Religioni scomparse · Europa antica
La religione etrusca
Gli Etruschi leggevano il volere degli dèi in fegati e fulmini, dipingevano tombe per l’aldilà e trasmisero a Roma la loro sapienza sacra, la disciplina etrusca.
- Quando
- 800 a.C. circa–V secolo d.C.
- Dove
- Etruria (le attuali Toscana, Lazio settentrionale e Umbria occidentale) e Roma
- Tradizioni
- Religione greca e romana
In cifre
- 16regioni in cui, secondo gli autori romani, gli indovini etruschi dividevano il cielo per interpretare i fulmini
- circa 40caselle con nomi di dèi sul Fegato di Piacenza in bronzo (il numero varia secondo come si leggono le divisioni)
- circa 200tombe dipinte note nella necropoli dei Monterozzi a Tarquinia, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2004
In breve
- I.Gli Etruschi, che fiorirono nell’Italia centrale dall’VIII secolo a.C. circa fino a quando furono assorbiti da Roma, avevano una religione con molti dèi, tra cui Tinia, Uni e Menrva, che gli autori successivi identificarono con Giove, Giunone e Minerva.
- II.La loro religione era incentrata sulla scoperta della volontà degli dèi attraverso i segni, soprattutto esaminando il fegato degli animali sacrificati e interpretando i fulmini, un corpus di sapienza che i Romani chiamavano disciplina etrusca.
- III.Il Fegato di Piacenza in bronzo, inciso con i nomi degli dèi, e le tombe dipinte di Tarquinia sono tra le testimonianze più suggestive di questa fede e della sua visione dell’aldilà.
- IV.L’Etruria fu gradualmente assorbita nello Stato romano, eppure gli indovini etruschi, gli haruspices, continuarono a servire Roma per secoli, e tracce della religione sono segnalate fino al V secolo d.C.
Dèi e potenze
Tinia
cielo, tuono, regalitàIl dio supremo, signore del fulmine, identificato con il Giove romano e lo Zeus greco. Secondo la sapienza etrusca poteva scagliare diversi tipi di fulmine.
Uni
regina degli dèi, protezione delle cittàLa sposa di Tinia, identificata con Giunone e, a Pyrgi, con la fenicia Astarte. Era un’importante protettrice delle città etrusche.
Menrva
saggezza, guerra, arti e mestieriLa dea identificata con Minerva e Atena, spesso raffigurata armata. Con Tinia e Uni potrebbe aver formato una triade divina poi ripresa sul Campidoglio di Roma.
Turan
amore, bellezzaUna dea dell’amore, identificata con Venere e Afrodite, raffigurata spesso sugli specchi di bronzo.
Fufluns
vino, crescita, festaUn dio del vino e della vegetazione, identificato con Dioniso e Bacco, forse patrono della città di Populonia.
Aplu
luce, profeziaLa forma etrusca di Apollo, nota soprattutto dalla grande statua in terracotta del tempio di Portonaccio a Veio.
Charun
morte, passaggio all’oltretombaUn demone della morte, di solito dalla pelle azzurra e armato di martello, che nelle pitture tombali più tarde custodisce la soglia dell’oltretomba.
Vanth
aldilà, guida dei mortiUno spirito femminile alato che accompagna e protegge i morti nel loro viaggio, spesso raffigurato accanto a Charun.
Cronologia
- 700 a.C. circaGli Etruschi adottano un alfabeto dai coloni greci in Italia e cominciano a scrivere la propria lingua.
- 530–520 a.C. circaA Tarquinia vengono decorate la Tomba degli Auguri e altre antiche tombe dipinte.
- 500 a.C. circaLamine d’oro in etrusco e fenicio registrano una dedica alla dea Uni nel santuario di Pyrgi.
- 396 a.C.Roma conquista la città etrusca di Veio e, secondo Livio, porta a Roma la sua dea Giunone.
- 264 a.C.Roma distrugge Volsinii, nei cui pressi sorgeva il santuario comune delle città etrusche, il Fanum Voltumnae.
- 100 a.C. circaViene realizzato il Fegato di Piacenza in bronzo, un modello usato per insegnare o praticare l’aruspicina.
- 44 a.C.Secondo autori successivi, l’aruspice Spurinna avverte Giulio Cesare del pericolo prima delle Idi di marzo.
- 408 d.C.Lo storico Zosimo riferisce che indovini etruschi offrirono i loro riti per proteggere Roma dai Goti di Alarico.
