Religioni scomparse · Le Americhe
La religione dei maya antichi
La religione dei maya antichi: templi e re divini delle città classiche, Popol Vuh, gioco della palla e Lungo Computo, e i maya che ne custodiscono le tradizioni.
- Quando
- 1000 a.C. circa–1697 d.C.
- Dove
- Messico meridionale, Guatemala, Belize e parte occidentale di Honduras ed El Salvador
In cifre
- 250–900 d.C. circail periodo classico, quando fiorirono le grandi città delle pianure
- 4libri dipinti maya (codici) di epoca precedente alla conquista giunti fino a noi
- circa 30lingue maya parlate ancora oggi
- 21 dicembre 2012fine del tredicesimo b’ak’tun del Lungo Computo, scambiata da molti per la data della fine del mondo
In breve
- I.I maya antichi costruirono città templari nelle pianure e negli altopiani della Mesoamerica, raggiungendo l’apice nel periodo classico, tra il 250 e il 900 d.C. circa.
- II.La loro religione onorava gli dèi del mais, della pioggia, del sole e del fulmine, considerava i re mediatori sacri e misurava il tempo con calendari intrecciati, tra cui il celebre Lungo Computo.
- III.Iscrizioni scolpite, libri dipinti e il Popol Vuh, un testo k’iche’ messo per iscritto nel XVI secolo, conservano i loro miti sulla creazione e sui Gemelli Eroi.
- IV.La religione di Stato antica finì con la conquista spagnola, ma i maya non sono un popolo scomparso: milioni di maya parlano oggi lingue maya, e molti conservano calendari e riti tradizionali.
Dèi e potenze
Itzamnaaj
creazione, scrittura, sacerdozioUn anziano dio creatore, spesso raffigurato come un vecchio saggio, associato al cielo e al sapere.
Chaahk
pioggia, tempesteIl dio della pioggia, che colpisce le nuvole con la sua ascia di fulmine. Con il nome di Chaac è invocato ancora oggi nelle cerimonie della pioggia nello Yucatán.
Il dio del mais
mais, rinascitaUn dio giovane la cui morte e rinascita rispecchiavano la semina e la crescita del mais, alimento base della vita maya.
K’inich Ajaw
il soleIl dio del sole, che secondo la credenza maya attraversava ogni notte l’oltretomba. Molti re inserirono «K’inich» nel proprio nome.
K’awiil
fulmine, potere regaleUn dio con un’ascia fumante conficcata nella fronte e un piede a forma di serpente, che i re impugnavano come scettro dell’autorità.
Hunahpu e Xbalanque
i Gemelli EroiNel Popol Vuh i gemelli sconfiggono i signori dell’oltretomba in una partita al gioco della palla e risorgono come il sole e la luna.
Kukulkan
il serpente piumatoIl nome yucateco del serpente piumato, onorato a Chichén Itzá e legato al Quetzalcoatl azteco.
Cronologia
- 300 a.C. circaGrandi città preclassiche come El Mirador innalzano alcune delle piramidi più grandi delle Americhe.
- 250 d.C. circaInizia il periodo classico, segnato da monumenti datati che nominano re divini.
- 683K’inich Janaab Pakal, re di Palenque, viene sepolto nel Tempio delle Iscrizioni.
- 800–900 circaMolte città delle pianure meridionali declinano e vengono abbandonate nel collasso maya classico.
- 1554–1558 circaAutori k’iche’ mettono per iscritto il Popol Vuh nella propria lingua usando l’alfabeto latino.
- 1562Il frate Diego de Landa brucia libri e immagini maya a Maní, nello Yucatán.
- 1697Gli spagnoli conquistano Nojpetén, l’ultimo regno maya indipendente.
- 1952Jurij Knorozov pubblica l’intuizione che apre la decifrazione della scrittura maya.
Che cosa mostrano i documenti
- Migliaia di iscrizioni scolpite e dipinte, decifrate a partire dagli anni Cinquanta, registrano re, guerre, riti e date di calendario.
- Sopravvivono soltanto quattro libri maya precedenti alla conquista, i codici di Dresda, di Madrid e di Parigi e il Codice maya del Messico, un tempo chiamato Codice Grolier.
- Il Popol Vuh è giunto fino a noi in una copia dei primi del Settecento, eseguita da Francisco Ximénez, di un testo k’iche’ scritto negli anni Cinquanta del Cinquecento.
