Religioni scomparse · Misteri ed eresie
Il manicheismo
Fondato dal profeta Mani nella Persia del III secolo, il manicheismo insegnava la lotta cosmica tra luce e tenebre e giunse dall’Africa romana alla Cina prima di svanire.
- Quando
- 240–XVII secolo d.C.
- Dove
- Dalla Mesopotamia e dalla Persia all’Impero romano, all’Asia centrale e alla Cina
In cifre
- 216–274/277date della vita di Mani; l’anno della morte è discusso
- 762anno in cui il sovrano uiguro Bögü Qaghan adottò il manicheismo, facendone una religione di Stato del suo impero
- circa 1.400 anniarco di tempo dalla predicazione di Mani alle ultime tracce della fede nella Cina meridionale
In breve
- I.Il manicheismo fu una religione universale fondata nel III secolo da Mani, un profeta di Babilonia convinto di essere l’ultimo di una serie di messaggeri che comprendeva Zoroastro, il Buddha e Gesù.
- II.Insegnava che l’universo è una mescolanza di due principi eterni, la Luce e le Tenebre, e che le particelle di luce divina imprigionate nella materia devono essere liberate.
- III.I fedeli erano divisi in un piccolo gruppo di Eletti, che vivevano secondo regole severe, e in una massa molto più ampia di Uditori, tra i quali per alcuni anni ci fu il giovane Agostino d’Ippona.
- IV.Perseguitato quasi ovunque, si diffuse comunque dall’Africa settentrionale romana al regno degli uiguri e alla Cina, dove sopravvisse più a lungo prima di estinguersi agli inizi dell’età moderna.
Dèi e potenze
Il Padre della Grandezza
il dio supremo, sovrano del regno della LuceL’essere più alto, che regna sul Regno della Luce e non combatte direttamente le Tenebre.
Il Principe delle Tenebre
sovrano del regno delle Tenebre, il male, il desiderioIl sovrano del regno oscuro, che attaccò la Luce. I manichei ritenevano che le Tenebre fossero eterne e non create dal Dio buono.
La Madre della Vita
prima emanazione del PadreChiamata all’esistenza dal Padre della Grandezza per affrontare l’attacco delle Tenebre. Con suo figlio dà inizio all’opera della salvezza.
L’Uomo Primordiale
primo guerriero della LuceIl figlio della Madre della Vita, che esce a combattere le Tenebre e viene sconfitto. La sua armatura di luce è inghiottita dalle potenze oscure, e questa luce dispersa nella materia è l’Anima Vivente.
Lo Spirito Vivente
creatore del mondo visibileSalva l’Uomo Primordiale e plasma il cosmo con i corpi dei demoni sconfitti, così che la luce catturata possa essere gradualmente raffinata e liberata.
Il Terzo Messaggero
liberazione della luce, il sole e la lunaMette in moto i cieli perché il sole e la luna facciano da vascelli che riportano la luce liberata alla sua dimora.
Gesù lo Splendore
rivelatore della conoscenza all’umanitàUn Gesù divino che risveglia Adamo alla conoscenza della sua vera natura. I manichei onoravano anche il Gesù storico e il Gesù sofferente presente nella luce imprigionata nel mondo.
Cronologia
- 216Mani nasce in Babilonia, allora sotto il dominio dei Parti, e cresce in una comunità battista giudeo-cristiana.
- 240Dopo una seconda rivelazione del suo Gemello celeste, Mani comincia a predicare la nuova religione.
- 242 circaMani è ricevuto dal re sasanide Shapur I, per il quale scrive lo Shabuhragan.
- 274 o 277Sotto Bahram I, Mani muore in prigione a Gundeshapur, condannato su istigazione del clero zoroastriano.
- 302 circaL’imperatore romano Diocleziano emana un editto contro i manichei (la data esatta è discussa).
- 373–382 circaAgostino, futuro vescovo di Ippona, è un Uditore manicheo in Africa settentrionale e in Italia.
- 762Bögü Qaghan, sovrano del khaganato uiguro, adotta la religione.
- 843La corte Tang in Cina mette al bando il manicheismo; la fede sopravvive in clandestinità nel sud.
Che cosa mostrano i documenti
- Mani scrisse personalmente le sue scritture, in siriaco e una in medio persiano, per evitare le dispute che vedeva in altre religioni i cui fondatori non avevano lasciato scritti.