Che cosa mostrano i documenti
- Il Fegato di Piacenza, ritrovato nel 1877 nei pressi di Piacenza, è un modello in bronzo di fegato di pecora diviso in caselle con iscritti i nomi degli dèi, che mostra come l’aruspicina proiettasse la mappa del cielo sul corpo della vittima.
- Le lamine di Pyrgi, ritrovate nel 1964, registrano in etrusco e fenicio una dedica di Thefarie Velianas a Uni, identificata con Astarte, intorno al 500 a.C.
- Il Liber Linteus, un libro di lino poi tagliato a strisce per avvolgere una mummia egizia oggi conservata a Zagabria, è il più lungo testo etrusco superstite e sembra essere un calendario rituale.
- Le tombe dipinte di Tarquinia mostrano banchetti e giochi nel VI e nel V secolo a.C. e, dal IV secolo, scene d’oltretomba con demoni come Charun e Vanth.
- Autori romani come Cicerone, Seneca e Plinio il Vecchio descrivono la sapienza etrusca su fegati e fulmini, e iscrizioni romane registrano un ordine di sessanta aruspici.
Che cosa dice la leggenda
- L’etrusco viene spesso definito una lingua non decifrata. Il suo alfabeto, preso dal greco, si legge facilmente; ciò che è limitato è la comprensione del lessico, perché l’etrusco non è imparentato con la maggior parte delle altre lingue conosciute e i testi lunghi sono rari.
- Gli Etruschi vengono spesso descritti come cupi e ossessionati dalla morte. Questa impressione nasce dal fatto che la maggior parte dei ritrovamenti proviene dalle tombe; le pitture tombali più antiche mostrano in realtà banchetti, musica e danze.
- L’antico racconto greco secondo cui gli Etruschi provenivano dalla Lidia, in Asia Minore, è ampiamente messo in dubbio. Oggi la maggior parte degli studiosi ritiene che la civiltà etrusca si sia sviluppata in Italia, una tesi sostenuta da uno studio del 2021 sul DNA antico.
Personaggi chiave
- Thefarie VelianasSignore di Cere (500 a.C. circa), che dedicò un tempio a Uni a Pyrgi, come registrano le lamine di Pyrgi
- SpurinnaAruspice etrusco a Roma (I secolo a.C.), ricordato per aver avvertito Giulio Cesare prima del suo assassinio
- CiceroneUomo politico e scrittore romano (106–43 a.C.), il cui De divinatione discute a lungo l’aruspicina etrusca
- ClaudioImperatore romano (regno 41–54 d.C.), che scrisse una storia degli Etruschi in venti libri, andata perduta, e cercò di tutelare l’ordine degli aruspici
- Massimo PallottinoArcheologo italiano (1909–1995), tra i fondatori dell’etruscologia moderna
Riti e feste
Aruspicina
Sacerdoti specializzati, gli aruspici, esaminavano il fegato di una pecora sacrificata, attribuendo ciascuna zona a un dio, per sapere se gli dèi approvavano una certa linea d’azione.
Interpretazione dei fulmini
Il cielo era diviso in sedici regioni, e il punto in cui il fulmine compariva e colpiva indicava quale dio lo avesse mandato e che cosa significasse.
Prodigi ed espiazione
Gli eventi insoliti, come nascite anomale o meteore, venivano segnalati e interpretati, e i sacerdoti prescrivevano riti per ristabilire la pace con gli dèi.
Riti di fondazione
Gli autori romani attribuivano agli Etruschi il rituale di fondazione delle città, che comprendeva il tracciamento con l’aratro di un solco sacro per segnarne il confine.
Banchetti nelle tombe
Le famiglie costruivano per i morti tombe simili a case, dipinte con banchetti, giochi e danze, e lì celebravano riti e conviti.
Capitolo I
Un popolo d’Italia
Gli Etruschi vivevano nell’Italia centrale, tra l’Arno e il Tevere, nella regione che i Romani chiamavano Etruria. La loro civiltà nacque dalla cultura villanoviana dell’età del ferro nel IX e nell’VIII secolo a.C. e raggiunse l’apogeo nel VII e nel VI secolo, quando città potenti come Tarquinia, Cere, Vulci e Veio commerciavano in tutto il Mediterraneo e dominavano gran parte dell’Italia. Per un certo periodo, secondo la tradizione romana, re etruschi governarono persino Roma, e si diceva che il grande tempio di Giove sul Campidoglio fosse stato iniziato sotto di loro.
