Angeli, demoni e spiriti · Spiriti e altri esseri
I jinn
Nella fede islamica i jinn sono esseri invisibili di fuoco senza fumo, liberi come gli uomini, dal Corano e dal folklore arabo alle Mille e una notte.
- Quando
- dall’Arabia preislamica a oggi
- Dove
- L’Arabia e il più ampio mondo musulmano, dal Nordafrica all’Asia meridionale e sudorientale
- Tradizioni
- Islam
In breve
- I.Nella fede islamica i jinn sono una creazione di Dio fatta di fuoco senza fumo, che vive accanto agli esseri umani ma di norma resta invisibile.
- II.Come gli esseri umani hanno libero arbitrio, per cui alcuni sono credenti e altri no; un’intera sura del Corano, al-Jinn, parla di jinn che udirono il Corano e credettero.
- III.Il folklore arabo e del più ampio mondo musulmano aggiunse figure come il potente ifrit e il ribelle marid, e molti musulmani recitano versetti del Corano per proteggersi dai jinn nocivi.
- IV.Attraverso Le mille e una notte i jinn giunsero in Europa come «geni», figure di lampade e desideri molto diverse dai jinn dell’insegnamento islamico.
Cronologia
- prima del VII secolo d.C.Gli arabi preislamici credono in jinn che infestano deserti e rovine e li associano a poeti e indovini.
- VII secolo d.C.Il Corano descrive i jinn come creati dal fuoco e dedica la sura 72, al-Jinn, a jinn che ascoltano il Corano e credono.
- VIII–X secoloLe raccolte di hadith e i commenti coranici ampliano l’insegnamento sui jinn, sulla loro natura e sui loro rapporti con gli esseri umani.
- XIV secoloLo studioso damasceno Badr al-Din al-Shibli compone un trattato sulle questioni giuridiche e religiose sollevate dai jinn.
- 1704–1717La traduzione francese delle Notti di Antoine Galland porta i jinn in Europa come génies.
- 1992L’Aladdin della Disney fa di un genio dalla battuta pronta uno dei jinn più noti al mondo.
Che cosa mostrano i documenti
- Il Corano afferma che Dio creò i jinn dal fuoco e che sia i jinn sia gli esseri umani furono creati per adorarlo.
- La sura 72, al-Jinn, e alcuni versetti della sura 46 descrivono un gruppo di jinn che ascoltarono il Corano e accettarono l’islam.
- Il Corano dice che Iblis, che rifiutò di prostrarsi davanti ad Adamo, «era uno dei jinn».
- Il Corano descrive jinn al servizio del re Salomone, e un ifrit dei jinn che si offre di portargli il trono della regina di Saba.
- La storia di Aladino e della lampada magica non compare in alcun manoscritto arabo noto delle Notti anteriore all’edizione francese di Galland.
Che cosa dice la leggenda
- Si dice spesso che i geni esaudiscano tre desideri. Il genio della lampada che esaudisce i desideri viene dalle Notti come le raccontarono gli europei, e la formula dei tre desideri deve più alle fiabe europee e al cinema moderno che alla tradizione islamica.
- Si dà spesso per scontato che i jinn siano spiriti maligni. Nell’insegnamento islamico sono una creazione dotata di libero arbitrio, e alcuni sono credenti devoti, anche se altri, come Iblis, sono ribelli.
- Si pensa talvolta che la parola «genio» traduca esattamente l’arabo. Galland scelse il francese génie, dal latino genius, uno spirito tutelare, perché suonava simile a jinn; le due parole non sono imparentate.
- I jinn vengono talvolta descritti come una credenza popolare estranea all’islam. La fede nei jinn si fonda sul Corano stesso, anche se molte storie popolari su di loro provengono dal folklore.
Personaggi chiave
- Antoine GallandStudioso francese (1646–1715) la cui traduzione delle Mille e una notte (1704–1717) fece conoscere il genio in Europa
- Hanna DiyabNarratore siriano maronita di Aleppo che nel 1709, a Parigi, raccontò a Galland la storia di Aladino
- Edward William LaneOrientalista inglese (1801–1876) la cui traduzione delle Notti (1838–1841) comprendeva lunghe note sulle credenze relative ai jinn
Poteri, segni e protezioni
Fatti di fuoco, di norma invisibili
Il Corano dice che i jinn furono creati dal «fuoco senza fumo»; si crede che vedano gli esseri umani, mentre questi di solito non possono vederli.