- Testi manichei sono stati ritrovati in copto a Medinet Madi in Egitto (scoperti intorno al 1930), in lingue iraniche, turche e in cinese a Turfan e a Dunhuang, e in greco nel Codice di Mani di Colonia.
- La religione fu vietata nell’Impero romano, perseguitata dalle autorità zoroastriane sasanidi e poi dai califfi abbasidi, e messa al bando nella Cina Tang nell’843.
- Cao’an, un piccolo tempio in pietra vicino a Quanzhou, nel Fujian, custodisce una statua di Mani come Buddha della Luce, datata da un’iscrizione alla dinastia Yuan, ed è spesso descritto come l’unico edificio templare manicheo superstite.
- Gli scritti antimanichei di Agostino furono per secoli una delle principali fonti occidentali su questa fede.
Che cosa dice la leggenda
- L’aggettivo «manicheo» si usa oggi per qualsiasi visione del mondo in bianco e nero. Il vero insegnamento manicheo era una cosmologia e un’etica articolate, non semplicemente la convinzione che le persone siano o buone o cattive.
- Il manicheismo viene spesso definito un’eresia cristiana, come lo descrivevano i suoi oppositori nella Chiesa. Mani si considerava un apostolo di Gesù, ma gli storici trattano il manicheismo come una religione universale a sé, che si adattava agli ambienti cristiani, zoroastriani e buddhisti.
- Alcuni racconti successivi affermano che Mani fu scorticato vivo. Le fonti manichee più antiche lo descrivono morto in catene in prigione, e la storia dello scorticamento è considerata in genere una tradizione posteriore.
- Si dice a volte che i catari e i bogomili medievali fossero eredi diretti dei manichei. I loro avversari li chiamavano manichei, ma la maggior parte degli storici non trova alcun legame continuo dimostrato.
Personaggi chiave
- ManiFondatore (216–274/277), profeta, scrittore e pittore di Babilonia che si definiva apostolo di Gesù Cristo
- Agostino d’IpponaTeologo cristiano (354–430) che fu Uditore manicheo per circa nove anni e in seguito scrisse ampiamente contro questa fede
- Fausto di MileviVescovo manicheo in Africa settentrionale, alle cui dottrine Agostino rispose nell’opera Contro Fausto
- Bögü QaghanSovrano del khaganato uiguro (regno 759–779) che adottò il manicheismo nel 762
Riti e feste
Gli Eletti
Gli Eletti, uomini e donne, osservavano voti severi di castità, povertà e alimentazione vegetariana, evitavano di nuocere agli esseri viventi e trascorrevano la vita nella preghiera, nell’insegnamento e nella copiatura dei libri.
Gli Uditori
I seguaci laici si sposavano, lavoravano e possedevano beni, ma osservavano comandamenti più lievi, digiunavano in giorni stabiliti e sostenevano gli Eletti con cibo ed elemosine; speravano in una rinascita migliore.
Il pasto sacro
Gli Uditori portavano agli Eletti il cibo, soprattutto frutta e verdura ritenute ricche di luce, e si credeva che il loro santo mangiare liberasse la luce che conteneva.
La festa del Bema
La principale festa annuale, celebrata in primavera al termine di un mese di digiuno, commemorava la morte di Mani davanti a un seggio rialzato vuoto, il bema, che rappresentava la sua presenza.
Preghiera, inni e arte
I manichei pregavano più volte al giorno rivolti verso il sole o la luna, cantavano inni conservati in copto, partico, uiguro e cinese e producevano libri finemente miniati.
Capitolo I
Il profeta Mani
Mani nacque nel 216 in Babilonia, nel cuore dell’odierno Iraq, che allora faceva ancora parte dell’Impero partico. Suo padre entrò in una comunità battista nota agli studiosi come quella degli elcasaiti, asceti giudeo-cristiani che praticavano frequenti abluzioni rituali, e Mani crebbe tra loro. Secondo il Codice di Mani di Colonia, un minuscolo libro di pergamena in greco che narra la sua vita, ricevette rivelazioni da un essere celeste che chiamava il suo Gemello all’età di dodici anni e poi di nuovo a ventiquattro. Nel 240 ruppe con i battisti e cominciò a predicare.
