che separano i vivi dai morti, attraversati sulla barca del traghettatore Caronte.

  5. Le porte e i giudici

    Regno inferiore

    Cerbero, il cane dalle molte teste, sorveglia le porte, e nelle fonti più tarde giudici come Minosse, Radamanto ed Eaco decidono il cammino di ogni anima.

  6. Il prato degli asfodeli

    Regno inferiore

    La pianura grigia dove la maggior parte dei morti vaga come ombre, né ricompensate né punite.

  7. Tartaro

    Regno inferiore

    L’abisso più profondo, prigione dei Titani sconfitti e di celebri colpevoli contro gli dèi come Tantalo e Sisifo.

Il viaggio dopo la morte

  1. Riti funebri

    I vivi lavavano, vestivano e piangevano il corpo e gli davano sepoltura o cremazione, senza le quali l’anima non poteva entrare nell’Ade.

  2. Guidati da Ermes

    Ermes, guida delle anime, conduceva i morti giù fino ai confini degli inferi.

  3. Il traghetto di Caronte

    Il traghettatore Caronte portava i morti oltre il fiume o il lago per un piccolo compenso, la moneta talvolta deposta accanto al corpo.

  4. Oltre Cerbero

    Il cane da guardia Cerbero lasciava entrare i morti ma non permetteva a nessuno di uscire.

  5. Il giudizio

    Nei racconti più tardi i giudici dei morti mandavano i giusti alle Isole dei Beati e i malvagi al castigo.

  6. Oblio e rinascita

    In Platone e in Virgilio le anime bevevano da un fiume dell’oblio, in Virgilio il Lete, prima di nascere di nuovo.

Cronologia

  1. VIII–VII secolo a.C. circaL’Odissea descrive Odisseo che evoca le ombre dei morti ai confini del mondo.
  2. 700 a.C. circaLa Teogonia di Esiodo colloca il Tartaro tanto al di sotto della terra quanto il cielo è al di sopra.
  3. 405 a.C.Aristofane mette in scena Le rane, in cui il dio Dioniso viene traghettato da Caronte attraverso il lago degli inferi.
  4. 400 a.C. circaLamine d’oro sepolte con gli iniziati nell’Italia meridionale danno ai morti istruzioni per il cammino attraverso gli inferi.
  5. 375 a.C. circaPlatone chiude la Repubblica con il mito di Er, in cui le anime vengono giudicate, ricompensate e fatte rinascere.
  6. 29–19 a.C. circaVirgilio scrive il sesto libro dell’Eneide, che descrive la discesa dell’eroe agli inferi.

Che cosa mostrano i documenti

  • Il libro XI dell’Odissea, il più antico resoconto greco dettagliato dei morti, li mostra come ombre che devono bere il sangue sacrificale prima di poter parlare.
  • Le lekythoi ateniesi a fondo bianco, ampolle per l’olio dipinte per le tombe nel V secolo a.C., mostrano spesso Caronte che attende con la sua barca.
  • In alcune sepolture greche sono state trovate monete nella bocca o nelle mani del defunto, ma gli archeologi osservano che l’usanza era tutt’altro che universale.
  • Lamine d’oro provenienti da tombe dell’Italia meridionale, della Tessaglia e di Creta istruiscono gli iniziati a evitare una fonte e a bere dal Lago della Memoria.
  • Il Gorgia di Platone nomina Minosse, Radamanto ed Eaco come giudici dei morti.

Che cosa dice la leggenda

  • Nei film moderni Ade è spesso rappresentato come una figura malvagia, simile al diavolo. Nel mito greco è severo e temuto, ma è un sovrano giusto che custodisce le leggi dei morti, non un tentatore né un nemico del genere umano.
  • Gli inferi greci sono talvolta identificati con l’inferno. Per la maggior parte dei morti erano un luogo di penombra più che di tormento; il castigo era riservato a pochi colpevoli famigerati.
  • Le monete poste sugli occhi dei morti sono comunemente chiamate obolo di Caronte. Le testimonianze greche antiche indicano per lo più una sola moneta nella bocca o in mano, mentre le monete sugli occhi appartengono in gran parte a epoche successive e ad altre regioni.
  • I racconti popolari fanno dello Stige il fiume che Caronte attraversa. Molte fonti greche nominano invece l’Acheronte o un lago; lo Stige era soprattutto il fiume sul quale gli dèi pronunciavano i loro giuramenti, e il poema di Virgilio contribuì a fondere i due.

