Angeli, demoni e spiriti · Demoni e avversari
I rakshasa e Ravana
I rakshasa, esseri notturni mutaforma dell’induismo, guidati nel Ramayana da Ravana di Lanka, che giainisti, buddhisti e molti poeti videro con altri occhi.
- Quando
- dal Rigveda (1500–1200 a.C. circa) a oggi
- Dove
- India, Sri Lanka e Sud-est asiatico, con forme buddhiste in Asia orientale
In cifre
- 10le teste di Ravana, segno della sua potenza e della sua sapienza nella maggior parte delle versioni
- 14gli anni dell’esilio di Rama nella foresta, durante i quali Ravana rapisce Sita
In breve
- I.Nella tradizione induista i rakshasa sono potenti esseri della notte che cambiano forma a volontà, disturbano i riti sacri e, in molte storie, divorano esseri umani.
- II.Il loro re più famoso è Ravana, il sovrano di Lanka dalle dieci teste, il cui rapimento di Sita e la cui sconfitta per mano di Rama costituiscono il cuore del Ramayana.
- III.Eppure i poemi epici attribuiscono ai rakshasa anche coraggio, sapienza e virtù, dal giusto fratello di Ravana, Vibhishana, all’eroico Ghatotkacha del Mahabharata.
- IV.Le versioni giainiste e buddhiste, e molti poeti successivi, ritrassero Ravana con simpatia, e oggi viene sia bruciato in effigie a Dussehra sia onorato da alcune comunità.
Cronologia
- 1500–1200 a.C. circaGli inni del Rigveda invocano Agni, il dio del fuoco, come uccisore dei rakshas, esseri malefici che assalgono i sacrifici.
- V secolo a.C.–III secolo d.C. circaPrende forma il Ramayana sanscrito attribuito a Valmiki, con Ravana e i rakshasa di Lanka.
- Primi secoli d.C.Il Paumacariya di Vimalasuri racconta di nuovo la storia da un punto di vista giainista, con i rakshasa come dinastia umana.
- IV–V secolo d.C. circaIl Lankavatara Sutra mahayana si apre con il Buddha che insegna a Ravana a Lanka.
- XII secoloKamban compone il suo Ramayana tamil.
- 1861Il poema epico bengali Meghnad Badh Kavya di Michael Madhusudan Dutt fa del figlio di Ravana l’eroe tragico.
- 1987–1988La serie televisiva Ramayan di Ramanand Sagar porta la storia a un vastissimo pubblico indiano.
Che cosa mostrano i documenti
- Il Rigveda parla già dei rakshas come esseri ostili e loda Agni come loro uccisore.
- Nel Ramayana sanscrito Ravana è figlio di un saggio, dotto devoto di Shiva e grande re, oltre che il rapitore di Sita.
- Il Mahabharata comprende rakshasa come Hidimba, la cui sorella sposa l’eroe Bhima, e il loro figlio Ghatotkacha, che combatte per i Pandava.
- I Ramayana giainisti, a partire da quello di Vimalasuri, presentano i rakshasa come una stirpe umana e fanno uccidere Ravana da Lakshmana anziché da Rama.
- Le versioni diffuse in Asia meridionale e sud-orientale, da quelle tamil a quelle thailandesi e khmer, ritraggono Ravana in modi molto diversi.
Che cosa dice la leggenda
- I rakshasa vengono spesso equiparati ai diavoli in senso cristiano. Nella tradizione induista sono una categoria di esseri con stirpi, re e virtù propri, non angeli caduti né incarnazioni del male assoluto.
- Si sostiene talvolta che i rakshasa del Ramayana fossero in realtà gli abitanti originari dell’India meridionale o dello Sri Lanka, demonizzati da invasori del nord. Questa teoria era popolare negli scritti coloniali e in alcuni scritti politici moderni, ma gli studiosi considerano il poema un’opera letteraria e religiosa, non la cronaca di un conflitto etnico.
- Ravana è spesso considerato puramente malvagio. Lo stesso Valmiki ne descrive la sapienza e lo splendore, e molti poeti e comunità successivi lo videro come una figura tragica o perfino ammirevole.
Personaggi chiave
- ValmikiPoeta a cui la tradizione attribuisce il Ramayana sanscrito, il racconto classico di Ravana e dei rakshasa di Lanka
- VimalasuriMonaco e poeta giainista, autore del Paumacariya in pracrito, uno dei primi Ramayana giainisti (datazione discussa, primi secoli d.C.)
- KambanPoeta tamil (XII secolo), il cui Ramayana ritrae Ravana con grandezza tragica
- A. K. RamanujanPoeta e studioso (1929–1993), il cui saggio «Three Hundred Rāmāyaṇas» mostrò la varietà dei racconti di Rama
Poteri, segni e protezioni
Mutare forma
I rakshasa assumono qualsiasi forma desiderino, una bella donna, un asceta o un animale; lo zio di Ravana, Maricha, diventa un cervo d’oro per allontanare Rama da Sita.