Gli Etruschi parlavano una lingua non imparentata con il latino, il greco o la maggior parte delle altre lingue d’Europa. La scrivevano con un alfabeto adottato dai coloni greci, e ne sopravvivono circa tredicimila iscrizioni, per lo più brevi: nomi, dediche ed epitaffi. Gli Etruschi avevano libri religiosi, che gli autori romani menzionano e a volte citano, ma nessuno sopravvive nell’originale, salvo frammenti come il Liber Linteus, un libro rituale di lino che finì, tagliato a strisce, avvolto attorno a una mummia egizia oggi conservata a Zagabria.
Ciò che sappiamo della religione etrusca proviene dunque da un insieme di fonti: iscrizioni, templi, tombe e le loro pitture, oggetti come gli specchi di bronzo e autori romani che ammiravano, utilizzavano e talvolta deridevano la sapienza etrusca. Gli autori romani definivano gli Etruschi il più religioso dei popoli, una fama che influenzò il modo in cui li descrissero.
Capitolo II
Una religione dei segni
Gli Etruschi onoravano molti dèi. Alcuni avevano nomi indigeni, come Tinia, il dio del cielo e del tuono, Uni, la sua regina, Turan, dea dell’amore, e Fufluns, dio del vino. Altri venivano dai Greci, come Aplu (Apollo) e Hercle (Eracle). I Romani e gli studiosi moderni li identificano spesso con divinità greche e romane, e gli Etruschi stessi dipingevano miti greci su specchi e vasi con i nomi dei propri dèi, ma queste equivalenze sono approssimative. Alcuni autori romani riferiscono di gruppi di dèi i cui nomi erano segreti o sconosciuti, e c’erano molte divinità locali.
Al cuore della religione c’era la convinzione che gli dèi manifestassero la propria volontà attraverso segni nel mondo, e che gli esseri umani potessero imparare a leggerli. Secondo la tradizione romana, questa conoscenza fu rivelata da Tagete, un bambino con la saggezza di un vecchio che balzò fuori da un solco tracciato con l’aratro vicino a Tarquinia e istruì i capi dell’Etruria prima di svanire. Si diceva che la ninfa Vegoia avesse rivelato le regole per tracciare i confini. La sapienza che ne derivò, scritta in libri sacri, era nota ai Romani come disciplina etrusca. Gli autori romani descrivono tre gruppi di libri: sulla lettura dei fegati, sull’interpretazione dei fulmini e sui riti, compresi la fondazione delle città, l’ordinamento della vita degli uomini e dei popoli e l’aldilà.
Gli Etruschi immaginavano il cielo come un tempio diviso in sedici regioni, con gli dèi benevoli a oriente e quelli più minacciosi a occidente e a settentrione. La stessa mappa si ritrovava nel fegato di un animale sacrificato, come mostra il Fegato di Piacenza in bronzo: il suo bordo esterno è diviso in sedici settori e la sua superficie reca i nomi di dèi come Tin, Uni e Fufluns.
Gli autori romani riferiscono anche un’idea etrusca del tempo. A ogni popolo, dicono, era concesso un numero stabilito di età, chiamate saecula, la cui durata non era un numero fisso di anni ma si misurava sulla vita della persona più longeva nata al loro inizio. Gli dèi segnalavano la fine di ogni età con dei segni. Secondo il tardo autore romano Censorino, gli Etruschi credevano che alla propria nazione fossero state assegnate dieci di queste età, e alcuni autori romani collegarono la cometa apparsa dopo la morte di Cesare nel 44 a.C. alla fine di una di esse. Che i dettagli siano attendibili o no, l’idea esprime una credenza sorprendente: che i popoli, come gli individui, abbiano una durata di vita assegnata dal destino.
Capitolo III
Indovini, templi e tombe
I sacerdoti etruschi più noti erano gli haruspices, che esaminavano le viscere delle pecore sacrificate. La forma, il colore e i segni di ciascuna parte del fegato rivelavano se gli dèi erano favorevoli a un progetto. Altri specialisti interpretavano i fulmini: dove apparivano nel cielo, dove cadevano e che cosa colpivano. Gli autori romani dicono che Tinia disponeva di diversi tipi di fulmine, alcuni dei quali poteva scagliare solo con il consenso di altri dèi.
I templi, costruiti in legno e mattoni crudi su basi di pietra e decorati con terrecotte dipinte a colori vivaci, sorgevano su alti podi rivolti a sud. Il più grande, il tempio di Portonaccio a Veio, portava sul tetto statue di terracotta a grandezza naturale, tra cui il famoso Apollo di Veio. A Pyrgi, il porto di Cere, sorgevano due templi in riva al mare, e le lamine d’oro qui ritrovate nel 1964 registrano in etrusco e fenicio che il signore Thefarie Velianas dedicò un luogo sacro a Uni, che il testo fenicio chiama Astarte. Il ritrovamento mostra quanto la religione etrusca fosse aperta agli dèi dei partner commerciali di tutto il Mediterraneo. Le città dell’Etruria condividevano un santuario federale, il Fanum Voltumnae, presso Volsinii, dove si riunivano ogni anno per feste, giochi e consigli.