Personaggi chiave

  • OmeroNome dato al poeta o ai poeti dell’Iliade e dell’Odissea (VIII–VII secolo a.C. circa), la più antica immagine greca dei morti
  • EsiodoPoeta beota (700 a.C. circa) la cui Teogonia descrive il Tartaro e le cui Opere e giorni descrivono le Isole dei Beati
  • PlatoneFilosofo ateniese (428 circa–348 a.C.) i cui miti di giudizio e rinascita chiudono diversi suoi dialoghi
  • VirgilioPoeta romano (70–19 a.C.) la cui Eneide diede agli inferi classici la loro forma letteraria più compiuta

Capitolo I

La casa di Ade

Per i greci più antichi il mondo era un disco piatto circondato dal fiume Oceano, con sopra la cupola di bronzo del cielo e sotto il regno dei morti. I morti andavano nella «casa di Ade», chiamata così dal dio che la governava, e col tempo il nome del dio finì per indicare il luogo stesso. Ade era fratello di Zeus e di Poseidone; quando i tre si spartirono il mondo, Zeus prese il cielo, Poseidone il mare e Ade gli inferi. La sua regina era Persefone, figlia di Demetra, che egli rapì da un prato e il cui ritorno annuale presso la madre era legato alla crescita dei raccolti.

Sotto la casa di Ade si stendeva il Tartaro. Esiodo dice che un’incudine di bronzo lasciata cadere dal cielo impiegherebbe nove giorni per raggiungere la terra, e altri nove per raggiungere il Tartaro, dove Zeus aveva imprigionato i Titani sconfitti. All’estremo opposto si trovavano l’Elisio e le Isole dei Beati. Omero colloca la pianura elisia ai confini della terra, una terra senza neve né tempeste dove Menelao sarà condotto invece di morire, ed Esiodo manda alcuni degli eroi di Tebe e di Troia alle Isole dei Beati, presso l’Oceano. Solo più tardi, e più chiaramente in Virgilio, l’Elisio si spostò all’interno degli inferi. Lo schema di questa pagina è quindi in parte indicativo: pone in alto i regni della beatitudine e in basso i luoghi di castigo.

Capitolo II

Le ombre e il viaggio

L’immagine dettagliata più antica dei morti viene dal libro XI dell’Odissea. Su consiglio della maga Circe, Odisseo naviga fino ai confini del mondo, scava una fossa e vi versa il sangue di pecore sacrificate. Le ombre si radunano, esili e stridenti, e possono parlargli solo dopo aver bevuto il sangue. L’ombra di sua madre gli sfugge tre volte dalle braccia. Il grande Achille gli dice che preferirebbe essere un bracciante salariato sulla terra piuttosto che re di tutti i morti. Per Omero la morte era una perdita di forza, di calore e di piena coscienza, non un passaggio verso una ricompensa.

La sepoltura adeguata contava moltissimo. Chi restava insepolto non poteva entrare nell’Ade e poteva tormentare i vivi; per questo Elpenore, il compagno morto di Odisseo, lo supplica di dargli un funerale, e per questo l’Antigone di Sofocle sfida il re per seppellire il fratello. Le famiglie lavavano e vestivano il corpo, ne facevano il lamento, lo portavano alla tomba o al rogo e negli anni successivi recavano offerte al sepolcro.

Le fonti più tarde completano il cammino. Ermes, guida delle anime, conduce giù i morti. Caronte, un vecchio traghettatore burbero che compare nella pittura vascolare ateniese dal V secolo a.C. e nella commedia di Aristofane Le rane, li trasporta oltre il fiume o la palude, e alcuni greci deponevano accanto al defunto una piccola moneta, che autori successivi spiegarono come il suo compenso. Alle porte attende Cerbero, il cane mostruoso che accoglie i morti ma non lascia uscire nessuno. Gli autori nominano diversi fiumi degli inferi: l’Acheronte, lo Stige, il Cocito, l’infuocato Piriflegetonte e, soprattutto nelle fonti più tarde, il Lete, il fiume dell’oblio.

Capitolo III

Ricompense e castighi

Omero conosceva già alcuni grandi peccatori che soffrono negli inferi. Tizio è tormentato per aver aggredito una dea; Tantalo sta immerso in un’acqua che si ritira ogni volta che si china a bere, sotto frutti che il vento allontana dalla sua portata; Sisifo spinge un masso su per un colle e lo vede ogni volta rotolare giù. Sono colpevoli di offese contro gli dèi stessi, non persone comuni.

