Angeli, demoni e spiriti · Spiriti e altri esseri
Il golem
Il golem, figura d’argilla animata da lettere sacre, nato da una parola dei Salmi e da un racconto del Talmud, fino alla leggenda del rabbi Loew di Praga.
- Quando
- dal Talmud a oggi
- Dove
- Comunità ebraiche di Babilonia, della Renania, della Polonia e della Boemia, e la cultura mondiale moderna
- Tradizioni
- Ebraismo
In cifre
- 1occorrenza della parola golem nella Bibbia ebraica, nel Salmo 139,16
- 1609morte del rabbi Judah Loew di Praga, molto prima di qualsiasi racconto scritto che lo colleghi al golem
In breve
- I.La parola ebraica golem indica qualcosa di informe e compare una sola volta nella Bibbia, nel Salmo 139,16, per il corpo ancora informe di una persona prima della nascita.
- II.Il Talmud racconta di un saggio che creò un uomo incapace di parlare, e i mistici ebrei medievali discussero di come le lettere dell’alfabeto ebraico, i mattoni della creazione, potessero animare una figura di terra.
- III.La celebre leggenda del rabbi Judah Loew di Praga e del suo servitore d’argilla fu stampata per la prima volta nell’Ottocento, più di duecento anni dopo la morte del rabbino.
- IV.Attraverso romanzi, film e dibattiti su robot e intelligenza artificiale, il golem è diventato un’immagine universale della creazione umana che può sfuggire al controllo del suo artefice.
Cronologia
- circa IV–VI secolo d.C.Il Talmud babilonese riferisce come il saggio Rava, del IV secolo, creò un uomo incapace di parlare e come due rabbini crearono un vitello studiando il Libro della Creazione.
- XII–XIII secoloI mistici ebrei della Renania, tra cui Eleazar di Worms, descrivono la creazione di un golem come un rito mistico di lettere.
- XVII secoloCircolano storie sul rabbi Elia di Chełm, che avrebbe creato un golem cresciuto fino a diventare pericolosamente grande.
- 1808Jacob Grimm pubblica la leggenda polacca del golem, compresa la parola emet sulla fronte della creatura.
- Anni ’40 dell’OttocentoRaccolte in lingua tedesca di racconti ebraici praghesi associano per la prima volta la leggenda del golem al rabbi Judah Loew.
- 1915Esce il romanzo Il Golem di Gustav Meyrink, seguito nel 1920 dal film di Paul Wegener Il Golem - Come venne al mondo.
Che cosa mostrano i documenti
- Nella Bibbia ebraica la parola golem compare solo nel Salmo 139,16, dove indica un corpo informe.
- Il Talmud (Sanhedrin 65b) racconta che Rava creò un uomo e lo mandò dal rabbi Zeira, il quale, accortosi che non sapeva parlare, lo fece tornare polvere.
- I mistici ebrei medievali discussero la creazione del golem come un rito contemplativo legato al Libro della Creazione, il Sefer Yetzirah.
- Il rabbi Judah Loew ben Bezalel (circa 1520–1609) fu uno dei maggiori studiosi di Praga, e né i suoi scritti né alcuna fonte del suo tempo menzionano un golem.
- La leggenda praghese nella sua forma familiare, con il golem che difende gli ebrei da false accuse, deve molto al libro di Yudl Rosenberg del 1909, che si presentava come un antico manoscritto.
Che cosa dice la leggenda
- Il golem di Praga viene spesso considerato una leggenda risalente all’epoca dello stesso rabbi Loew. Le prime versioni scritte che lo collegano a lui comparvero nell’Ottocento, e storie più antiche si raccontavano sul rabbi Elia di Chełm.
- Rosenberg sosteneva che il suo libro si basasse su un manoscritto del genero del Maharal. Gli studiosi lo considerano un espediente letterario; il libro è una sua creazione.
- Il golem viene talvolta descritto come un mostro della magia ebraica. Nella maggior parte delle fonti antiche è un segno della santità e della sapienza di un saggio, e la creazione ha lo scopo di mostrare la potenza del nome di Dio, non di nuocere.
- Si dice spesso che il Frankenstein di Mary Shelley si ispiri al golem. Non ci sono prove che lei conoscesse la leggenda, anche se autori successivi hanno spesso confrontato le due figure.