Mutaforma
Nel folklore e in alcuni hadith i jinn possono assumere l’aspetto di animali, soprattutto serpenti, cani e gatti, o apparire in forma umana.
Luoghi infestati
Si dice che i jinn vivano nei deserti, tra le rovine, nei pozzi, nelle terre desolate e nei luoghi bui o impuri, a cui ci si avvicina con cautela o con una preghiera.
La protezione del Corano
Molti musulmani recitano il Versetto del Trono (2:255) e le ultime due sure del Corano a scopo di protezione, e dicono «nel nome di Dio» prima di entrare in casa o di mangiare.
Guarigione con la recitazione
La pratica della ruqya, la recitazione del Corano su una persona malata, è usata contro i mali attribuiti ai jinn; gli studiosi musulmani mettono però in guardia anche dai guaritori fraudolenti e dall’attribuire ai jinn malattie che richiedono cure mediche.
Capitolo I
Spiriti del deserto
Molto prima dell’islam gli arabi della penisola credevano nei jinn. La parola deriva da una radice araba che significa «nascondere» o «essere celato», la stessa di parole che indicano un giardino schermato dagli alberi e un bambino nascosto nel grembo. Si pensava che i jinn infestassero deserti, rovine e luoghi solitari, e i viaggiatori che si accampavano per la notte potevano chiedere protezione al signore dei jinn della valle. Dei poeti si diceva talvolta che ricevessero i loro versi da un jinn compagno, e gli indovini parlavano con l’aiuto degli spiriti.
Alcuni arabi preislamici, riferisce il Corano, trattavano i jinn come soci di Dio o facevano loro offerte. Quando il profeta Maometto cominciò a predicare, all’inizio del VII secolo, i suoi avversari lo chiamarono poeta o uomo posseduto da un jinn, un majnun, la parola che in arabo significa ancora «pazzo». Il Corano respinse queste accuse e diede ai jinn un posto nuovo nella sua immagine del mondo: non dèi né rivali di Dio, ma creature che, come gli esseri umani, devono rispondere a lui.
L’insegnamento islamico ritiene che il messaggio del Profeta fosse rivolto ai jinn oltre che agli esseri umani. La sura 55, al-Rahman, si rivolge a entrambi insieme, chiamandoli i «due pesi», e chiede più e più volte: «Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete entrambi?». La sura 46 racconta come una compagnia di jinn ascoltò il Corano e tornò dal proprio popolo per ammonirlo. I commentatori descrivono il Profeta che incontra i jinn di notte fuori dalla Mecca per recitare loro il Corano.
Capitolo II
Creature di fuoco senza fumo
Nel Corano Dio creò gli esseri umani dall’argilla e, prima di loro, i jinn dal fuoco, descritto come «fuoco senza fumo» e come «fuoco del vento ardente». Un hadith molto citato completa il quadro: gli angeli furono creati dalla luce, i jinn dal fuoco e Adamo dall’argilla. Il Corano dichiara che Dio creò jinn ed esseri umani per un unico scopo, adorarlo. I jinn condividono quindi con gli esseri umani ciò che gli angeli, nell’insegnamento islamico, non hanno: il libero arbitrio, la responsabilità morale e un giudizio da affrontare.
La sura 72, intitolata al-Jinn, si apre con il racconto di una schiera di jinn che udirono per caso la recitazione del Corano e dissero: «Abbiamo udito una recitazione meravigliosa, che guida sulla retta via, e vi abbiamo creduto». Raccontano poi come i jinn fossero soliti origliare ai confini del cielo per avere notizie sul futuro, finché i cieli non furono sorvegliati da stelle cadenti. La tradizione islamica parla quindi di jinn musulmani oltre che di jinn miscredenti, e il Corano dice che Iblis, che rifiutò di prostrarsi davanti ad Adamo, era uno dei jinn.
Gli studiosi di hadith e di diritto svilupparono ulteriormente questo insegnamento. Si diceva che i jinn mangiassero, bevessero, si sposassero, avessero figli e morissero, che vivessero in comunità con le proprie fedi e che potessero assumere forme diverse. La tradizione vuole che ogni persona sia accompagnata da un qarin, un jinn compagno che spinge verso il male. Gli studiosi medievali si chiesero persino se un matrimonio tra un essere umano e un jinn potesse essere valido, questioni raccolte dallo studioso damasceno del XIV secolo Badr al-Din al-Shibli in un trattato sull’argomento.