- Il Lungo Computo contava i giorni a partire da un punto d’inizio che la maggior parte degli studiosi colloca nell’agosto del 3114 a.C.
- Molte città delle pianure meridionali furono abbandonate nel IX e nel X secolo, mentre città settentrionali come Chichén Itzá e Mayapán continuarono a prosperare.
Che cosa dice la leggenda
- È diffusa la convinzione che i maya avessero predetto la fine del mondo nel 2012. La data segnava il compimento di un grande ciclo del Lungo Computo; l’iscrizione classica più nota che la menziona, a Tortuguero, una delle pochissime, parla della discesa di un dio, non di una catastrofe.
- Si dice spesso che i maya siano scomparsi misteriosamente. Le città classiche declinarono, probabilmente a causa di siccità, guerre e crolli politici, ma il popolo rimase, e i suoi discendenti sono oggi milioni.
- La religione maya viene talvolta immaginata come una pacifica osservazione delle stelle, oppure come ossessionata dal sacrificio. Entrambe le immagini sono troppo semplici: i sovrani combattevano guerre e compivano sacrifici, ma promuovevano anche l’astronomia, l’arte e la scrittura.
- Libri divulgativi sostengono che i maya abbiano ricevuto le loro conoscenze da visitatori venuti dallo spazio. Non c’è alcuna prova di ciò; le iscrizioni e l’archeologia mostrano uno sviluppo lungo e locale.
Personaggi chiave
- K’inich Janaab PakalRe di Palenque (regno 615–683), la cui lastra tombale scolpita lo mostra sulla soglia dell’oltretomba
- Diego de LandaVescovo francescano dello Yucatán (1524–1579) che distrusse libri maya ma registrò anche il calendario e i costumi maya
- Francisco XiménezFrate domenicano che copiò e tradusse il Popol Vuh a Chichicastenango agli inizi del Settecento
- Jurij KnorozovStudioso sovietico (1922–1999) il cui lavoro dimostrò che la scrittura maya combinava segni-parola e sillabe
- Tatiana ProskouriakoffStudiosa (1909–1985) che nel 1960 dimostrò che le iscrizioni registravano la vita di sovrani reali
Riti e feste
Il salasso rituale
Re e regine offrivano il proprio sangue in riti pubblici, che le iscrizioni descrivono come un modo per richiamare nel mondo antenati e dèi.
Il gioco della palla
Giocato con una pesante palla di gomma in campi in muratura, era insieme uno sport e un rito che rimetteva in scena lotte cosmiche come quella dei Gemelli Eroi.
I riti del calendario
La fine dei periodi calendariali era segnata da monumenti in pietra, offerte di incenso e cerimonie guidate dal re.
Offerte nelle grotte e nei cenote
Grotte e pozzi naturali erano considerati ingressi all’oltretomba e al mondo degli dèi della pioggia; il Cenote Sacro di Chichén Itzá riceveva giada, oro, incenso e, a volte, vittime umane.
I custodi dei giorni
Gli indovini contavano il calendario di 260 giorni per interpretare il destino, scegliere i giorni dei riti e guarire i malati, una pratica che continua negli altopiani del Guatemala.
Capitolo I
Città della foresta pluviale
La civiltà maya si sviluppò nel corso di molti secoli nelle terre che oggi corrispondono al Messico meridionale, al Guatemala, al Belize e a parte dell’Honduras e di El Salvador. Villaggi di coltivatori di mais comparvero ben prima del 1000 a.C., e nel tardo periodo preclassico città come El Mirador innalzavano piramidi di dimensioni enormi. I maya avevano molto in comune con i loro vicini mesoamericani, tra cui il calendario di 260 giorni, il gioco della palla e il serpente piumato, ma svilupparono il sistema di scrittura più completo delle Americhe antiche.
Nel periodo classico, tra il 250 e il 900 d.C. circa, nelle pianure fiorirono decine di regni: Tikal, Calakmul, Palenque, Copán e molti altri. Non formarono mai un unico impero. Ogni città aveva la propria dinastia, e i sovrani portavano il titolo di k’uhul ajaw, «signore sacro». I re erano figure sacre che facevano da mediatori tra gli uomini, gli antenati e gli dèi, e i loro monumenti registravano nascite, ascese al trono, riti e guerre con date di calendario esatte.