Mani viaggiò nell’India nord-occidentale e tornò nel nuovo Impero persiano sasanide, dove il re Shapur I lo ricevette e gli permise di insegnare. Per Shapur scrisse lo Shabuhragan, un compendio della sua dottrina in medio persiano. Mani inviò missionari a oriente e a occidente e scrisse personalmente una serie di scritture, tra cui un Vangelo vivente e un Libro delle immagini che illustrava il suo insegnamento, perché riteneva che le religioni precedenti si fossero corrotte quando i loro fondatori non avevano lasciato scritti.
Mani si considerava l’ultimo messaggero di una serie inviata da Dio: il Buddha in India, Zoroastro in Persia, Gesù in Occidente e ora lui stesso, il Paraclito o Consolatore promesso da Gesù, per il mondo intero. La sua buona sorte finì sotto il re Bahram I. Osteggiato dal potente sacerdote zoroastriano Kerdir, Mani fu condannato e morì in prigione a Gundeshapur nel 274 o nel 277; la data è discussa. I suoi seguaci ricordarono la sua morte come una crocifissione, una passione simile a quella di Gesù.
Capitolo II
Luce e Tenebre
Al centro dell’insegnamento di Mani c’erano «i due principi e i tre tempi». In principio la Luce e le Tenebre esistevano separate, due regni eterni. La Luce era governata dal Padre della Grandezza, le Tenebre dal Principe delle Tenebre. Nel tempo di mezzo, il presente, le Tenebre attaccarono la Luce e ne inghiottirono una parte. Nel tempo finale la Luce sarà interamente liberata e le due saranno di nuovo separate, senza più mescolarsi.
Mani raccontava questa storia con una mitologia vivida. Il Padre chiamò all’esistenza esseri divini per resistere all’attacco. L’Uomo Primordiale uscì a combattere e fu sconfitto, e la sua armatura di luce fu divorata dai demoni. Lo Spirito Vivente allora lo salvò e costruì l’universo visibile con i corpi delle potenze sconfitte, così che la luce catturata potesse essere raffinata poco a poco. Il sole e la luna divennero navi che riportavano la luce liberata alla sua dimora. Gli esseri umani, secondo questo racconto, furono creati dalle potenze delle Tenebre per imprigionare la luce, eppure ogni persona ne porta in sé una scintilla, l’Anima Vivente.
La salvezza consisteva perciò nella conoscenza: capire da dove si viene e che cosa si è veramente. Un Gesù divino, chiamato Gesù lo Splendore, risvegliò Adamo a questa conoscenza, e messaggeri successivi la rinnovarono. I manichei onoravano profondamente Gesù, anche se non credevano che il divino potesse assumere davvero un corpo materiale.
Capitolo III
Eletti e Uditori
La chiesa manichea era organizzata come una gerarchia, con a capo una guida a Babilonia e sotto di lui maestri, vescovi e presbiteri. La grande divisione, però, era quella tra Eletti e Uditori. Gli Eletti, uomini e donne, vivevano sotto voti severi: niente sesso, niente proprietà, niente carne né vino, nessun danno a piante o animali e nessuna menzogna. Erravano, predicavano, cantavano e copiavano libri. Poiché si pensava che persino cogliere un frutto o spezzare il pane ferisse la luce contenuta in essi, gli Eletti non preparavano il proprio cibo, e alcuni testi riportano una formula rituale di scuse pronunciata sul pasto. Il loro volto pallido per il digiuno costante divenne un segno da cui gli estranei li riconoscevano.
Gli Uditori erano credenti comuni che si sposavano, lavoravano e possedevano beni. Il loro principale dovere religioso era sostenere gli Eletti, soprattutto portando loro il cibo. Nel pasto sacro quotidiano gli Eletti mangiavano frutta e verdura ritenute ricche di luce, e si pensava che il loro santo mangiare liberasse quella luce. Gli Uditori osservavano propri comandamenti e digiuni e speravano di rinascere in una condizione migliore, forse un giorno come Eletti.
I manichei pregavano più volte al giorno rivolti verso il sole o la luna, osservavano un digiuno settimanale e celebravano una festa annuale, il Bema, in memoria della morte di Mani, davanti a un trono rialzato vuoto. I loro libri, splendidamente scritti e dipinti, impressionavano persino i nemici. Agostino, che da giovane entrò come Uditore a Cartagine e lo rimase per circa nove anni, era attratto dalla sua spiegazione razionale del male, prima di volgersi al cristianesimo e diventarne il critico più accanito.