Capitolo III
Ifrit, marid e le Notti
Il Corano racconta come i jinn servissero il re Salomone, costruendo per lui e tuffandosi in cerca di perle, e come un ifrit dei jinn si offrisse di portargli il trono della regina di Saba prima che lui potesse alzarsi dal suo seggio. Nel folklore successivo l’ifrit divenne un tipo di jinn potente e spesso pericoloso, e il marid, parola che il Corano usa per un diavolo ribelle, divenne il più forte e il più indomito di tutti. Il folklore di tutto il mondo musulmano aggiunse molte figure locali, come il ghul, una creatura mutaforma del deserto da cui deriva la parola inglese «ghoul».
I jinn sono ovunque nelle Mille e una notte, la grande raccolta di racconti composta in arabo nel corso di molti secoli. Nella storia del pescatore e del jinn un pescatore tira su una bottiglia d’ottone sigillata con il sigillo di Salomone, e il gigantesco jinn che ne esce, imprigionato da secoli, giura di uccidere il suo salvatore, finché il pescatore non lo inganna facendolo rientrare nella bottiglia. Racconti come questo si rifacevano alla credenza che Salomone avesse incatenato i jinn ribelli. Anche la cornice della raccolta si apre con i jinn. Nella storia del mercante e del jinn un viaggiatore che getta via distrattamente i noccioli dei datteri scopre di aver ucciso il figlio invisibile di un jinn, che pretende la sua vita; tre vecchi lo salvano raccontando storie, proprio come Shahrazad salva se stessa notte dopo notte.
Le Notti giunsero in Europa grazie allo studioso francese Antoine Galland, la cui traduzione uscì tra il 1704 e il 1717. Galland chiamò i jinn génies, prendendo in prestito una parola latina che indicava uno spirito tutelare perché suonava simile, e l’inglese adottò «genie». Alcuni dei racconti più famosi, tra cui Aladino e la lampada magica, non compaiono in alcun manoscritto arabo noto anteriore a Galland. Il suo diario registra che li ascoltò nel 1709 da Hanna Diyab, un giovane cristiano maronita di Aleppo in visita a Parigi.
Capitolo IV
I jinn oggi
La fede nei jinn resta parte dell’insegnamento islamico prevalente. Sondaggi del Pew Research Center intorno al 2012 hanno rilevato che larghe maggioranze di musulmani in molti paesi del Medio Oriente, del Nordafrica e dell’Asia meridionale dichiaravano di credere nei jinn. Nella vita quotidiana questa fede si manifesta soprattutto in piccoli gesti di pietà: dire «nel nome di Dio» prima di entrare in una stanza buia o di versare acqua bollente, o recitare di notte il Versetto del Trono e le ultime due sure del Corano. Alcuni ricorrono alla ruqya, la guarigione mediante la recitazione del Corano, mentre molti studiosi e medici musulmani mettono in guardia dallo sfruttamento da parte di guaritori fraudolenti e raccomandano le cure mediche.
In Occidente i jinn sono noti soprattutto attraverso il genio della lampada, dalla pantomima vittoriana all’Aladdin della Disney (1992). Scrittori contemporanei di origine musulmana, così come film horror e romanzi fantasy, sono tornati ai jinn della tradizione araba: vicini invisibili che condividono il mondo con gli esseri umani, capaci di fede e di bene quanto di malizia.
Domande frequenti
Di che cosa sono fatti i jinn?
Secondo il Corano i jinn furono creati dal «fuoco senza fumo» o dal «fuoco del vento ardente», così come gli esseri umani furono creati dall’argilla e, secondo un hadith, gli angeli dalla luce.
I musulmani credono nei jinn?
Sì. I jinn sono menzionati molte volte nel Corano, e la fede nella loro esistenza fa parte dell’insegnamento islamico prevalente, anche se i musulmani hanno opinioni diverse su quanto interagiscano con gli esseri umani.
Un genio è la stessa cosa di un jinn?
La parola «genio» viene dalla traduzione francese delle Mille e una notte, dove stava per l’arabo jinn. Il genio della cultura popolare, legato a una lampada e capace di esaudire desideri, è una figura letteraria molto diversa dai jinn del Corano.
Fonti e letture consigliate
- Amira El-Zein, Islam, Arabs, and the Intelligent World of the Jinn (Syracuse University Press, 2009)
- Robert Lebling, Legends of the Fire Spirits: Jinn and Genies from Arabia to Zanzibar (I.B. Tauris, 2010)
- Robert Irwin, The Arabian Nights: A Companion (Allen Lane, 1994)
- Ulrich Marzolph and Richard van Leeuwen, The Arabian Nights Encyclopedia (ABC-CLIO, 2004)