Mondi dell’aldilà · Giudizio e resurrezione
Akhirah, l’aldilà nell’islam
Per l’islam i morti sono interrogati nella tomba, attendono nel barzakh e risorgono nel Giorno del Giudizio, quando si pesano le opere e si attraversa as-Sirat.
- Quando
- dal Corano (VII secolo d.C.) a oggi
- Dove
- Il mondo musulmano
- Tradizioni
- Islam
In breve
- I.La fede nell’Ultimo Giorno e nell’aldilà, al-akhirah, è uno dei sei articoli di fede dell’islam, e il Corano vi ritorna quasi a ogni pagina.
- II.Secondo la fede islamica i morti sono interrogati nella tomba da due angeli e poi attendono nel barzakh, uno stato intermedio, fino alla resurrezione.
- III.Nel Giorno del Giudizio tutti gli esseri umani risorgono, ricevono il registro delle proprie opere, le vedono pesare e attraversano il ponte as-Sirat, che passa sopra la Jahannam e conduce alla Jannah.
- IV.I dotti musulmani sottolineano che l’aldilà appartiene all’invisibile, al-ghayb, e che a decidere la sorte di ciascuno sono la giustizia e la misericordia di Dio, non i calcoli umani.
La forma del cosmo
Firdaws
Regno superioreIl giardino più alto del paradiso, che gli hadith collocano subito sotto il Trono di Dio.
Jannah, i giardini
Regno superioreIl paradiso, descritto nel Corano come giardini sotto i quali scorrono fiumi, con molti gradi, dove la gioia più grande è la vicinanza a Dio.
I sette cieli
Regno superioreI cieli creati «l’uno sopra l’altro», attraverso i quali, secondo la tradizione islamica, il profeta Maometto ascese durante il viaggio notturno.
La terra
Mondo dei viviIl mondo dei vivi, al-dunya, luogo di prova in cui vengono registrate le opere di ciascuno.
Barzakh
Nel mezzoLa «barriera» tra la morte e la resurrezione, vissuta nella tomba, dove l’anima attende nel conforto o nell’angoscia.
As-Sirat
Nel mezzoIl ponte steso sopra la Jahannam nel Giorno del Giudizio, che gli hadith descrivono più sottile di un capello e più affilato di una spada.
Jahannam
Regno inferioreL’inferno, un fuoco con sette porte nel Corano, luogo di castigo dal quale, secondo l’insegnamento sunnita prevalente, i credenti che hanno peccato possono infine essere tratti fuori dalla misericordia di Dio.
Il viaggio dopo la morte
L’angelo della morte
L’angelo della morte prende l’anima, dolcemente per i giusti e con durezza per i malvagi, come descrivono il Corano e gli hadith.
L’interrogatorio nella tomba
Nella tomba due angeli, che gli hadith chiamano Munkar e Nakir, chiedono al morto chi sia il suo Signore, quale sia la sua religione e chi sia stato il suo profeta.
Il barzakh
L’anima attende nel barzakh fino alla resurrezione, e la tomba diventa un luogo di pace o di angoscia.
Resurrezione e radunata
Quando suona la tromba, tutti gli esseri umani risorgono e vengono radunati su una vasta pianura davanti a Dio.
La resa dei conti
Ciascuno riceve il libro delle proprie opere nella mano destra o nella sinistra, e le opere vengono pesate sulla bilancia.
L’attraversamento del ponte
Tutti devono attraversare as-Sirat sopra la Jahannam, alcuni rapidi come il lampo, altri lentamente, mentre alcuni cadono.
Jannah o Jahannam
I salvati entrano nella Jannah, i condannati nella Jahannam.
Che cosa mostrano i documenti
- Il Corano parla di continuo dell’Ultimo Giorno, della resurrezione, della pesatura delle opere, del Giardino e del Fuoco, spesso con immagini vivide.
- La parola barzakh, «barriera», compare in Corano 23:100 per indicare ciò che sta davanti ai morti fino al giorno in cui saranno risuscitati.
- L’interrogatorio nella tomba e il ponte sopra l’inferno sono descritti nelle raccolte di hadith, come quelle di al-Bukhari, Muslim e al-Tirmidhi, più che nel Corano stesso.
- Il Ricordo della morte e dell’aldilà di al-Ghazali, scritto intorno al 1100, riunì versetti coranici, hadith e detti dei primi musulmani in un resoconto completo della morte e dell’aldilà.
- Una traduzione latina e in francese antico di un racconto arabo dell’ascensione del Profeta, il Libro della Scala, fu realizzata in Castiglia intorno al 1264.
Che cosa dice la leggenda
- Si dice spesso che il Corano prometta 72 vergini ai martiri. Il Corano parla di compagne in paradiso chiamate hur, ma non indica alcun numero; la cifra 72 viene da un hadith la cui affidabilità è stata discussa dai dotti musulmani.
- Il paradiso islamico è talvolta descritto come puramente materiale. Il Corano usa immagini di giardini, fiumi e banchetti, ma i dotti musulmani sottolineano il compiacimento di Dio e, nella teologia sunnita, la visione di Dio come ricompensa suprema, e un noto hadith dice che il paradiso custodisce «ciò che nessun occhio ha visto».