Personaggi chiave
- Jacob GrimmFilologo e studioso di folklore tedesco (1785–1863) che nel 1808 pubblicò un resoconto della leggenda polacca del golem
- Yudl RosenbergRabbino e scrittore polacco (1859–1935) il cui libro del 1909 Le meraviglie del Maharal plasmò la leggenda praghese moderna
- Gustav MeyrinkScrittore austriaco (1868–1932) il cui romanzo Il Golem (1915) rese famosa la leggenda praghese
- Gershom ScholemStorico della mistica ebraica (1897–1982) che studiò la tradizione del golem e diede il suo nome a un computer israeliano
Poteri, segni e protezioni
Lettere sacre
Nella tradizione mistica il golem veniva animato attraverso combinazioni delle lettere dell’alfabeto ebraico e del nome divino, riecheggiando la convinzione che Dio abbia creato il mondo per mezzo delle lettere.
Emet e met
In molte versioni sulla fronte del golem è scritta la parola emet, «verità»; cancellando la prima lettera resta met, «morto», e il golem torna polvere.
Un servitore muto
Il golem della leggenda è forte e obbediente ma non sa parlare, perché la parola era considerata il segno di una vera anima umana.
Il pericolo della crescita
Diverse leggende parlano di un golem che diventa ogni giorno più grande o si scatena, finché il suo artefice è costretto a distruggerlo.
La soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova
La tradizione praghese vuole che i resti del golem del rabbi Loew giacciano nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, in cui i visitatori non possono entrare.
Capitolo I
Un corpo informe
La parola golem compare una sola volta nella Bibbia ebraica. Nel Salmo 139 il salmista loda Dio, che lo conosceva ancora prima della nascita: «I tuoi occhi videro il mio corpo informe», o, nell’inglese più antico della King James Version, «my substance, yet being unperfect». La parola ebraica è golmi, «il mio golem», la massa senza forma da cui viene plasmata una persona. Nella Mishnah la parola descrive una persona incolta e ignorante, e nell’ebraico moderno può ancora significare uno sciocco o un goffo sempliciotto.
Il Talmud applica l’idea al primo uomo stesso. In un racconto del giorno della creazione Adamo trascorse la sua seconda ora come golem, un corpo di terra a cui non era ancora stata data un’anima. Lo stesso corpus di letteratura rabbinica contiene il primo racconto di un essere umano creato. «Rava creò un uomo», dice il Talmud, e lo mandò dal rabbi Zeira. Quando il rabbi Zeira gli parlò e lui non rispose, il rabbino disse: «Tu vieni dai maghi; torna alla tua polvere». Nella stessa pagina si narra di due rabbini che ogni vigilia di Shabbat studiavano il Libro della Creazione e crearono un vitello, che poi mangiarono.
Il Libro della Creazione, il Sefer Yetzirah, è un’opera breve e misteriosa di datazione incerta, composta forse tra il II e il VI secolo d.C. Insegna che Dio creò il mondo per mezzo dei dieci numeri primordiali e delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Se le lettere erano i mattoni della creazione, ragionarono i lettori successivi, un saggio che le comprendesse perfettamente avrebbe potuto, con il permesso di Dio, imitare quell’atto.
Capitolo II
La creazione di un golem
Nel XII e XIII secolo i mistici noti come Hasidei Ashkenaz, i pii di Germania, ripresero questa idea. I commenti al Libro della Creazione nati in questa cerchia, tra cui uno attribuito a Eleazar di Worms, descrivono la creazione del golem come un rito solenne di combinazioni di lettere da compiere in stato di purità. Per questi autori lo scopo era spirituale: l’atto era una forma di contemplazione che dimostrava la potenza creatrice del nome divino, e la figura veniva di solito fatta tornare subito polvere. Gli storici discutono se qualcuno abbia mai davvero tentato di compiere il rito.
Nelle fonti medievali compare un motivo celebre: la parola emet, «verità», uno dei nomi di Dio, dà vita al golem. In un racconto il profeta Geremia e Ben Sira, che la leggenda chiama suo figlio, creano un uomo che porta sulla fronte le parole «Dio è verità». L’uomo creato cancella la prima lettera, trasformando la frase in «Dio è morto», e li avverte che nessun essere umano dovrebbe rivaleggiare con il Creatore. Il gioco tra emet e met, «morto», divenne il tratto più noto della leggenda.
Il golem di queste fonti è forte ma incompleto. Non sa parlare, e molti autori ritenevano che fosse privo di una vera anima, perché solo Dio può dare il soffio della vita. Questo silenzio segnava la differenza tra la creazione umana e quella divina: il saggio più dotto poteva plasmare un corpo, ma non una persona.