Potere notturno
Chiamati «vaganti della notte», si dice che i rakshasa siano più forti dopo il tramonto, soprattutto al crepuscolo, e che si aggirino tra i luoghi di cremazione e le foreste.
Turbare il sacrificio
Le storie mostrano i rakshasa profanare i riti del fuoco dei saggi della foresta, ed è per questo che il saggio Vishvamitra chiede al giovane Rama di proteggere i suoi riti.
Fuoco e parole sacre
Gli inni vedici invocano Agni perché bruci i rakshasa, e si credeva che la recitazione di versi sacri e dei nomi degli dèi li scacciasse.
I doni divini e le loro falle
I re dei rakshasa ottengono grandi poteri con l’ascesi, ma i doni hanno limiti nascosti; Ravana chiese di non essere mai ucciso da dèi o demoni e disdegnò di nominare gli esseri umani, così un uomo, Rama, poté sconfiggerlo.
Bruciare l’effigie
A Dussehra molte comunità dell’India settentrionale bruciano gigantesche effigi di Ravana, di suo fratello Kumbhakarna e di suo figlio Meghnad per celebrare la vittoria del bene sul male.
Capitolo I
Esseri della notte
I testi indiani più antichi conoscono già i rakshas. Nel Rigveda sono esseri malefici e oscuri che assalgono il sacrificio e fanno del male alle persone, e gli inni invocano Agni, il dio del fuoco, come rakshohan, «uccisore dei rakshasa», perché li bruci. Interi inni sono dedicati a questo compito protettivo. I rakshasa di questi primi testi non hanno nomi né regni; fanno parte di un mondo affollato di forze che minacciano l’ordine mantenuto dal rito.
Nei grandi poemi epici, il Ramayana e il Mahabharata, i rakshasa diventarono personaggi compiuti, con famiglie, città e storie. Sono descritti come vaganti della notte, mutaforma e divoratori di carne umana, che infestano le foreste e i luoghi di cremazione. Sono anche, spesso, figli di saggi, dotti nei Veda e capaci di straordinarie ascesi. Questa doppia natura, terrificante eppure umana nelle sue passioni, ne ha fatto alcune delle figure più memorabili della letteratura indiana.
Capitolo II
Mutaforma e re
Il potere principale dei rakshasa è la capacità di assumere qualsiasi forma. Nel Ramayana Ravana appare a Sita come un asceta errante, suo zio Maricha diventa un cervo d’oro, e in molte versioni la sorella di Ravana, Shurpanakha, si avvicina per la prima volta a Rama sotto le sembianze di una bella donna. I rakshasa sono più forti di notte e si radunano intorno ai riti del fuoco per profanarli, ed è per questo che il saggio Vishvamitra chiede al re Dasharatha di mandare i giovani principi Rama e Lakshmana a sorvegliare i suoi riti. La loro prima battaglia è contro la rakshasi Tataka.
Il potere dei rakshasa viene di solito dall’ascesi. Con anni di penitenza Ravana ottenne dal dio Brahma il dono di non poter essere ucciso da alcun dio, demone o altro essere celeste. Nella sua superbia non pensò di nominare gli esseri umani o gli animali, e così Vishnu nacque come il principe umano Rama, aiutato da un esercito di scimmie e orsi. Lo schema del grande dono con una falla fatale ricorre in tutto il mito induista e mostra che, in questa visione del mondo, il potere ottenuto con la disciplina deve comunque rispondere all’ordine cosmico.
Non tutti i rakshasa sono malvagi. Il fratello minore di Ravana, Vibhishana, lo esorta a restituire Sita, viene respinto e si unisce a Rama, che lo fa re di Lanka. Kumbhakarna, che dorme per mesi interi, sa che Ravana ha torto ma combatte per lui per lealtà. Nel Mahabharata la rakshasi Hidimbi sposa l’eroe Bhima, e il loro figlio Ghatotkacha muore combattendo valorosamente per i Pandava.
I rakshasa hanno un posto anche nel diritto e nella cosmologia induisti. I trattati giuridici classici elencano otto forme di matrimonio, e quella per rapimento, la forma rakshasa, prende nome da loro. Le genealogie dei Purana li fanno discendere, come gli dèi e altri esseri, dal saggio Pulastya o dai primi figli del creatore, così che appartengono alla famiglia ordinata della creazione anziché starne fuori. Esseri notturni minori, come i pishacha e i bhuta, sono spesso raggruppati con loro nella credenza popolare, e in tutta l’India i racconti di villaggio narrano di rakshasa che sorvegliano foreste, rapiscono viaggiatori o vengono beffati da eroi astuti. In queste tradizioni più ampie sono pericolosi ma non invincibili, e di solito coraggio, ingegno e devozione hanno la meglio.