Capitolo IV
Persecuzione e sopravvivenza in Oriente
Il manicheismo si diffuse rapidamente e fu perseguitato quasi ovunque. Gli imperatori romani lo vietarono, a cominciare da un editto di Diocleziano, gli imperatori cristiani e la Chiesa gli diedero la caccia, e in Occidente era in gran parte scomparso entro il VI secolo. In Persia e più tardi sotto i califfi abbasidi i manichei furono ripetutamente perseguitati, e la comunità della Mesopotamia si spense tra il X e l’XI secolo.
In Oriente trovò un rifugio straordinario. Nel 762 Bögü Qaghan, sovrano del khaganato turco degli uiguri in Mongolia, adottò la religione, e il manicheismo fiorì tra gli uiguri, anche a Qocho vicino a Turfan, per diversi secoli. In Cina, dove i missionari manichei arrivarono in epoca Tang, la fede fu messa al bando nell’843, ma sopravvisse nel sud-est come Religione della Luce, fondendosi con forme buddhiste e taoiste. A Cao’an, vicino a Quanzhou nel Fujian, un piccolo tempio custodisce ancora una statua in pietra di Mani come Buddha della Luce, scolpita in epoca Yuan. Gli storici ritengono che le ultime comunità manichee della Cina si siano estinte verso il XVI o il XVII secolo.
Una ragione di questa diffusione fu la disponibilità della fede a parlare la lingua di ogni cultura in cui entrava. Nell’Occidente romano i testi manichei usavano termini cristiani e presentavano Mani come apostolo di Gesù Cristo. In Persia attingevano ai nomi zoroastriani degli esseri divini, e in Asia centrale e in Cina Mani appariva come un Buddha, il Buddha della Luce, con insegnamenti esposti nella forma dei sutra buddhisti. Gli avversari vi vedevano un travestimento; i manichei vi vedevano la stessa verità annunciata a ogni popolo, come Mani aveva voluto. Gli storici lo considerano un metodo missionario deliberato, che rese però la fede anche vulnerabile all’assorbimento da parte dei suoi vicini.
Per secoli il manicheismo fu noto soprattutto attraverso i suoi oppositori. Dagli inizi del Novecento le scoperte di Turfan e Dunhuang, i libri copti di Medinet Madi in Egitto, il Codice di Mani di Colonia e i testi di Kellis nel deserto egiziano hanno permesso ai manichei di parlare di nuovo con parole proprie. Ne emerge una religione che, per oltre mille anni, si estese attraverso l’Eurasia più di quasi ogni altra fede del suo tempo.
Dove è successo
- 240 Ctesifonte, Babilonia
- 274 o 277 Gundeshapur
- IV secolo Kellis, Egitto
- 373–382 circa Cartagine
- 762 Ordu-Baliq, Mongolia
- IX–XIII secolo Turfan (Qocho)
- XIV secolo Cao’an, Fujian
Domande frequenti
In che cosa credevano i manichei?
Credevano che due principi eterni, la Luce e le Tenebre, si fossero mescolati, così che particelle di luce divina sono imprigionate nella materia, compresi i corpi umani. Grazie alla conoscenza, a una vita disciplinata e all’opera degli Eletti, la luce sarebbe stata liberata e infine separata per sempre dalle Tenebre.
Sant’Agostino fu manicheo?
Sì. In gioventù Agostino fu Uditore manicheo per circa nove anni prima di diventare cristiano. Descrive questo periodo nelle Confessioni e scrisse molte opere contro i manichei.
Esistono ancora i manichei?
Non sopravvive alcuna comunità manichea organizzata. La religione si estinse in Cina, la sua ultima roccaforte, verso il XVI o il XVII secolo, anche se il tempio di Cao’an nel Fujian è visitato ancora oggi.
Fonti e letture consigliate
- Samuel N. C. Lieu, Manichaeism in the Later Roman Empire and Medieval China (2nd edn, Mohr Siebeck, 1992)
- Iain Gardner and Samuel N. C. Lieu (eds), Manichaean Texts from the Roman Empire (Cambridge University Press, 2004)
- Hans-Joachim Klimkeit, Gnosis on the Silk Road: Gnostic Texts from Central Asia (HarperSanFrancisco, 1993)
- Nicholas J. Baker-Brian, Manichaeism: An Ancient Faith Rediscovered (T&T Clark, 2011)
- Peter Brown, Augustine of Hippo: A Biography (University of California Press, 1967)