Nel IX e nel X secolo molte città meridionali declinarono e furono abbandonate. Gli archeologi indicano una combinazione di siccità, guerre, sovrappopolazione e crollo dell’autorità regale. La vita maya non finì. Città del nord, come Chichén Itzá e più tardi Mayapán, acquistarono importanza, e regni degli altopiani come quello dei k’iche’ erano fiorenti quando arrivarono gli spagnoli.
Capitolo II
Il mais, l’oltretomba e i Gemelli Eroi
La credenza maya, come gli studiosi la ricostruiscono in gran parte da fonti più tarde, immaginava un mondo a strati: tredici livelli celesti in alto, la terra nel mezzo e sotto di essa Xibalba, l’oltretomba, a cui si accedeva attraverso le grotte e le acque immobili. Un grande albero, spesso raffigurato come una ceiba, sorgeva al centro e collegava i livelli, mentre quattro direzioni, ciascuna con il suo colore, davano forma alla superficie della terra.
Il mais stava al cuore di questo mondo. Nel pensiero maya il dio del mais moriva e rinasceva quando la pianta germogliava, e il Popol Vuh racconta che gli dèi plasmarono i primi veri esseri umani con un impasto di mais, dopo tentativi falliti con il fango e il legno. Gli dèi della pioggia, chiamati Chaahk, portavano l’acqua ai campi con le loro asce di fulmine; il dio del sole attraversava ogni notte l’oltretomba; e gli antenati continuavano a vegliare sui loro discendenti.
Il Popol Vuh, il più importante testo superstite, fu messo per iscritto in lingua k’iche’ negli anni Cinquanta del Cinquecento da nobili maya che avevano imparato l’alfabeto latino, a quanto pare per conservare un libro più antico. Narra dei Gemelli Eroi, Hunahpu e Xbalanque, che scendono a Xibalba, superano in astuzia i suoi signori in una partita al gioco della palla e in una serie di prove, e salgono in cielo come il sole e la luna. Scene dipinte su vasi del periodo classico mostrano che versioni di queste storie erano note molti secoli prima.
Gran parte di ciò che gli studiosi sanno della credenza classica non viene dai libri, ma dalla pietra e dall’argilla. Le iscrizioni su stele, architravi e scalinate nominano gli dèi, descrivono i riti e collegano le imprese dei re a eventi del remoto passato mitico. I vasi dipinti, sepolti con i morti, mostrano gli dèi dell’oltretomba, il dio del mais che emerge da un guscio di tartaruga spaccato e scene di corte. Tombe come quella di Pakal a Palenque, la cui lastra scolpita mostra il re sulla soglia tra i mondi sotto l’albero cosmico, rivelano come i sovrani sperassero di rinascere come il mais. Dalla decifrazione della scrittura queste immagini si possono leggere insieme alle loro didascalie, e ne è emerso un quadro del pensiero maya molto più ricco di quello che avrebbero potuto offrire le sole fonti spagnole.
Capitolo III
Re, calendari e gioco della palla
La religione si celebrava in pubblico. Re e regine si salassavano in cerimonie che le iscrizioni descrivono come un modo per far apparire dèi e antenati, e presiedevano ai riti nei templi costruiti su piattaforme piramidali. Si praticava anche il sacrificio umano, il più delle volte di prigionieri catturati in guerra, ma su scala minore, per quanto mostrano le testimonianze, rispetto alla più tarda Tenochtitlan azteca. A Chichén Itzá nel Cenote Sacro sono state trovate offerte di giada, oro e incenso, insieme a resti umani.
Il gioco della palla era insieme sport e rito. I giocatori colpivano una pesante palla di gomma con i fianchi, e quasi ogni città aveva i suoi campi. Il gioco richiamava la lotta dei Gemelli Eroi contro i signori della morte, e alcune partite cerimoniali si concludevano con il sacrificio di prigionieri.
Anche i templi stessi avevano un significato. Le piramidi erano concepite come montagne sacre, e le porte dei santuari in cima come bocche di grotte che conducevano al mondo degli dèi; in alcuni siti, come Copán, erano decorate con enormi maschere di divinità. Le città erano organizzate intorno a piazze per le grandi cerimonie pubbliche, dove danzatori, musicisti e nobili in costumi elaborati partecipavano accanto al re. Anche le famiglie comuni seppellivano i propri morti sotto il pavimento di casa e continuavano a fare loro offerte, a ricordare che la religione maya si viveva nelle famiglie oltre che nelle corti reali.