Capitolo III
Ravana di Lanka
Ravana è il più grande dei rakshasa. Il Ramayana di Valmiki lo descrive come figlio del saggio Vishrava, fratellastro di Kubera, signore della ricchezza, e sovrano della città d’oro di Lanka. Le sue dieci teste e venti braccia indicano una forza immensa, ed è maestro dei Veda e devoto di Shiva. Durante i quattordici anni di esilio di Rama, Ravana rapisce Sita, moglie di Rama, e la porta a Lanka. Hanuman la trova lì e dà fuoco alla città, e Rama, Lakshmana e i loro alleati raggiungono l’isola su un ponte costruito dalle scimmie e uccidono Ravana in battaglia.
Altre tradizioni raccontavano la storia in modo diverso. Nel Paumacariya di Vimalasuri e nei Ramayana giainisti successivi i rakshasa sono una dinastia umana di vidyadhara, persone dotate di poteri magici, non demoni, e Ravana è un re nobile ma imperfetto. Rama, che termina la vita come monaco giainista e raggiunge la liberazione, non lo uccide; lo uccide Lakshmana, che per quella violenza rinasce all’inferno. Alcuni racconti giainisti aggiungono che Ravana stesso diventerà un grande maestro in un’era futura. Il Lankavatara Sutra mahayana comincia con Ravana che invita il Buddha a Lanka e ne ascolta l’insegnamento. Nel buddhismo dell’Asia orientale i rakshasa, chiamati rasetsu in giapponese, compaiono sia come esseri temibili sia, nel Sutra del Loto, come dieci donne rakshasi che fanno voto di proteggere chi custodisce il sutra.
Anche i poeti induisti successivi approfondirono il ritratto. Il Ramayana tamil di Kamban, del XII secolo, conferisce a Ravana una dignità tragica, e nel 1861 il poeta bengali Michael Madhusudan Dutt fece del figlio di Ravana, Meghnad, detto anche Indrajit, l’eroe del suo poema epico. Come sostenne A. K. Ramanujan in un celebre saggio, non esiste un solo Ramayana ma una vasta famiglia di racconti, e ciascuno ha il suo Ravana.
Capitolo IV
Ravana oggi
La storia di Rama e Ravana viene raccontata ogni anno nelle rappresentazioni della Ramlila dell’India settentrionale, riconosciute dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, e nei drammi danzati di tutto il Sud-est asiatico, dove Ravana è noto come Tosakanth in Thailandia e Krong Reap in Cambogia. A Dussehra enormi effigi di Ravana, Kumbhakarna e Meghnad vengono riempite di fuochi d’artificio e bruciate, a celebrare il trionfo del bene sul male. Il Ramayan televisivo di Ramanand Sagar del 1987–1988 ottenne uno dei pubblici più vasti della storia della televisione indiana.
Altre comunità onorano Ravana. Alcuni templi in India lo venerano come erudito e devoto di Shiva, alcune località lo rivendicano come figlio o genero del luogo, e in Sri Lanka alcune persone oggi lo celebrano come antico re dell’isola. Gli scrittori moderni hanno proseguito il dibattito su chi fosse Ravana. Romanzi e drammi in molte lingue indiane raccontano di nuovo il Ramayana dalla parte di Lanka, dando voce a Ravana, a sua moglie Mandodari o a sua sorella Shurpanakha, e chiedendosi come apparisse la guerra agli sconfitti. I rakshasa vivono anche nel folklore, nei fumetti e nella narrativa fantasy. Attraverso tutte queste immagini scorre l’intuizione stessa del poema: il rakshasa, per quanto spaventoso, è uno specchio della superbia, del desiderio e della lealtà umani.
Domande frequenti
Che cos’è un rakshasa?
Un rakshasa è un potente essere della tradizione induista, capace di cambiare forma, attivo di notte e spesso ostile agli esseri umani e ai riti sacri. La forma femminile è rakshasi.
Ravana era un rakshasa?
Sì. Nel Ramayana Ravana è il re dei rakshasa e regna da Lanka, anche se suo padre era il saggio Vishrava. È anche ritratto come un grande erudito e devoto di Shiva.
Tutti i rakshasa sono malvagi?
No. I poemi epici comprendono rakshasa buoni come Vibhishana, che si unisce a Rama, e Ghatotkacha, che muore eroicamente in battaglia. Le versioni giainiste vedono i rakshasa come una dinastia umana più che come demoni.
Fonti e letture consigliate
- Robert P. Goldman (trans.), The Rāmāyaṇa of Vālmīki: An Epic of Ancient India, Volume I: Bālakāṇḍa (Princeton University Press, 1984)
- Paula Richman (ed.), Many Rāmāyaṇas: The Diversity of a Narrative Tradition in South Asia (University of California Press, 1991)
- Paula Richman (ed.), Questioning Ramayanas: A South Asian Tradition (University of California Press, 2001)
- Wendy Doniger, The Hindus: An Alternative History (Penguin Press, 2009)