- Si dice spesso che nel Corano l’angelo della morte si chiami Azrael. Il Corano dice soltanto «l’angelo della morte»; il nome Azrael, o Izrail, viene dalla tradizione successiva.
- Alcuni immaginano che l’islam insegni un elenco fisso di chi andrà all’inferno. La teologia islamica sostiene che il giudizio spetta soltanto a Dio, e ai musulmani si insegna a non dichiarare dannato nessun individuo.
Personaggi chiave
- Al-GhazaliTeologo e mistico (1058–1111), il cui Ricordo della morte e dell’aldilà, ultimo libro della sua Rinascita delle scienze religiose, divenne una guida classica all’aldilà
- Ibn Qayyim al-JawziyyaDotto di Damasco (1292–1350), il cui Libro dell’anima tratta della condizione dei morti nella tomba e nel barzakh
- Abu al-Ala al-MaarriPoeta siriano (973–1057), la cui Epistola del perdono immagina una visita al paradiso e all’inferno
- Miguel Asín PalaciosStudioso spagnolo (1871–1944) che nel 1919 sostenne che i racconti islamici dell’ascensione del Profeta avessero influenzato Dante, una tesi molto discussa
Capitolo I
L’Ultimo Giorno
La fede nell’Ultimo Giorno è uno dei sei articoli di fede dell’islam, insieme alla fede in Dio, negli angeli, nei libri rivelati, nei profeti e nel decreto divino. Il Corano associa spesso la fede in Dio alla fede nell’Ultimo Giorno, e soprattutto i suoi primi capitoli parlano con grande forza dell’Ora, quando il cielo si squarcerà, le montagne saranno disperse come lana e le tombe saranno rovesciate. L’aldilà, al-akhirah, è contrapposto ad al-dunya, la vita più vicina di questo mondo, che il Corano chiama un tempo di prova e di godimento passeggero.
Il cosmo coranico ha sette cieli, creati «l’uno sopra l’altro», e sotto di essi la terra. La tradizione islamica racconta che il profeta Maometto fu condotto di notte dalla Mecca a Gerusalemme e poi innalzato attraverso i sette cieli, incontrando in ciascuno profeti precedenti, fino al Loto del Limite Estremo, presso il quale si trova il Giardino del Rifugio. Per questo il paradiso è spesso immaginato sopra i cieli, sotto il Trono di Dio, e l’inferno in basso. I dotti musulmani insistono però che l’aldilà appartiene ad al-ghayb, l’invisibile, che gli esseri umani conoscono solo attraverso la rivelazione e non possono raffigurarsi pienamente. Lo schema di questa pagina segue questa immagine tradizionale ma è solo indicativo, perché il ponte, la tomba e le Alture tra il paradiso e l’inferno non sono luoghi di un’unica mappa.
Capitolo II
La morte e la tomba
Secondo la fede islamica la morte giunge nel momento stabilito da Dio, quando l’angelo della morte prende l’anima. Il Corano lo chiama soltanto «l’angelo della morte»; la tradizione successiva lo chiama Azrael o Izrail. Gli hadith descrivono l’anima del credente che lascia il corpo dolcemente, come l’acqua che esce da una brocca, e viene portata in alto attraverso i cieli, mentre l’anima del miscredente viene strappata con durezza.
I musulmani seppelliscono i morti in fretta, dopo aver lavato il corpo e averlo avvolto in un semplice sudario bianco, e la tomba è orientata in modo che il defunto giaccia rivolto verso la Mecca. Secondo gli hadith, quando i dolenti se ne sono andati, due angeli, chiamati Munkar e Nakir in un hadith raccolto da al-Tirmidhi, vengono a interrogare il morto: Chi è il tuo Signore? Qual è la tua religione? Chi è quest’uomo che è stato mandato tra voi? I fedeli rispondono correttamente e la loro tomba si allarga e si riempie di luce; gli altri non sanno rispondere e la tomba diventa stretta e buia. I musulmani pregano spesso perché il defunto resti saldo durante l’interrogatorio.
I morti restano poi nel barzakh, una «barriera» o intervallo menzionato nel Corano, fino alla resurrezione. Teologi come Ibn Qayyim al-Jawziyya discussero in che modo l’anima e il corpo partecipino a questo stato, e l’idea diede origine all’usanza di visitare le tombe, salutare i morti e pregare per loro.
Capitolo III
Il Giorno del Giudizio
Prima della fine, la tradizione parla dei segni dell’Ora. I segni minori, descritti negli hadith, comprendono il diffondersi dell’ignoranza e dell’ingiustizia e le persone che gareggiano nel costruire case alte. I segni maggiori comprendono la comparsa del Dajjal, un falso messia ingannatore, il ritorno di Gesù, che i musulmani onorano come profeta, la liberazione di Gog e Magog e il sole che sorge a occidente. Le tradizioni sunnita e sciita attendono anche il Mahdi, una guida ben diretta, pur intendendolo in modo diverso: per gli sciiti duodecimani è il dodicesimo imam, occultato dal IX secolo. Il Corano stesso afferma che la conoscenza del momento dell’Ora appartiene soltanto a Dio.