Il tempo era misurato con notevole precisione. Il computo sacro di 260 giorni e l’anno solare di 365 giorni tornavano a coincidere ogni 52 anni. Il Lungo Computo aggiungeva un totale progressivo di giorni a partire da un punto d’inizio mitico, che la maggior parte degli studiosi colloca nell’agosto del 3114 a.C., raggruppati in periodi di 20, 360, 7.200 e 144.000 giorni. Il tredicesimo b’ak’tun di quel computo si concluse il 21 dicembre 2012, una data che ispirò moderne profezie apocalittiche prive di fondamento nei testi maya. I sacerdoti seguivano anche Venere e le eclissi, come mostrano le tavole del Codice di Dresda.
Capitolo IV
Conquista e continuità
La conquista spagnola dei maya fu lunga e irregolare, e durò dagli anni Venti del Cinquecento fino al 1697, quando cadde il regno itza di Nojpetén. I missionari soppressero i riti pubblici e distrussero immagini e libri sacri. Nel 1562, a Maní nello Yucatán, Diego de Landa celebrò un auto de fe in cui furono bruciati libri maya; si conoscono soltanto quattro codici superstiti precedenti alla conquista. Per ironia della sorte, la relazione dello stesso Landa sullo Yucatán aiutò in seguito gli studiosi a comprendere il calendario e la scrittura.
La conoscenza della scrittura andò perduta per secoli. La sua decifrazione, avviata da Jurij Knorozov negli anni Cinquanta e portata avanti da Tatiana Proskouriakoff, Linda Schele e molti altri, ha permesso agli storici di leggere i nomi e le imprese dei re classici. Oggi a questo lavoro partecipano anche studiosi maya.
La religione templare dei re divini è scomparsa, ma i maya sono un popolo vivo, non svanito. Diversi milioni di maya vivono in Guatemala, Messico, Belize e Honduras e parlano una trentina di lingue maya. La maggior parte è cristiana, e molti uniscono la pratica cattolica o protestante a usanze più antiche: le cerimonie della pioggia per Chaac nello Yucatán, le offerte nelle grotte e sulle cime delle colline e, negli altopiani, i custodi dei giorni, gli aj q’ij, che contano ancora il calendario di 260 giorni per guidare riti e guarigioni. Negli ultimi decenni guide spirituali maya hanno anche fatto rivivere cerimonie pubbliche nei siti antichi, e in Guatemala la loro tradizione è riconosciuta come una spiritualità viva.
Dove è successo
- 300 a.C.–150 d.C. circa El Mirador
- periodo classico, 250–900 circa Tikal
- dinastia fondata nel 426 Copán
- regno di Pakal, 615–683 Palenque
- 900–1200 circa Chichén Itzá
- rogo dei libri, 1562 Maní
- conquistata nel 1697 Nojpetén (Flores)
- copia del Popol Vuh, inizio del Settecento Chichicastenango
Domande frequenti
I maya predissero davvero la fine del mondo nel 2012?
No. Il 21 dicembre 2012 segnava la fine di un ciclo di tredici b’ak’tun del Lungo Computo, paragonabile al cambio di pagina di un calendario. L’idea della fine del mondo venne da autori moderni, non dai testi maya.
Che cos’è il Popol Vuh?
Il Popol Vuh, «Libro della comunità» o «Libro della stuoia», è un testo dei maya k’iche’ scritto nel XVI secolo che narra la creazione del mondo, le vicende dei Gemelli Eroi e la storia dei lignaggi k’iche’.
I maya esistono ancora?
Sì. Diversi milioni di maya vivono in Guatemala, Messico, Belize e Honduras e parlano una trentina di lingue maya. Molti professano il cristianesimo cattolico o protestante, spesso affiancato a riti tradizionali, e alcuni conservano il calendario di 260 giorni.
Fonti e letture consigliate
- Michael D. Coe and Stephen Houston, The Maya (9th edn, Thames and Hudson, 2015)
- Dennis Tedlock (trans.), Popol Vuh: The Mayan Book of the Dawn of Life (revised edn, Simon and Schuster, 1996)
- Simon Martin and Nikolai Grube, Chronicle of the Maya Kings and Queens (2nd edn, Thames and Hudson, 2008)
- Michael D. Coe, Breaking the Maya Code (Thames and Hudson, 1992)
- Barbara Tedlock, Time and the Highland Maya (University of New Mexico Press, 1982)