Capitolo III
Il golem di Praga
All’incirca dal XVII secolo circolavano storie sul rabbi Elia di Chełm, in Polonia, morto nel 1583, che avrebbe creato un golem come servitore. Nel racconto settecentesco del suo discendente, il rabbino Jacob Emden, il golem crebbe così tanto che Elia temette che avrebbe distrutto il mondo e gli tolse il nome divino, ferendosi mentre l’argilla crollava. Nel 1808 Jacob Grimm ne pubblicò una versione in una rivista letteraria tedesca, descrivendo ebrei polacchi che creavano golem che diventavano ogni giorno più grandi, finché i loro artefici non cancellavano la prima lettera di emet.
Solo nell’Ottocento la leggenda fu saldamente legata al rabbi Judah Loew ben Bezalel di Praga, noto come il Maharal, morto nel 1609. Loew fu un pensatore reale e importante, studioso di legge, filosofia e mistica, ma nulla nei suoi scritti né in alcuna fonte del suo tempo menziona un golem. Raccolte in lingua tedesca di racconti ebraici praghesi degli anni ’40 dell’Ottocento narravano come avesse creato un golem per servirlo e come questo si fosse scatenato quando una vigilia di Shabbat il rabbino si era dimenticato di disattivarlo.
La versione che oggi quasi tutti conoscono deve molto a Yudl Rosenberg, un rabbino polacco che nel 1909 pubblicò Le meraviglie del Maharal, sostenendo che provenisse da un antico manoscritto. Nei suoi racconti il golem protegge gli ebrei di Praga dalla calunnia del sangue, la falsa accusa secondo cui gli ebrei uccidevano i cristiani a scopo rituale. Gli studiosi considerano il libro una creazione dello stesso Rosenberg, scritta in un’epoca in cui accuse del genere venivano di nuovo sollevate in Europa. La tradizione praghese aggiunge che i resti del golem giacciono nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova.
Capitolo IV
Argilla, cinema e macchine
Nel Novecento il golem lasciò il mondo della tradizione ebraica ed entrò nella cultura moderna. Il romanzo Il Golem (1915) di Gustav Meyrink intrecciò la leggenda in un ritratto onirico dell’antico quartiere ebraico di Praga, e il film muto di Paul Wegener Il Golem - Come venne al mondo (1920) diede alla creatura la sua immagine pesante, con stivali d’argilla. Il dramma in yiddish Il golem (1921) di H. Leivick e autori successivi come Isaac Bashevis Singer e Michael Chabon tornarono sulla storia.
Il golem divenne anche un modo per riflettere sulla tecnologia. Il matematico Norbert Wiener lo usò nel titolo del suo libro del 1964 Dio & Golem S.p.A., dedicato alla cibernetica e alla responsabilità morale, che confrontava la costruzione di macchine capaci di apprendere con l’antica leggenda, e nel 1965 Gershom Scholem diede il nome di Golem Aleph a uno dei primi computer, costruito all’Istituto Weizmann di Rehovot. Nei dibattiti su robot e intelligenza artificiale il golem viene ancora evocato come monito e come speranza: una creazione di grande potenza che dipende dalla saggezza del suo artefice. La narrativa fantasy e i giochi hanno fatto del golem una creatura tipica di pietra, argilla o ferro, e il romanzo comico di Terry Pratchett Piedi d’argilla (1996) immaginò golem che anelavano alla libertà. A Praga, intanto, il golem è un emblema amato della storia ebraica della città, venduto in statuette d’argilla nei negozi dell’antico quartiere ebraico.
Domande frequenti
Che cosa significa golem?
In ebraico golem significa materia informe o grezza. Nella Bibbia indica un corpo non ancora formato, nella Mishnah una persona incolta e nella leggenda più tarda una figura d’argilla portata in vita.
Il rabbi Loew creò davvero un golem?
Non esiste alcuna prova storica che lo abbia fatto. Il rabbi Judah Loew fu uno studioso reale e importante, morto nel 1609, ma le storie che lo collegano a un golem furono messe per iscritto per la prima volta nell’Ottocento.
Come veniva portato in vita un golem nelle leggende?
Le leggende dicono che un santo rabbino modellava una figura d’argilla e le dava vita con le lettere del nome divino, talvolta scrivendole sulla fronte la parola emet, «verità». Cancellando una lettera restava met, «morto», e il golem si sgretolava.
Fonti e letture consigliate
- Moshe Idel, Golem: Jewish Magical and Mystical Traditions on the Artificial Anthropoid (State University of New York Press, 1990)
- Gershom Scholem, On the Kabbalah and Its Symbolism (Schocken Books, 1965)
- Byron L. Sherwin, The Golem Legend: Origins and Implications (University Press of America, 1985)
- Cathy S. Gelbin, The Golem Returns: From German Romantic Literature to Global Jewish Culture, 1808–2008 (University of Michigan Press, 2011)