Dal VI e V secolo a.C. si diffusero idee nuove. I misteri di Eleusi promettevano agli iniziati una sorte migliore dopo la morte, e gruppi legati a Orfeo e a Dioniso insegnavano che l’anima poteva ottenere la liberazione attraverso la purezza e il rito. Lamine d’oro deposte nelle tombe, le più antiche risalenti al 400 a.C. circa, dicono all’iniziato di evitare una fonte presso un cipresso bianco e di bere invece dal Lago della Memoria, dicendo ai suoi custodi: «Sono figlio della Terra e del Cielo stellato».

Platone diede a queste idee una forma filosofica. Nel Gorgia i giudici Minosse, Radamanto ed Eaco esaminano le anime nude dei morti. Nel mito di Er, alla fine della Repubblica, un soldato tornato dalla morte descrive anime ricompensate in cielo o punite sottoterra per mille anni, che poi scelgono nuove vite e bevono dal fiume dell’oblio prima di rinascere. Platone presenta questi racconti come miti, storie che rimandano a una verità morale, non come mappe.

Capitolo IV

Da Virgilio al mondo moderno

I romani identificarono Ade con il loro Plutone, detto anche Dis Pater, e con Orco, un antico dio italico della morte. L’Eneide di Virgilio, scritta negli anni Venti del I secolo a.C., diede agli inferi la loro forma più influente. Guidato dalla Sibilla cumana, Enea passa accanto alle ombre degli insepolti che attendono sulla riva del fiume, attraversa sulla barca di Caronte, vede da lontano i castighi del Tartaro e raggiunge l’Elisio, dove il padre gli mostra le anime in attesa di rinascere come i futuri eroi di Roma.

Questa fusione di Omero, dei misteri e di Platone divenne l’immagine classica dell’aldilà. Gli scrittori cristiani ne ripresero il lessico, e Dante scelse Virgilio come guida attraverso l’Inferno, popolandolo di Caronte, Minosse, Cerbero e dei fiumi degli antichi inferi. Dal Rinascimento in poi i pittori tornarono più e più volte alla discesa di Orfeo per riportare indietro la moglie Euridice e al ratto di Persefone. La storia di Orfeo, in cui il cantore incanta Ade e Persefone ma perde Euridice voltandosi troppo presto, divenne uno dei primi soggetti dell’opera lirica, dall’Orfeo di Monteverdi del 1607 all’Orfeo ed Euridice di Gluck del 1762.

Oggi l’Ade è familiare da film, romanzi e videogiochi quanto dalla poesia antica, spesso rimodellato nel passaggio. Lette nei loro termini, le fonti greche mostrano una lunga conversazione più che una dottrina unica: una sobria visione arcaica della morte come ombra, a cui si aggiunsero gradualmente speranze di ricompensa, timori del giudizio e l’idea filosofica del ritorno dell’anima.

Domande frequenti

Chi governa gli inferi greci?

Ade, fratello di Zeus e di Poseidone, li governa con la sua regina Persefone, che rapì dal mondo di sopra. I romani lo chiamavano Plutone o Dis Pater.

Qual è la differenza tra l’Elisio e il Tartaro?

L’Elisio era una terra felice per gli eroi e i favoriti degli dèi, mentre il Tartaro era l’abisso più profondo, prigione per i Titani e per chi aveva offeso gravemente gli dèi.

Perché i greci mettevano una moneta accanto ai morti?

Alcuni greci seppellivano una piccola moneta con il defunto, che autori successivi spiegarono come il prezzo del traghetto di Caronte. Gli archeologi trovano l’usanza in alcune tombe, ma non nella maggior parte, e il suo significato può essere variato.

Quali sono i cinque fiumi degli inferi?

Gli autori antichi nominano lo Stige, l’Acheronte, il Cocito, il Flegetonte o Piriflegetonte e il Lete, anche se nessuna fonte antica elenca esattamente cinque fiumi.

Fonti e letture consigliate

  1. Christiane Sourvinou-Inwood, ‘Reading’ Greek Death: To the End of the Classical Period (Clarendon Press, 1995)
  2. Jan N. Bremmer, The Early Greek Concept of the Soul (Princeton University Press, 1983)
  3. Emily Vermeule, Aspects of Death in Early Greek Art and Poetry (University of California Press, 1979)
  4. Radcliffe G. Edmonds III, Myths of the Underworld Journey: Plato, Aristophanes, and the ‘Orphic’ Gold Tablets (Cambridge University Press, 2004)
  5. Fritz Graf and Sarah Iles Johnston, Ritual Texts for the Afterlife: Orpheus and the Bacchic Gold Tablets (Routledge, 2007)