Il Corano descrive la fine in una serie di scene. Si suona la tromba, che la tradizione associa all’angelo Israfil, e tutto il creato perisce; a un secondo squillo i morti risorgono e vengono radunati su una vasta pianura. Gli hadith parlano del calore di quel giorno e delle persone che stanno in piedi in una lunga attesa. Ciascuno riceve il libro delle proprie opere: chi lo riceve nella mano destra gioisce, chi lo riceve nella sinistra si lamenta. Le opere vengono pesate sulla bilancia, al-mizan, e secondo la fede sunnita al profeta Maometto è concessa l’intercessione per la sua comunità.
Poi viene as-Sirat, il ponte sopra la Jahannam. Gli hadith lo descrivono più sottile di un capello e più affilato di una spada, e dicono che ciascuno lo attraversa secondo le proprie opere, alcuni veloci come il lampo, altri come il vento, altri strisciando, mentre altri ancora cadono. Al di là si trova la Jannah, il Giardino. Il Corano la descrive come giardini sotto i quali scorrono fiumi, con ombra, frutti, fiumi d’acqua, di latte, di miele e di un vino che non inebria, e con il ricongiungimento ai familiari giusti. Il suo livello più alto, Firdaws, si trova sotto il Trono, e per molti teologi la ricompensa suprema è la visione di Dio.
La Jahannam, il Fuoco, ha nel Corano sette porte ed è descritta con immagini di calore, sete e rimpianto. L’insegnamento sunnita prevalente sostiene che i credenti che vi sono entrati per i loro peccati ne saranno alla fine tratti fuori dalla misericordia di Dio. Il Corano menziona anche al-Araf, le Alture, un luogo tra il Giardino e il Fuoco i cui abitanti possono vedere entrambi, che i commentatori hanno spiegato in vari modi.
Capitolo IV
Pensatori e poeti
Gli scrittori musulmani hanno esplorato questi insegnamenti in molte forme. Il Ricordo della morte e dell’aldilà di al-Ghazali, libro conclusivo della sua grande Rinascita delle scienze religiose, riunì versetti, hadith e detti in una guida pensata per intenerire il cuore e volgere il lettore verso Dio. Filosofi come Ibn Sina interpretarono alcune descrizioni come simboli di stati spirituali, una lettura che al-Ghazali criticò, mentre i sufi parlavano della visione di Dio come del vero paradiso.
Anche i poeti ripresero il tema. L’Epistola del perdono di Abu al-Ala al-Maarri, scritta intorno al 1033, immagina un dotto che visita il paradiso e incontra poeti famosi, alcuni perdonati e altri no: un’opera giocosa ed erudita. I racconti dell’ascensione del Profeta ebbero larga diffusione, e uno di essi fu tradotto in latino e in francese antico in Castiglia intorno al 1264 con il titolo di Libro della Scala. Nel 1919 lo studioso spagnolo Miguel Asín Palacios sostenne che testi simili avessero influenzato la Divina Commedia di Dante. Gli studiosi discutono ancora su quanto ciò sia vero, e la questione resta aperta. Per i musulmani di oggi l’aldilà rimane soprattutto un invito a vivere bene, ricordando che ogni azione, per quanto piccola, sarà vista.
Domande frequenti
Che cos’è il barzakh nell’islam?
Il barzakh, «barriera», è lo stato tra la morte e la resurrezione. Secondo la fede islamica l’anima lo vive nella tomba, nel conforto o nell’angoscia, fino al Giorno del Giudizio.
Che cos’è as-Sirat?
As-Sirat è il ponte sopra la Jahannam che tutti devono attraversare nel Giorno del Giudizio. Gli hadith lo descrivono più sottile di un capello e più affilato di una spada, attraversato rapidamente dai giusti.
Nell’islam l’inferno è eterno?
L’insegnamento sunnita prevalente sostiene che i credenti che hanno peccato possono essere puniti per un tempo e poi tratti fuori dalla misericordia di Dio e dall’intercessione del Profeta, mentre il Corano descrive il Fuoco come duraturo per coloro che hanno rifiutato Dio. Alcuni dotti medievali discussero se l’inferno stesso avrebbe mai avuto fine.
Quali sono i sei articoli di fede dell’islam?
La fede in Dio, negli angeli, nei libri rivelati, nei profeti, nell’Ultimo Giorno e nel decreto divino.
Fonti e letture consigliate
- Jane Idleman Smith and Yvonne Yazbeck Haddad, The Islamic Understanding of Death and Resurrection (State University of New York Press, 1981)
- Al-Ghazali, The Remembrance of Death and the Afterlife, trans. T. J. Winter (Islamic Texts Society, 1989)
- Christian Lange, Paradise and Hell in Islamic Traditions (Cambridge University Press, 2016)
- Nerina Rustomji, The Garden and the Fire: Heaven and Hell in Islamic Culture (Columbia University Press, 2009)