Le tombe rivelano molto sulle credenze nell’aldilà. A Cere e a Tarquinia le famiglie costruivano camere scavate come case, con letti, sedie e porte. Le tombe dipinte di Tarquinia mostrano banchetti, danze, musica, cacce e gare atletiche nel VI e nel V secolo a.C. Dal IV secolo il clima cambia: le pitture tombali mostrano i morti in viaggio verso l’oltretomba, scortati dall’alata Vanth e da Charun con il suo martello, mentre incontrano i sovrani del regno dei morti.
Capitolo IV
Assorbita da Roma
Roma si espanse in Etruria città dopo città. Veio cadde nel 396 a.C. e, secondo Livio, i Romani invitarono solennemente la sua dea Giunone, l’etrusca Uni, a trasferirsi a Roma. Volsinii fu distrutta nel 264 a.C. Dopo la guerra sociale del 91–88 a.C. gli Etruschi divennero cittadini romani, e nel giro di poche generazioni la loro lingua scomparve dall’uso quotidiano.
Eppure la religione etrusca continuò a vivere all’interno di quella romana. Il Senato romano consultava gli aruspici sui prodigi, e un ordine di sessanta aruspici era al servizio dello Stato. L’imperatore Claudio, che scrisse una storia degli Etruschi, esortò nel 47 d.C. il Senato a preservarne l’arte. Gli aruspici rimasero attivi fino al IV secolo, anche sotto imperatori cristiani che limitavano la divinazione privata. Lo storico Zosimo riferisce che durante l’assedio di Roma da parte di Alarico, nel 408 d.C., alcuni indovini etruschi si offrirono di salvare la città con i loro riti, un episodio i cui dettagli sono incerti.
Ciò che sopravvive oggi si trova soprattutto nei musei e nelle tombe: le camere dipinte di Tarquinia, il Fegato di Piacenza, le lamine di Pyrgi e innumerevoli dediche. Gli Etruschi lasciarono anche un’impronta profonda su Roma, dalla forma dei suoi templi ai riti di fondazione delle città, fino all’immagine dell’indovino che osserva il cielo, passata attraverso Roma nella memoria europea.
Dove è successo
- VI–II secolo a.C. Tarquinia
- 510 a.C. circa Veio, tempio di Portonaccio
- 500 a.C. circa Pyrgi
- fino al 264 a.C. Volsinii e il Fanum Voltumnae
- 100 a.C. circa Piacenza (il Fegato fu ritrovato nei dintorni)
- 44 a.C.–408 d.C. Roma
Domande frequenti
Che cos’è il Fegato di Piacenza?
È un modello in bronzo di fegato di pecora, lungo circa 12 centimetri, realizzato intorno al 100 a.C. e ritrovato nei pressi di Piacenza nel 1877. La sua superficie è divisa in caselle che recano i nomi di dèi etruschi, e probabilmente serviva a istruire o guidare gli aruspici nella lettura dei fegati veri.
I Romani adottarono la religione etrusca?
In parte. Roma fece propria la divinazione etrusca, mantenne per secoli aruspici ufficiali e assorbì alcuni dèi e riti etruschi, anche se la religione romana aveva sacerdozi e tradizioni propri.
Perché la religione etrusca scomparve?
Man mano che l’Etruria veniva assorbita da Roma e i suoi abitanti diventavano cittadini romani, all’inizio del I secolo a.C., la lingua etrusca si spense e i culti locali si fusero con quelli romani. La sapienza specialistica degli aruspici durò più a lungo e sembra essersi estinta con la fine del culto pagano pubblico nella tarda antichità.
Fonti e letture consigliate
- Jean-René Jannot, Religion in Ancient Etruria (University of Wisconsin Press, 2005)
- Nancy Thomson de Grummond and Erika Simon (eds), The Religion of the Etruscans (University of Texas Press, 2006)
- Massimo Pallottino, The Etruscans (Penguin, 1975)
- Graeme Barker and Tom Rasmussen, The Etruscans (Blackwell, 1998)
- Giuliano Bonfante and Larissa Bonfante, The Etruscan Language: An Introduction (2nd edn, Manchester University Press, 2002)